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Giacca beige, un infiltrato? No, figlio delle Br

Finito il mistero sul ragazzo con pala, manette e manganello: è un estremista di 16 anni

Giacca beige, un infiltrato? No, figlio delle Br
Infiltrato? No, il mistero è finito. Il giovane le cui foto ieri hanno fatto il giro d'Italia (giacca beige, le manette, il manganello e anche una pala) è semplicemente un estremista di sinistra, uno dei manifestanti che martedì, dopo il voto di fiducia alla Camera, ha messo a ferro e fuoco Roma. Ha soltanto 16 anni, sarebbe figlio di un ex brigatista e già qualche precedente penale alle spalle: è stato fermato nella tarda serata di mercoledì.

L'UOMO DELLA PALA - Il ragazzo era ormai diventato "l'uomo della pala", poiché in alcune foto diffuse su internet la brandiva come arma. Poi era apparso in altri contesti con le manette in mano e un manganello impugnato, tanto che in molti si erano scaldati gridando all'infiltrato, all'agitatore messo lì dalla polizia chissà per quale ragione a devastare le vetrine. Ma poi tra tutte le foto ne è trapelata una che è stata sufficiente a spegnere le polemiche: quella che immortalava l'arresto della "giacca beige". 

GIUDIZIO PER DIRETTISSIMA - Il mistero circa l'individuo si era infittito poiché, se era stato portato via dagli agenti in servizio a piazza del Popolo, ci si chiedeva perché gli oragni inquirenti e giudiziari sostenessero che non risultasse tra gli arrestati o tra i denunciati. Eppure considerata la sua presenza in ogni punto caldo degli scontri, di ragioni per ammanettarlo ce ne sarebbero state molte (sia chiaro, giudicando da quello che si è visto nelle fotografie). In verità, il procuratore aggiunto Pietro Saviotti e il sostituto Silvia Santucci, che indagano sui disordini, erano attivissimi nella ricerca del ragazzo e nello studio delle posizioni dei 26 indagati in vista dell'udienza del processo per direttissima di venerdì.

Il "ragazzo con la pala" è un attivista politico del collettivo studentesco di estrema sinistra "Senza tregua". Alcuni persone a lui vicine riferiscono come abbia già partecipato ad altre manovre violente. Risulta figlio di un esponente delle Brigate Rosse e ha precedenti per rissa e resistenza a pubblico ufficiale.

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Commenti all'articolo

  • emiliogiovanni

    18 Dicembre 2010 - 13:01

    Tale padre tale figlio, quando nascono gli mettono il chip nel cervello e hanno il coraggio di dire che non sono tarati. Dicono che non si sono più comunisti e questi chi sono? Non parliamo dei magistrati, Dio ce ne scampi, un'associazione che si dovrebbe vergognare nei confronti degli Italiani onesti e che lavorano, lasciando circolare gentaglia di questa specie. Tanto i danni loro non li pagano pensano solo alle loro poltrone.

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  • henry62

    18 Dicembre 2010 - 10:10

    Ma questi magistrati perchè non ci mettono la faccia e pubblicamente spiegano agli italiani per quale motivo hanno rilasciato certa gentaccia??? Che fanno, si vergognano? Non hanno il coraggio delle loro azioni di fronte al popolo italiano? E' una vera indecenza !!! Questo dimostra soltanto come i giudici sono schierati a sinistra.

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  • tigrin della sassetta

    17 Dicembre 2010 - 17:05

    non so come preferisca esser chiamata: mi scuso per il ritardo con cui le segnalo che cotichina rossa proprio non si rende conto sia della distanza fra Peretola e Saint-Germain-de-Prés, sia di quella – abissale - fra lui ed un uomo e si crede la reicarnazione di J.P. Sartre. La mi’ nonna Isolina ni avrebbe detto “ci horr’una ceha, ci horre!”, ma vor che sappia luilì, poromo, ‘hevvenut’ar mondo giusto perché ce ne mancava uno? Anima cattiva P.S. Il trisavolo è nella sua marmorea conca per il lardo e, a meno di improvvise necessità dettate da espulsioni arbitrali, ha ripreso il suo plurisecolare pisolino.

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  • fonty

    fonty

    17 Dicembre 2010 - 11:11

    Avete ben capito a chi mi riferisco, pensare che questa persona senza nessun equilibrio e rancorosa sia anche un magistrato in aspettativa, cioè pronta a rioccupare il suo ruolo qualora fosse trombata (nel senso di non rieletta) mi fa venire i brividi al solo pensare di poter essere da lei giudicato. E infatti i suoi colleghi magistrati romani hanno dato una pessima prova se ancora ce ne fosse stato bisogno, della loro parzialità ed accondiscendenza, ricordiamoci anche della pacifica ragazzina figlia di magistrati che tirò un candelotto addosso a Bonanni, forse per dimostrargli un gesto di affetto.

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