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Scuola in sciopero. La Gelmini minimizza "Manifestazioni politiche"

Cortei in tutta Italia. Ferito funzionario della Digos a Milano. Ma la Cgil tuona: "Avanti così fino a Natale"

Scuola in sciopero. La Gelmini minimizza "Manifestazioni politiche"
Studenti in piazza. Bologna, Roma, Milano, Perugia, Palermo. Sono 50 le città italiane prese d’assalto da giovani delle scuole superiori e delle università e da movimenti studenteschi, tutti pronti a protestare contro la riforma Gelmini. A loro si uniscono anche Flc-Cgil e Unicobas che scioperano per un’ora. Lezioni a rischio nelle 42mila scuole del territorio nazionale. Nel pomeriggio nota ufficiale del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini: "Sono manifestazioni politiche organizzate da militanti contrari al governo e alle riforme", scrive.

Gelmini - Il Ministro ribadisce la necessità dei suoi provvedimenti. In una nota ufficiale, la titolare del Dicastero dell'Istruzione scrive: "Le proteste di oggi sono organizzate da una precisa parte politica. Non sono certo manifestazioni spontanee che uniscono studenti e professori, ma si tratta di manifestazioni politiche organizzate da militanti contrari al governo e alle riforme. La scuola non più proprietà privata della sinistra - conclude la Gelmini - evidentemente a molti dà fastidio che la scuola, finalmente, non sia più proprietà privata della sinistra".

Tafferugli – A Milano, un funzionario della Digos  è stato ferito all’occhio destro dopo che un giovane gli ha spruzzato del liquido urticante durante i disordini scoppiati questa mattina all’università statale. Il corteo (20mila studenti per gli organizzatori, 10mila per la questura) era partito da largo Cairoli e davanti al provveditorato aveva iniziato un lancio di uova, rotoli di carta igenica e petardi contro una sagoma del ministro Gelmini vestita da militare.
A Torino sono stati lanciati contro la polizia fumogeni e oggetti come bottiglie di vetro. Sei agenti e due manifestanti sono rimasti feriti, non in modo grave. Scena simile a Firenze dove bersaglio del ‘tiro a segno’ è stata la sede della scuola privata degli Scolopi, in via Cavour. Alcuni studenti non hanno approvato il gesto ed è partito qualche pugno e qualche spintone tra i manifestanti. Le forze dell’ordine sono intervenute subito senza conseguenze.

Roma – La capitale è il teatro della manifestazione più grande. Il corteo del mondo della scuola è partito da Ostiense ed è arrivato sotto il ministero dell’Istruzione in viale Trastevere dove ha tenuto una grande assemblea pubblica. “La 133, i tagli agli organici e i provvedimenti sul riordino delle scuole superiori – commenta Tito Russo, coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti (Uds) – rappresentano il colpo finale al sistema pubblico di istruzione, il mutamento radicale della concezione del valore formativo e la messa in discussione definitiva dell’istruzione laica e pubblica”.

Ricercatori – Le università italiane oggi lanceranno la campagna nazionale ‘foto-petizione’ contro la riforma Gelmini. Studenti e ricercatori universitari si fotograferanno con caschetto giallo in testa e metteranno le loro immagini sul sito costruttoridisapere.it. La lettera dei manifestanti spiega che l’obiettivo è “di mostrare i volti delle persone che quotidianamente subiscono gli effetti dei problemi che oggi vive l’università pubblica e che questo ddl inasprirà fortemente”.
Ieri 7 ottobre, alla Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza, durante l’incontro ‘Università: prove di cambiamento’, è stato presentato ‘l’identikit’ del ricercatore italiano: 25.683 persone con una media di 45 anni d’età. L’immissione in ruolo avviene di solito verso i 36 anni. “Lo stipendio di un neo-assunto è di 1.250 euro - dicono dall’ateneo romano - insegnano senza averne l’obbligo formale, e nella maggior parte dei casi senza retribuzione, garantendo la copertura di un terzo degli insegnamenti universitari”.

