Cerca

Stato-mafia, Ciancimino tira in ballo De Gennaro

Nuove rivelazioni del figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo. Per i magistrati "poco convincenti"

Stato-mafia, Ciancimino tira in ballo De Gennaro
Massimo Ciancimino, il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito, che sta raccontando ai magistrati i retroscena della trattativa tra Stato e mafia, ha fatto il nome dell'ex capo della Polizia Gianni De Gennaro, indicandolo come personaggio dell'ambiente del "signor Franco", e definendolo come "molto vicino" al misterioso agente dei Servizi segreti che avrebbe avallato il patto tra Cosa nostra e le istituzioni e che, per anni, avrebbe protetto e garantito l'ex sindaco corleonese.

LE VALUTAZIONI SU DE GENNARO - Interrogato dai magistrati di Caltanissetta per specificare le sue affermazioni, rese di fronte a ufficiali di polizia giudiziaria, il superteste delle inchieste palermitane e nissene ha però fatto retromarcia, attribuendo al padre, morto nel novembre 2002 e che aveva fortissimi motivi di risentimento nei confronti dell'investigatore che lavorò a lungo con Giovanni Falcone, informazioni, giudizi e valutazioni su De Gennaro.

Punti di vista dell'ex politico Dc, insomma, da cui Ciancimino jr ha detto di prendere le distanze. Nonostante il figlio di don Vito abbia sostenuto di essere stato equivocato e abbia precisato di avere saputo dal padre soltanto che De Gennaro sarebbe stato vicino al più anziano 007, i sostituti che lo interrogavano lo hanno incalzato sulla identità del signor Franco, a lungo da lui taciuta.

RISPOSTE POCO CONVINCENTI - Le risposte non sarebbero apparse convincenti e potrebbero ora costare a Ciancimino un'indagine per calunnia. I pm nisseni starebbero valutando l'ipotesi di iscriverlo nel registro degli indagati. La questione è stata al centro di una riunione congiunta tra le procure di Palermo, che pure indaga sulla trattativa e per cui Ciancimino è ormai un teste chiave in diverse inchieste, e Caltanissetta.

L'incontro tra i magistrati si è svolto alla Direzione Nazionale Antimafia. Secondo indiscrezioni, la dda palermitana avrebbe espresso perplessità sull'iscrizione di Ciancimino, sostenendo che si sarebbe limitato a riferire le parole del padre. Ciancimino, già condannato per il riciclaggio del tesoro dell'ex sindaco, è stato iscritto per concorso in associazione mafiosa, dai magistrati di Palermo mesi fa per il ruolo avuto nella trattativa. Lui stesso ha ammesso di avere, tra l'altro, fatto da postino tra il padre e il boss Bernardo Provenzano.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • nicola.guastamacchiatin.it

    06 Dicembre 2010 - 20:08

    Sin dai tempi antichi, tutte le polizie si sono serviti dei delatori o chiamiamoli con il loro vero nome,spie, per cercare colpevolezze che inchiodavano i colpevoli di delitti vari. Però, questi delatori, non sono mai diventati colleboratori di giustizia in quanto, non è possibile, sia sul piano etico e morale ed anche materiale che un delinquente incallito, si faccia dominare da qualche infatuato cittadino, onesto che rappresenta per professione legittima la giustizia, La psiche di un delinquente è materia di studio solo di seri professionisti addottorati in medicina specializzata e non di un magistratro o ufficiale di polizia quallsiasi.I delinquenti fanno parte di un ramo delle società che crescono in un loro specifico ambiente malsano ideologicamente, socialmente e materialmente dove, la legge rappresenta l'antitesi della loro esistenza e per cui diventa come il diavolo e l'acqua santa. Di questi tempi, ci sono mezzi scientifici all'avanguardia che sono migliori di un penstito.

    Report

    Rispondi

  • RagionaBene

    06 Dicembre 2010 - 02:02

    Ciancimino jr ha detto che era «vicino» al misterioso «signor Franco», mai identificato anello di congiunzione tra Stato e mafia nella presunta trattativa, dopo avere in precedenza confidato a un investigatore che «Franco» e De Gennaro erano la stessa persona. Poi ha precisato che invece c'erano solo dei rapporti tra i due. Ieri ha spiegato che le sue dichiarazioni derivano da ciò che gli confidava Vito Ciancimino, molto risentito nei confronti di Falcone e De Gennaro: «Ai magistrati ho evidenziato che non ho mai condiviso la idee di mio padre su De Gennaro, che ha rappresentato la lotta alla mafia ed è un grande investigatore» Ed ha aggiunto: «Non conosco l'identità del signor Franco, so solo che mio padre lo definiva un ambasciatore che faceva l'intermediario con i poteri forti» MA FATEMI IL PIACERE!!! DIETRO A QUESTO SOGGETTO CORRONO SANTORO & CO!!!

    Report

    Rispondi

  • RagionaBene

    06 Dicembre 2010 - 02:02

    Sul figlio dell'ex sindaco mafioso che da due anni e mezzo riempie verbali sui rapporti tra mafia e politica dagli anni Settanta fino ai primi Duemila (il padre morì nel 2002) si allunga dunque il sospetto di una possibile «ripulitura» di denaro forse di dubbia provenienza, se l'interessato è diposto a perdere il trenta per cento del suo valore pur di avere degli assegni «puliti». Sul giovane Ciancimino pesa già una condanna per riciclaggio di almeno una parte del patrimonio accumulato dal padre condannato per mafia. E al di là della fondatezza dei sospetti che dovrà chiarire l'inchiesta calabrese, resta il rapporto con un inquisito per 'ndrangheta da parte del testimone che nei suoi ultimi verbali ha tirato in ballo l'ex capo della polizia e attuale responsabile dei servizi segreti (ma soprattutto investigatore di punta al fianco di Giovanni Falcone e poi nell'inchieste che portò alla cattura dei suoi assassini) Gianni De Gennaro.

    Report

    Rispondi

  • RagionaBene

    06 Dicembre 2010 - 02:02

    ... contro assegni per settantamila euro. Un affare in apparenza poco conveniente per chi lo suggerisce. Dal quale nasce il sospetto che dietro l'operazione si nasconda una manovra per riciclare il denaro. Nel colloquio Strangi ha accettato la proposta di Ciancimino. Ma come quasi sempre quando il figlio di «don Vito» deve consegnare qualcosa, c'era di mezzo un viaggio in Francia dove Massimo Ciancimino doveva recuperare il denaro da recapitare a Gioia Tauro attraverso un altro personaggio legato a Strangi. Quest'ultimo, Strangi, è ritenuto un personaggio che gestisce gli affari e le questioni economiche della famiglia Piromalli, uno dei più noti e potenti clan della Piana. E quando la Squadra mobile di Reggio Calabria ha captato questa conversazione, la Procura guidata da Giuseppe Pignatone ha avvisato i colleghi interessati alle indagini su Ciancimino: le Procure di Caltanissetta e Palermo, oltre alla Direzione nazionale antimafia.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog