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Ruby, giudici spiati in estate

Porte e armadi dell'ufficio dei gip di Milano forzati ad agosto. All'epoca, Mora, Fede e la Minetti erano già citati in un fascicolo per favoreggiamento della prostituzione

Ruby, giudici spiati in estate
Qualcuno aveva provato a entrare negli uffici dei giudici che si occupavano del caso Ruby. Lo rivela l'Agi. È successo ad agosto, circa un mese dopo (l'inchiesta è partita il 20 luglio scorso) dall'inizio delle intercettazioni telefoniche delle giovane marocchina, della madre e di Lele Mora. Il nome dell'uomo era già inserito in un fascicolo di favoreggiamento della prostituzione. Nel documento compariva anche Emilio Fede e Nicole Minetti.

A fine agosto, ignoti hanno forzato la porta del capo dei Gip, Laura Manfrin. Hanno poi cercato di aprire l'armadio dove erano conservate alcune carte dell'inchiesta. Due giorni dopo, stessa sorte è toccata alle porte e agli armadi dell'ufficio del Giudice per le indagini preliminari Cristina Di Censo, titolare del caso. La Procura ha quindi avviato un procedura a carico di ignoti, ritenendo collegati i due episodi. I documenti riguardavano le dichiarazioni di Ruby sulle feste ad Arcore a cui avrebbero partecipato due ministre, una conduttrice televisiva e la famosa Noemi Letizia. Gli accertamenti non hanno portato a nessun risultato, non si sono trovati i colpevoli e il caso è stato archiviato.

Intanto è aumentata la sicurezza sui documenti. Il fascicolo è stato affidato a un uomo della polizia giudiziaria con il compito di trasferirlo dal quarto piano (sede della Procura) al settimo (dove ci sono gli uffici dei Gip) del palazzo di giustizia milanese.


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  • ciannosecco

    06 Novembre 2010 - 13:01

    Leggiti questa sentenza e pensa alle stupidaggini che hai appena scritto: " proponiamo una serie di riflessioni giornalistiche dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza sul caso "Whynot?", pronunciata dal Giudice dell'udienza preliminare Abigail Mellace. La madre di tutte le inchieste ha partorito un’inchiesta senza capo né coda, «un’affascinante rappresentazione di inquietanti realtà occulte di poteri superiori». É la celeberrima «Why Not», istruita dall’ex pm catanzerese Luigi De Magistris, oggi parlamentare Idv, immaginata per abbattere il malaffare calabrese costituito da una sorta di Spectre sovrastrutturale - per dirla con l’ex portavoce della Marcegaglia - collegata a politici corrotti, avidi imprenditori, servizi deviati, massoneria occulta, toghe colluse. Un flop investigativo che portò alle dimissioni dell’allora Guardasigilli Clemente Mastella, alla caduta del governo Prodi, allo scontro fra le procure di Salerno e Catanzaro, alla carriera politica della toga che non voleva fare politica. Un procedimento che stando alle 944 pagine di motivazioni della sentenza emessa dal gup Abigail Mellace ha cercato solo la pubblicità dei media puntando sempre più in alto senza perseguire, dal basso, quei reati addebitabili al consorzio Brutium e alla società Why Not che risultavano solari sin dalle primissime fasi delle indagini preliminari. Un fiasco, insomma, che è costato all’erario decine di milioni di euro (9 solo in consulenze) e che ha procurato danni gravi a oltre 150 persone indagate e sputtanate a mezzo stampa, alle 34 al dunque rinviate a giudizio, alle 26 assolte. Tanto rumore per nulla: 8 condanne, e basta. IL CLAMORE DEI MEDIA E LA VERITA’ TELEVISIVA Leggiamole, dunque, le pagine che disintegrano l’operato di Luigi De Magistris. Per il gup Mellace l’inchiesta Why Not è figlia dell’enorme «risalto mediatico che il procedimento ha avuto soprattutto nella fase delle indagini preliminari e che ha portato alla ribalta nazionale i suoi principali protagonisti divenuti nel frattempo veri e propri personaggi pubblici televisivi di grande notorietà». Ciò ha condotto, inevitabilmente, «a una distorta e infedele rappresentazione dall’esterno delle reali e obiettive risultanze delle fonti di prova». Un clamore che ha offuscato le finalità di un’inchiesta giustamente «salutata come la prima condanna di un sistema politico che mirava alla realizzazione dei propri interessi» collegati all’accaparramento illecito di fondi regionali. L’obiettivo iniziale, insiste il gup, «nel corso delle indagini è stato abilmente seppellito da chi aveva interesse a farlo, sotto una miriade di dichiarazioni, propalazioni, coraggiose rivelazioni volte a rappresentare la molto più avvincente, inquietante “televisiva” realtà di associazioni segrete, logge deviate, congiure di palazzo, accordi clandestini che dapprima operavano occultamente per monopolizzare la gestione degli appalti e delle risorse e che poi, a indagine avviata, tramavano per distruggere ed annientare da un punto di vista economico e di credibilità chi aveva avuto invece il coraggio di denunciare la realtà del malaffare». LA SPECTRE SOVRASTRUTTURALE L’ipotesi investigativa, tirate le somme, «non ha trovato alcun conforto probatorio essendo stato sconfessata già nella fase delle indagini preliminari» ed anzi «ha impedito di analizzare con la necessaria obiettività i vari e inconfutabili elementi di prova che emergevano sin da subito» nei confronti degli appalti e dei progetti concessi a Brutium e Why Not «in palese violazione di legge». Il panorama della Spectre transnazionale immaginato dall’ex pm «dopo anni di lunghe e costose indagini» non ha trovato «alcun conforto probatorio essendo stato sconfessato già nella fase preliminare». DUE SUPERTESTIMONI «INCREDIBILI» E INATTENDIBILI E che dire, poi, del testimone Giuseppe Tursi Prato i cui racconti appaiono «incredibili», «inconsistenti», finalizzati «a ottenere un beneficio personale», indirizzati a colpire alcuni magistrati che avevano redatto la sua condanna. E di Caterina Merante, supertestimone e architrave dell’inchiesta Why Not, indagata al contempo dalla procura di Paola? PSICOFARMACI AI DIPENDENTI E L’ASSE COL MARESCIALLO Il gup ha trasmesso gli atti alla procura generale per il mendacio e per l’«incredibile rapporto personale e confidenziale» col maresciallo che le è stato sempre vicino. «Un rapporto che ha inciso pesantemente sulla modalità di conduzione delle prime indagini, inquinando in modo irreversibile la genuinità di importanti risultanze investigative, rendendole radicalmente inutilizzabili». La signora voleva passare per debole «e soggiogata», quand’invece al telefono (intercettato) «coltivava una serie di rapporti con tutti quei soggetti che potevano, anche inconsapevolmente, coadiuvarla nel suo progetto». VERBALI SCOMPARSI MAI REDATTI O MODIFICATI Soggetti come il sottufficiale dell’Arma che per «gli atti più delicati» si affidava completamente a lei «attenendosi in primo luogo agli ordini della testimone e cercando, a tutti i costi, di trovare elementi di conferma della credibilità del suo narrato (...)». Di più. «La informava pedissequamente sugli sviluppi delle indagini», e la stessa «indicava al maresciallo i nominativi e gli indirizzi dei soggetti nei cui confronti dovevano essere dirette le investigazioni». In un caso un verbale della Merante non risulta mai redatto. In un altro «è stato completamente modificato, con l’aggiunta di fatti, dichiarazioni, precisazioni che spesso modificano completamente il significato delle prime dichiarazioni». Concludendo: «L’intero castello accusatorio della Merante è crollato in toto», ed è crollato anche il riferimento alla suggestiva loggia segreta di San Marina piena di «fratelli» politici. «Le dichiarazioni della Merante sono state ritenute inattendibili, non solo in quanto intrinsecamente incredibili, ma perché smentite dagli esiti delle attività investigative di riscontro compiute dagli inquirenti». Come quelle che attribuivano al feroce Saladino, al secolo Antonio Saldino, superiore gerarchico della Merante in Why Not, considerato da De Magistris il vero dominus dell’inchiesta, il ruolo di procacciatore di psicofarmaci da somministrare ai dipendenti. I quali, presi a verbale, hanno ovviamente smentito. LE INTERCETTAZIONI INUTILI PER IL REATO «ASSOCIATIVO» Come se non bastasse anche la contestazione del reato associativo cavalcata da De Magistris, basata su migliaia di intercettazioni telefoniche, è miseramente crollata: «Le risultanze captative - chiosa il gip - non forniscono alcuna prova dell’esistenza del sodalizio descritto al capo uno (riferito, appunto, all’associazione per delinquere, ndr) non ricavandosi dai colloqui intercettati la dimostrazione degli elementi costitutivi oggettivi di una qualsivoglia associazione dotata dei requisiti minimi strutturali previsti dall’articolo 416 bis». Se è vero che Saladino aveva rapporti coi politici che gli chiedevano posti di lavoro, è anche vero che ognuno di loro sollecitava assunzioni a titolo personale, senza dare nulla in cambio e soprattutto senza far parte del medesimo gruppo di potere ipotizzato e perseguito dal pm Luigi De Magistris.

