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La telefonata di Stasi al 118

Venite, c'è sangue dappertutto

La telefonata di Stasi al 118
Un anno fa Libero ha pubblicato gli atti dell’inchiesta sul delitto di Garlasco. Sulle pagine del nostro giornale abbiamo letto gli interrogatori rilasciati da Alberto Stasi, accusato dell’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, ai carabinieri e al pubblico ministero di Vigevano Rosa Muscio, che ne ha chiesto il rinvio a giudizio. Gli interrogatori del giovane indiziato e anche la registrazione della chiamata fatta al 118 dal suo cellulare, come si può vedere nello strappo riprodotto nella foto, porta data 4 ottobre 2007. Già un anno fa, analizzando la mole delle carte processuali (testimonianze degli amici di Chiara e Alberto, dei parenti, dei familiari, ma anche le perizie di accusa e difesa) abbiamo potuto constatare l’assenza della prova di colpevolezza nei confronti del giovane bocconiano.

Di seguito il secondo interrogatorio del fidanzato di Chiara. Si tratta di quello che Alberto Stasi ha reso davanti al pm Rosa Muscio il 17 agosto, quattro giorni dopo l’omicidio di Chiara. Alberto ricostruisce nel dettaglio la sera prima del delitto, quando ha salutato la sua fidanzata per tornare a casa. E poi prosegue con il racconto, preciso, della mattina del 13 agosto: gli squilli a Chiara, il lavoro alla sua tesi di laurea e poi quelle telefonate senza risposta sia sul telefono fisso sia sul cellulare della ragazza. Fino alla decisione di andare a cercarla nella villetta di via Pascoli. Quindi la scoperta del cadavere, la paura, la chiamata al 118 e la corsa verso la Caserma dei carabinieri di Garlasco.

Il secondo interrogatorio di Alberto -
DAI CARABINIERI, LUNEDI' 17 AGOSTO
A.D.R.Tornando alla notte tra il 12 ed il 13 agosto 2007, intorno all’una sono tornato a casa mia. Chiara mi ha aperto la porta di casa ed è uscita nel cortile. Io avevo parcheggiato la mia auto Golf proprio davanti al cancello pedonale. Il gatto di Chiara Milu era davanti alla mia macchina. Chiara ha chiamato il gatto che deve essere entrato nel giardino. Io ho chiuso ilcancello pedonale, sono salito sulla mia macchina e sono andato un po’ avanti nella strada per fare inversione di marcia e nel ripassare davanti al cancello pedonale non ho più visto Chiara. Ho visto la porta di casa chiusa attraverso gli spazi aperti del cancello pedonale, ma non ho visto se fosse inserito l’allarme dell’abitazione né tanto meno se abbia azionato le mandate. Preciso che a destra della porta di ingresso dell’abitazione c’è il dispositivo di attivazione e disattivazione dell’allarmeche quando è inserito illumina un led rosso mentre se è disattivato non illumina alcun led. Ritengo che comunque Chiara abbia chiuso con le mandate la porta di ingresso perché era sola in casa. In una delle due occasioni in cui ho dormito a casa di Chiara, la sera prima di andare a dormire mi ha detto «Vado a mettere l’antifurto». Che io sappia l'antifurto si attiva anche se la porta di ingresso non è chiusa a chiave, basta che faccia contatto il battente della porta. Io sono andato direttamente a casa e poi mi sono messo a dormire.
«LA MATTINA DEL 13, A CASA MIA...»
La mattina del 13 agosto avevo messo la sveglia alle ore 09.00 come d’abitudine e la seconda sveglia alle ore 09.30. Mi sono svegliato alle ore 09.00, ho aperto leggermente la persiana e acceso la Tv; sono rimasto a letto fino alle 09.30. Non horicevuto né fatto alcuna telefonata in questa mezz’ora.Misono alzato e alle 09.45 ho fatto uno squillo sul cellulare di Chiara senza averne risposta. Preciso che questo squillo alla mattina quando ci alzavamo o lo facevo io appena alzato o comunque lo faceva Chiara. Non mi sono preoccupato del fatto che Chiara non avesse risposto. Ricordo che tra le 9.30 e le 10 mia mamma ha chiamato sul telefono fisso di casa mia e io ho riposto, la nostra conversazione è durata poco perché mi ha chiesto solo come stavo e se era tutto a posto. Io mi sono poi messo a scrivere la tesi in camera mia con il mio Pc e verso le ore 10.45 ho fatto un altro squillo sul cellulare di Chiara e non ho ricevuto di nuovo risposta.Ho continuato a scrivere la tesi fino alle ore 12.20 circa quando ho chiamato Chiara. Preciso che questa volta l’ho chiamata dall’utenza fissa della mia abitazione perché ricontrollando sul mio telefono cellulare non ho visto chiamate dal mio cellulare a quell’ora. Ho chiamato sia sul cellulare che sull’utenza fissa di Chiara. Sono profondamente convinto di aver provato su entrambe le utenze ma non posso essere sicuro. Si trattava non di squilli ma di chiamate nel senso che in entrambi i casi ho fatto squillare i telefoni che stavo chiamando per un po’; non ricordo se fino a quando cade la comunicazione per l’eccessivo numero di squilli.
A.D.R. Io ricordo che tra le 10.45 e le 12.20 non ho più fatto chiamate a Chiara. Dopo le 12.20 ho tolto l’antifurto della mia abitazione e ho dato da mangiare al cane, mi sono preparato da mangiare cucinandomi delle farfalle con sugo pronto della Barilla e altro che non ricordo. Ricordo che mentre mangiavo guardavo il TG 5 di canale cinque. Finito il TG 5 ho provato a chiamare Chiara sia a casa che sul cellulare facendo squillare più volte l’utenza chiamata ma non ho ricevuto alcuna risposta dall’altra parte. Ho chiamato una volta dal mio cellulare come vi mostro esibendo il mio cellulare da cui risulta una chiamata in uscita verso il telefono 340/4164388 di Chiara alle ore 13.31 e le altre dalla mia utenza fissa. Allora ho cominciato a preoccuparmi e ho deciso di recarmi a casa sua.
«NON C’ERANO AUTO, NON C’ERA LEI»
Ricordo che la sera primaquandoci siamo lasciati, mi aveva detto che forse sarebbe andata a trovare la nonna a Gropello Cairoli in una casa di riposo. Quindi mi sono portato a casa di Chiara con la mia Golf che ho parcheggiato esattamente davanti al cancello pedonale. Mi ricordo che non c’erano altre macchine parcheggiate nella strada e non ho visto né autovetture, né altri veicoli e né persone uscire dalla via dove abita Chiara. Sono sceso dalla macchina e ho suonato il citofono credo per tre volte di cui ricordo una prolungata. Non mi ha risposto nessuno. Ho quindi provato a telefonare dal mio cellulare sia sul cellulare di Chiara sia sul fisso facendoli squillare insistentemente tanto da sentire i loro squilli dall’esterno. Non ho avuto risposta. Ho chiamato a voce alta Chiara ma non rispondeva; contemporaneamente mi sono spostato prima verso destra rispetto al cancello pedonale per vedere se fosse in giardino magari a prendere il sole.
Preciso chenon homai visto Chiara prendere il sole ma a volte la stessa diceva che andava fuori a prendere il sole. Non ho visto nessuno. Mi sono quindi spostato
di nuovo verso sinistra abbassandomi un po’ e ho potuto notare che il led rosso dell’antifurto non era acceso. Mi sono spostato ancora verso sinistra avvicinandomi al cancello carraio e abbassandomi per vedere se c’era l’autovettura di Chiara che in quei giorni era parcheggiata all’interno del giardino nella parte retrostante non visibile dalla strada. Non ho visto comunque la presenza dell’auto. Ho chiamato ancora a voce alta la Chiara ma non ho avuto risposta. Sempre mentre mi trovavo fuori innanzi al cancello pedonale, ho potuto notare che la porta di ingresso era chiusa mentre la porta finestra della cucina era aperta verso l’interno, la zanzariera abbassata e c’era l’inferriata in metallo nero chiusa. Avevo notato che le persiane della finestra della sala eranochiuse cosìcomele persiane della finestra della cucina che dà sul viale pavimentato del giardino. Quest’ultima è stata da me vista quando mi trovavo nei pressi del cancello carraio.Ho quindi deciso di scavalcare il muro di cinta che va dal cancello pedonale a quello carraio nella parte più vicina al pedonale. Preciso che il muro, dell’altezza di circa due metri, alterna la parte in muratura con spazi in cui è posta un’inferriata cha parte da un muretto alto circa 50-60 centimetri. Ricordo di essere salito sul muretto basso in un punto dove era situato un vaso che ho cercato di spostare,ma constatando che era legato alla parte metallica, ho appoggiato il piede sopra. Ho scavalcato e attraversando il giardino, mi sono avvicinato alla porta finestra della cucina; ho guardato all’interno ma la zanzariera riflettendo un po’ la lucemi ostacolava la vista. Ho visto il mobile con il lavandino, il tavolo e l’uscio della porta che dalla cucina porta in sala. Ho richiamato ad alta voce Chiara senza averne risposta. Mi sono spostato verso destra in direzione della porta d’ingresso provando ad aprirla. La porta si è aperta solo azionando la maniglia in quanto non aveva alcuna mandata. Ho aperto la porta non spalancandola completamente fino a fine corsa. La prima cosa che ho visto è stata la Tv accesa nella saletta in fondo al corridoio e opposta alla porta d’ingresso. Il mio primo istinto è stato di andare in quella direzione.
Avrò fatto un passo o due e ho notato una macchia di sangue in basso alla mia sinistra molto vicina alla porta della cucina. La stessa era sul muro dove si unisce al pavimento e proseguiva sul pavimento. Per terra in prossimità di questa macchia ho visto due oggetti: uno era nero, mi sembrava in ferro battuto e mi sembrava un porta vaso o qualcosa di simile ma non l’ho osservato con attenzione e con la coda dell’occhio ho visto un altro oggetto che mi sembrava di forma allungata e di colore chiaro quasi legno; non ho capito di cosa si trattasse. Praticamente sono corso nella salettina in fondo, era tra la corsa e un passo veloce.
«LE PRIME MACCHIE DI SANGUE»
Non ho guardato dove mettevo i piedi però avevo visto che la macchia di sangue prima descritta si prolungava verso la saletta. Quindi quando ho corso per andare verso la saletta mi sono mantenuto nella parte centrale o comunque verso destra del corridoio. Ho dato un’occhiata molto veloce nella saletta e ho visto che non c’era nessuna persona. La Tv era accesa mentre la luce della stanza era spenta. Ricordo che la saletta eracomunqueun po’ illuminata dalla luce della Tv e da quella che filtrava dalle persiane anche se erano chiuse. Ho fatto due passi indietro o mi sono girato, non mi ricordo di preciso, e ho aperto la porta del bagno che non ricordo se  fosse completamente chiusaconil battenteosocchiusa.Non ho visto nessuno neanche in bagno. Preciso che non sono entrato nel bagno e sono rimasto sulla soglia della porta. Mi sono girato verso sinistra e ho controllato la porta del box. Mi sembra di avere toccato anche la porta del box ma non ricordo conprecisione se la stessa fosse chiusa o aperta. Anche nel boxnonsono entrato e Chiara non c’era. La cler era giù, la luce era spenta. Non ho avvertito la presenza di nessuna persona né di una macchina anche perché era buio e non si vedeva bene. Ho forse chiuso la porta del box e ho buttato un occhio veloce per terra e non avevo visto macchie davanti la porta del box né tanto meno nella parte subito dopola soglia di ingresso, perònonsono sicuro. Quindimi sono girato e stavo dirigendomi al piano di sopra. Intutti imovimenti che ho appena descritto non ho guardato dove mettevo i piedi. Fino al percorso descritto e anche successivamente fino aquando sono poi uscito dalla casa non ho visto i gatti di Chiara.
«HO GUARDATO IN CANTINA: C’ERA CHIARA»
Mentre mi stavo dirigendo al piano di sopra, ho visto la porta che dà alla cantina. Sapevo che c’era la cantina in quanto in passato vi ero sceso, ma non ci stavo pensando. La porta della cantina era chiusa;hoprovato ad aprirla prendendo la maniglia alla destrae ho applicato una forzada destra verso sinistrapensando che si trattasse di una porta a soffietto o a scrigno omeglio che scorre nei muri. Ho visto che non si apriva; quindi ho appoggiato la mano sinistra spingendo leggermente verso l’interno mentre con la mano destra continuavo ad applicare la forza da destra verso sinistra. La porta quindi si è aperta. Ricordo che la luce era spenta. Non ho acceso la luce. Ho visto unamacchia di sangue ubicata leggermente alla mia destra sul tratto di muro che si congiunge con i gradini della scala.Mi sono fermato un istante e ho sceso due gradini circa; mi sono inclinato con il busto leggermente in avanti e guardando verso sinistra le scale ho visto il corpo di Chiara. Il corpo era a pancia in giù con la testa verso la fine della scala e i piedi verso la parte alta. L’ho vista con il pigiama rosa, aveva le gambe leggermente allargate e la testa girata verso il muro con il viso sinistro appoggiato sul gradino della scala. Non ho notato null’altro. Ho notato soltanto che la macchia di sangue si prolungava sui primi gradini davanti a me.
