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La rivolta del carcere

"Olindo raccomandato"

La rivolta del carcere
"Prima che Olindo arrivasse era già tanto se vedevi passare la tonaca del cappellano. Adesso che l’assassino di Erba è in questa galera, tutti quanti fanno la fila per incontrarlo: medici, psicologi, psichiatri, educatori, agenti, direttori e provveditori. Sembra di stare in un altro carcere. È ingiusto che lui venga trattato diversamente da noi. Qui siamo tutti uguali. O forse per costoro esistono detenuti di serie A e detenuti di serie B? Magari a seconda della risonanza mediatica di un crimine commesso?...".
Attraverso un documento i reclusi della casa circondariale di Piacenza, dove mercoledì è stato tradotto Olindo Romano il “raccomandato”, il netturbino che la corte d’assise di Como ha condannato all’ergastolo con isolamento, insieme con la moglie Rosa Bazzi, hanno manifestato il loro disappunto nei confronti del colpevole della strage di Erba.

Cristiana Lodi su Libero di domenica

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Commenti all'articolo

  • mirella62

    26 Dicembre 2008 - 19:07

    ma lui non e' come tutti voi .......lui e un mostrooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo

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  • alessioPC

    22 Dicembre 2008 - 11:11

    perche' la Lombardia non si tiene i suoi detenuti? non avete carceri? un parente del ragazzo tunisino e' detenuto a Piacenza...casualita'?

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  • sebrisi

    22 Dicembre 2008 - 11:11

    Con sua moglie sono rei confessi non solo, ma anche riconosciuti da una delle loro vittime. Gli avvocati, che li difendono, perchè lo fanno? E' questa la giustizia in Italia? Con quale animo essi possono rientrare nelle loro case, dopo una giornata di lavoro, e guardare i loro figli o le loro mogli? Essi od esse,guardandoli negli occhi, diranno: Vedo, come in uno specchio, la tua complicità con gli assassini.

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