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Delitto della balestra, la doppia vita dell'assassino: scrittore e massone

Stefano Anelli, l'uomo che ha ucciso la nipote a forbiciate, scriveva saggi firmandosi John Kleeves. E su Internet c'è chi parla di un complotto della massoneria

Delitto della balestra, la doppia vita dell'assassino: scrittore e massone
Inquientante storia quella di Stefano Anelli e della nipote Monica, uccisa a forbiciate e finita con la freccia di una balestra proprio dallo zio, che si è poi suicidato. Così sarebbero andati i fatti secondo la polizia e la stampa ma c’è chi pensa che le cose siano andate in modo diverso. Su un blog si legge: "I media stanno presentando Anelli al pubblico come un criminale, malato di eccentricità e pieno di manie, ossessionato dalla nipote e ammiratore degli assassini di Erba, Olindo e Rosa Romano. Stanno per caso  preparando la consueta “damnatio memoriae” dell’intellettuale non allineato?". L’uomo, infatti, non era solo un ingegnere. Con lo pseudonimo John Kleeves, scriveva saggi e teneva conferenze sui meccanismi del sistema geopolitico americano. Aveva tenuto diversi incontri in cui definiva l’11 settembre una “messinscena” e l’anno scorso aveca pubblicato un intervento sulle strategie di indottrinamento propagandistico portate avanti dal cinema americano, soprattutto da ‘Forrest Gump? Da qui il dubbio: e se i due fossero vittime di un complotto internazionale?

Questa è l’ipotesi sostenuta dai fan dello scrittore che grazie a internet si scambiano idee e costruiscono trame complesse e intriganti. Su un sito qualcuno scrive: “le modalità del suo ‘suicidio’, come pure l’arma utilizzata per condurlo a termine, sono a dir poco inconsuete e se collegate ai molti interventi e saggi scomodi di cui Kleeves era stato autore dovrebbero spingere gli inquirenti a prendere perlomeno in forte considerazione l’ipotesi che il “suicidio” sia in realtà un delitto con inquietanti connotazioni rituali maturato in ambienti tutt’altro che domestici e per cause ben diverse da quelle finora presentate dalla stampa”. Qualcun’altro pensa che dietro l’omicidio-suicidio c’è “una logica agghiacciante, orrenda, ma peraltro così abituale, da parte dei “Liberatori” del mondo, da apparire quasi monotona”. Sarebbero stati quindi gli americani a far fuori l’uomo che avrebbe “l’immenso merito di non aver fatto parte del gregge addormentato dell’umanità media”? C’è chi tira fuori “la massoneria” e “l'ordine di Rosacroce”. “Il suicidio di Anelli - si legge - potrebbe essere in realtà un omicidio, o comunque un'esecuzione”.

Stefano Anelli, in arte John Kleeves per alcuni era solo un grande  esperto internazionale di democrazia statunitense che nelle conferenze “parlava con un forte accento romagnolo” come sottolinea qualche blogger. Adolfo Morganti, l’editore dei libri di Kleeves/Anelli e fondatore della casa editrice Il Cerchio lo ha definito come uno che“proveniva dal classico comunismo reattivo, anche se non era marxista in senso stretto: se gli Usa erano Atene, lui sperava in una Sparta”. La sua doppia vita ha comunque convinto tante persone e giornalisti. Marcello Veneziani del Giornale, autore della prefazione di ‘Sacrifici umani. Stati Uniti: i signori della guerra’ di Kleeves, lo aveva chiamato “americano di sinistra, vicino a Noam Chomsky e all’ala radicale”. In realtà, Anelli viveva a Rimini, tra gli ombrelloni e le piadine della Riviera Romagnola. Secondo un blogger, Umberto Bossi avrebbe citato ampie parti di questo libro durante un dibattito contro la guerra del Kosovo. Persino la radio statale iraniana lo aveva intervistato dopo gli attentati terroristici del 2004 a Madrid e del 2005 a Londra. Sul web, in fondo non è importante l'uomo che si nascondeva dietro a Kleeves. Era comunque colui aveva rivelato “notizie e considerazioni preziose, per combattere le menzogne e le truffe con cui la casta apolide dei Grandi Usurai, che dispoticamente governa la ‘grande democrazia’ americana, ha sconciato il mondo”.

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