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  • barotto1920

    06 Novembre 2010 - 13:01

    E' un fatto gravissimo che, dopo 2 tentativi consecutivi e contigui, di furto con scasso, in uffici giudiziari, non sia stato avviato un procedimento contro ignoti,ovvero non se ne ha conoscenza alcuna. E' Singolare che, mentre dagli stessi uffici escono in libertà notizie su atti (anche secretati), qualcuno si sia preso la briga di compiere un atto tanto temerario, x ottenere ciò che avrebbe avuto, con una semplice richiesta verbale a qualche funzionario compiacente! ma ci faccino il piacere................

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  • gasparotto

    06 Novembre 2010 - 09:09

    Spiare i giudici ed impossessarsi di alcuni faldoni è un giochino da ragazzini dell'asilo subinfantile,quelli dell'asilo nido.Striscia la notizia lo dimostra tutte le volte.I suoi inviati con barba e baffi posticci,entrano nei depositi dei faldoni,negli spogliatoi dei giudicie degli avvocati,negli archivi, rovistano nei cassetti,lasciano pacchi sospetti,dimostrando che oltre a sottrarre materiale si potrebbe anche lasciare pacchi esplosivi. Ed ora appare la notizia che tanto notizia non è che i giudici sono spiati. Roba all'italiana da operetta di Bisanzio,dove tutto è possibile,dove tuto è concesso dove tutto è smisuratamente democratico. Democratico o anarchico,sommamente anarchico?

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  • emilioq

    06 Novembre 2010 - 07:07

    Bravi! Perdete il tempo e fate perdere tempo dietro a queste m bugiarde, tanto ne verranno fuori tante altre, altrettanto m che hanno capito come farsi pubblicità attraverso interviste e articoli e voi farete cassetta perchè gli italiani sono più interessati ad affari di letto di questo e di quest'altro purchè personaggi importanti!!!!!!!!!!!!!!

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