Autunno di protesta - Questa di venerdì 8 ottobre è la prima di una serie di iniziative che fino a inizio novembre coinvolgeranno gli studenti italiani ma non solo. Scenderanno in piazza anche professori, precari, genitori e ricercatori universitari. Il 13 ottobre sciopererà il personale non docente con contratti co.co.co aderente a Felsa-Cisl, Nidil-Cgil e Uil Cpo. Il 15 sarà il turno degli insegnanti, il giorno dopo le associazioni studentesche manifesteranno insieme alla Fiom-Cgil. Il 30 ottobre saranno i precari a scendere in piazza. Si chiude in bellezza il 3 novembre con lo sciopero generale e una manifestazione a Roma, davanti al ministero dell’Istruzione, da parte degli iscritti all’Associazione Nazionale Insegnanti e Formatori (Anief). E la Flc-Cgil alza il tiro della protesta.
"Le manifestazioni di oggi sono solo il primo passo: andremo avanti fino a Natale, intrecciando astensione dal lavoro e iniziative di lotta", ha annunciato in una nota il segretario Domenico Pantaleo.

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Commenti all'articolo

  • uniromatv

    11 Ottobre 2010 - 12:12

    Al seguente link potrete visualizzare il servizio sulla manifestazione che si è tenuta in tutta Italia venerdi 8 ottobre contro il DDL Gelmini e contro i tagli alla ricerca decisi dal governo.Le nostre telecamere hanno seguito il corteo di Roma intervistando partecipanti ed organizzatori. http://www.uniroma.tv/?id_video=17197 Ufficio Stampa di Uniroma.TV info@uniroma.tv http://www.uniroma.tv

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  • giangi46

    10 Ottobre 2010 - 10:10

    Quando professori e studenti si uniscono per ostacolare una riforma che ha lo scopo principale di dare l'opportunità ai ragazzi di saper usare i congiuntivi ... significa che certi personaggi della politica nostrana stanno soffiando per accendere fuochi usando la scuola e gli studenti! E che dire di questi nostrani ricercatori e di quell'esercito di precari! Loro vogliono,pretendono ,contestano i tagli , ma nessuno dice loro che l'Italia,l'Europa,il mondo sono in crisi economica e che se vogliono veramente lavorare...cerchino e troveranno quello che fa per loro.Ne sono sicuro.

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  • tizziocaio

    10 Ottobre 2010 - 09:09

    Dall'espressione di quella ragazzina in foto e' dimostrato che quel cervello e' fuso di iniezioni dottrinate di estremismi della peggiore ignoranza. La mia grande preoccupazione e' che sono propio quelli che oggi gridano, domani li troviamo a fare i sindacalisti e poi i politici, ne abbiamo avuti tanti, e poi si ritroveranno, (fra' qualche anno) con un ammasso di politici che penseranno a se stessi. Questi state certi che non vanno all'estero!!!!!! solo chi riuscira' a studiare in questo casino di scuola, poi espatriera' e riuscira' ad affermarsi. Si continua a distruggera quel po' di buono che avevamo 50 anni fa' be-

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  • fonty

    fonty

    09 Ottobre 2010 - 12:12

    Perchè non le interessa una mazza che i ragazzi si istruiscano e diventino dei cittadini che sappiano scrivere una lettera senza orrori grammaticali e che sappiano leggere e capire la costituzione che parla anche di obbligo scolastico, che sappiano di matematica e di storia, quella vera non quella raccontata da una sola parte, di geografia e via dicendo. No, no, essa vuole che i ragazzi scioperino per tre mesi di seguito, non le frega niente se sono e rimangono asini ignoranti come ci dicono le impietose statistiche mondiali, l'importante è che diventino dei bravi soldatini inquadrati sotto le sue bandiere...rosse e falce martellate, che facciano cortei e che magari si scatenino a spaccare tutto sulla loro strada, resistenza perenne, anticamera del brigatismo rosso. Ecco la vera forza riformatrice e progressista che si presenta a noi, Italiani che non capiamo niente, che siamo tutti onubliati da Berlusconi e abbiamo rinunciato a ragionare, loro si che sono dei veri riformatori della scuola, loro salveranno l'Italia.

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