A.D.R. Ho visto abbastanza il viso di Chiara, ricordo una parte bianca. Appena l’ho vista sono scappato. Mi sono girato per risalire i gradini e sono andato di corsa, senza  guardare dove mettevo i piedi, verso la porta d’ingresso. Nel mentre cercavo il miocellulare che avevo neipantaloni.
«SONO SCAPPATO DAI CARABINIERI»
Giunto all’ingresso ho aperto il cancello pedonale azionando il dispositivo sul muro alla destra della porta d’ingresso. Sono quindi uscito lasciando aperta la porta d’ingresso. Nel mentre ho composto il numero 118 sul mio cellulare ma ho sbagliato tasto nel senso che non ho azionato il tasto per l’invio ma quello che cancella il numero digitato. Sono uscito dal cancello pedonale e l’ho chiuso, ho pensato che non potevo lasciare tutto aperto avendo già lasciato aperta la porta d’ingresso. Sono salito sulla mia VW Golf, ho avviato il motore e ricomposto il numero del 118 o forse il contrario. Per uscire dal vialemi sonodiretto per alcuni metri verso il fondo della strada ove è ubicato un lieve allargamento della sede stradale. Ho fatto la manovra di inversione e sono uscito dalla strada dirigendomi verso la caserma dei Carabinieri.Mentre guidavo parlavo con l’operatore del 118, non ricordo se fosse un uomo o una donna. Ricordo che sono arrivato in caserma mentre ancora parlavo con l'operatore del 118. Quando sono arrivato in caserma al posto del piantone non c’era nessuno ma mentre stava entrando mi è venuto incontro un carabiniere mentre ancora io stavo parlando con il 118. Mentre ho concluso la telefonata è arrivato anche un altro carabiniere. Non ricordo esattamente cosa ho detto loro,maforse devo avergli detto una frase del tipo «Ho trovato la mia fidanzata in casa col sangue, venite ». Siamo usciti dalla caserma e io con la mia macchina e loro con l’auto di servizio ci siamo portati davanti alla casa di Chiara. I due carabinieri hanno visto il cancello pedonale chiuso e mi hanno chiesto come avessi fatto ad entrare. Io ho detto che avevo scavalcato il muretto. Quindi entrambi imilitari hanno scavalcato e io sono rimasto fuori e non sono più entrato in quella casa. Ho sentito le sirene dell’ambulanza e sono corso in fondo alla via per vedere se arrivavano i soccorsi. Vedendo che non arrivavano sono ritornato vicino alla casa..
«L’HO VISTA CON UN LAMPO NEGLI OCCHI»
A.D.R. Io quando ho visto Chiara come prima ve l’ho descritta ho pensato che era morta però ho pensato che magari non era morta e allora ho chiamato il 118. Non mi sono avvicinato a Chiara perché non ho voluto toccarla, ho avuto paura, una sensazione che non avevo mai provato in vita mia. Ricordo che appena l’ho vista ho anche urlato. Ho chiamato il 118mentre andavo in caserma dai Carabinieri perchè sapevo che era lì vicino. Non so dire perché non ho richiesto e atteso l’intervento del 118 e dei Carabinieri presso l’abitazione di Chiara; so solo che ero molto spaventato. Confermo ancora che la luce nelle scale che portano alla cantina e dove era il corpo di Chiara era spenta. Io comunque ho visto il corpo avendo un lampo negli occhi. Il pigiama che Chiara aveva addosso era rosa, era un pantalone corto e una maglietta a mezza manica rosa.Avevo visto questo pigiamaindosso aChiara in altre occasioni. È un pigiama estivo che Chiara usa frequentemente, gliel’ho anche visto l’anno scorso quando siamo andati al mare.Non ricordo quando ho visto il pigiama rosada medescritto in altre occasioni. Non ricordo se le due notti in cui ho dormito a casa di Chiara e che sopra vi ho riferito Chiara indossasse questo pigiama, non lo ricordo perché non abbiamo dormito nello stesso letto. Chiara in quelle due sere che ho dormito da lei non si è cambiata o meglio non ha indossato il pigiama davanti a me. L’ho vista in pigiama ma non ricordo il pigiama. Sicuramente prima di andare a dormire ci siamo comunque abbracciati mentre entrambi indossavamo i rispettivi pigiami.Nonriesco a ricordare se entrambe le mattine in cui mi sono svegliato in casa di Chiara la stessa avesse addosso il pigiamarosa. Non mi ricordo il pigiama che indossavanelle duemattine citate. Non so dove Chiara tenesse abitualmente il cellulare quando era in casa, so che quando la sera andava a letto in camera
sua lo portava su perché una di queste due sere in cui ho dormitoda lei ioavevo lasciato il cellulare suldivanodella sala grande e Chiara mi aveva detto di portarlo su perché una volta i ladri avevano rubato in casa sua solo quello che avevano trovato a piano terra non salendo al piano superiore. Ho capito che Chiara era morta solo quando l’ambulanza è arrivata e non è andata via con lei.

Cristiana Lodi su Libero di mercoledì

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Commenti all'articolo

  • alessioPC

    25 Dicembre 2008 - 19:07

    basta cercare profitti su omicidi e digrazie varie! altri argomenti? sono convinto che senza aiuti statali si possono vedere miglioramenti su Libero.

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