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Estorceva denaro al marito paraplegico

Arrestata insieme al fratello. L'ultima richiesta era di 50mila euro, altrimenti gli avrebbero tagliato la testa

Estorceva denaro al marito paraplegico
L'incidente che lo aveva costretto sulla sedia a rotelle è stato anche la condanna a soprusi, minacce di morte ed estorsioni. Protagonista della vicenda un 30enne bengalese, residente a Roma, con un appetibile conto corrente milionario. L'uomo aveva ottenuto, a titolo di risarcimento, un premio assicurativo di 1 milione e 200mila euro. Da quel momento, nel 2007, la moglie e il cognato, con la complicità di un amico, hanno estorto migliaia di euro all'uomo. Lo hanno minacciato o colpito e lui, paraplegico, non potendo reagire alle percosse, ha ceduto cospicue somme di denaro a i familiari.

Una volta, oltre a minacciarlo di morte, per   convincerlo a sborsare 20mila euro, la moglie e il cognato lo hanno picchiato e cacciato di casa, costringendolo a dormire per 4 giorni tra  una chiesa e un parco pubblico. Poi, mentre si trovava ricoverato in ospedale, i  due gli ha sottratto 350mila euro dal suo conto corrente con i quali hanno acquistato 9 banchi da ambulanti a Genova.

L'arresto - L’ultima richiesta 50mila euro, altrimenti gli avrebbero tagliato la testa. A quel punto la vittima ha avuto il coraggio di denunciare tutto ai carabinieri della Stazione di Roma Alessandrina, raggiungendo la caserma con l’aiuto di un connazionale. Alla consegna del denaro si sono presentati anche i carabinieri che hanno arrestato il complice mandato dalla moglie e dal cognato. per ritirare l'assegno. Anche i due fratelli sono  stati fermati, in un secondo momento, e dovranno rispondere di estorsione continuata in concorso. La donna si trova adesso al carcere di Rebibbia, il cognato e il complice sono a Regina Coeli.

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Commenti all'articolo

  • bastione

    14 Ottobre 2010 - 12:12

    Forse il miglior modo per punire queste ed altre inaccettabili specie di individui che incancreniscono una societa' gia' satura di problemi sarebbe ritornare indietro e ricreare dei modelli di colonie penali dove concentrare tipologie di lavori che nessuno vuol fare ma di utilita' sociale. Farli faticare veramente, soffrire terribilmente nell'angoscia di non avere riflettuto su quello che facevano e poi una volta certificata una parvenza di redenzione, riportarli nella societa' ma in una liberta' vigilata per tutta la vita. Se commettono il minimo errore, carcere definitivo. Ma forse sono solo fantasticherie!

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  • Dott_destino

    14 Ottobre 2010 - 11:11

    Qui non è più questione di razza, religione, demenza, incapacità o quant'altro un avvocato di lungo corso sia in grado s'inventarsi per abbassare la gravità dell'evento. Gente così dovrebbe essere processata per direttissima nel giro d'un mese e condannata al carcere a vita con tanto di lavori forzati e torture programmate. La pena di morte sarebbe troppo poco e quindi andrebbe lasciata come speranza a gente di tal fattura.

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