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Il Papa: "Educazione sessuale minaccia libertà religiosa"

Ratzinger: "Non limitare le scuole cattoliche". Al medioriente: "Garantire sicurezza minoranze"

Il Papa: "Educazione sessuale minaccia libertà religiosa"
Il Papa torna a farsi sentire, e chiede con decisione che i Paesi mediorientali garantiscano la sicurezza alle minoranze cristiane. Lo spunto è stato la recente strage ad Alessandria di Egitto e i successivi attentati: "Questa successione di attacchi è un segno ulteriore dell’urgente necessità per i Governi della Regione di adottare, malgrado le difficoltà e le minacce, misure efficaci per la protezione delle minoranze religiose". L'altro tema importante toccato dal Santo Padre è quello relativo all'educazione sessuale, "una minaccia alla libertà religiosa".

EDUCAZIONE SESSUALE - "L'educazione sessuale e civile impartita nelle scuole di alcuni Paesi europei costituisce una minaccia alla libertà religiosa". Questo il grave allarme lanciato da Benedetto XVI nel discorso tenuto di fronte al corpo diplomatico della Santa Sede. "Proseguendo la mia riflessione - ha continuato Ratzinger nella sua ampia disamina sulla libertà religiosa - non posso passare sotto silenzio un'altra minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei, là dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un'antropologia contraria alla fede e alla retta ragione". 

ALLE SCUOLE CATTOLICHE - "Esorto tutti i governi a promuovere sistemi educativi che rispettino il diritto primordiale delle famiglie a decidere circa l'educazione dei figli e che si ispirino al principio di sussidiarietà, fondamentale per organizzare una società giusta". Benedetto XVI ha chiesto di "garantire che le comunità religiose possano operare liberamente nella società, con iniziative nei settori sociale, caritativo od educativo. In ogni parte del mondo si può constatare - ha osservato - la fecondità delle opere della Chiesa Cattolica in questi campi". Per questo, ha aggiunto, "è preoccupante che tale servizio che le comunità religiose offrono a tutta la società, in particolare per l'educazione delle giovani generazioni, sia compromesso o ostacolato da progetti di legge che rischiano di creare una sorta di monopolio statale in materia scolastica, come si constata ad esempio in certi Paesi dell'America Latina", proprio "mentre parecchi di essi celebrano il secondo centenario della loro indipendenza, occasione propizia per ricordarsi del contributo della Chiesa Cattolica alla formazione dell'identità nazionale".

NUOVO APPELLO ALL'EGITTO - Il Santo Padre ha quindi ribadito l'appello all'Egitto: "Rinnovo alle Autorità di quel Paese e ai capi religiosi musulmani - ha scandito Ratzinger - il mio preoccupato appello ad operare affinchè i loro concittadini cristiani possano vivere in sicurezza e continuare ad apportare il loro contributo alla società di cui sono membri a pieno titolo". Gli attentati, ha confidato agli ambasciatori riuniti nella Sala Regia, "ci hanno profondamente addolorato. Bisogna dirlo ancora una volta: in Medio Oriente, i cristiani sono cittadini originali e autentici, leali alla loro patria e fedeli a tutti i loro doveri nazionali. E’ naturale che essi possano godere di tutti i diritti di cittadinanza, di libertà di coscienza e di culto, di libertà nel campo dell’insegnamento e dell’educazione e nell’uso dei mezzi di comunicazione".

"GRAZIE AI PAESI UE" - Il Papa ha colto l'occasione del discorso al Corpo Diplomatico per sottolineare come "gli attentati che hanno seminato morte, dolore e smarrimento tra i cristiani dell’Iraq" hanno spinto i fedeli "a lasciare la terra dove i loro padri hanno vissuto lungo i secoli". Ratzinger ha poi sottolineato il suo apprezzamento per "l'attenzione ai diritti dei più deboli e per la lungimiranza politica di cui hanno dato prova alcuni Paesi d’Europa negli ultimi giorni, domandando una risposta concertata dell’Unione Europea affinchè i cristiani siano difesi nel Medio Oriente".

LIBERTA' RELIGIOSA - "Vorrei ricordare - ha detto ancora il Pontefice - che la libertà religiosa non è pienamente applicata là dove è garantita solamente la libertà di culto, per di più con delle limitazioni". Benedetto XVI ha Incoraggiato inoltre "ad accompagnare la piena tutela della libertà religiosa e degli altri diritti umani con programmi che, fin dalla scuola primaria e nel quadro dell’insegnamento religioso, educhino al rispetto di tutti i fratelli nell’umanità". Quindi Ratzinger ha continuato con un riferimento ben preciso: "Tra le norme che ledono il diritto delle persone alla libertà religiosa, la legge contro la blasfemia in Pakistan". "Incoraggio di nuovo - ha detto testualmente - le Autorità di quel Paese a compiere gli sforzi necessari per abrogarla, tanto più che è evidente che essa serve da pretesto per provocare ingiustizie e violenze contro le minoranze religiose".

ALLA CINA E A CUBA - "In questo momento, il mio pensiero si volge di nuovo verso la comunità cattolica della Cina continentale e i suoi Pastori, che vivono un momento di difficoltà e di prova. D’altro canto - ha aggiunto Benedetto XVI - vorrei indirizzare una parola di incoraggiamento alle Autorità di Cuba, Paese che ha celebrato nel 2010 settantacinque anni di relazioni diplomatiche ininterrotte con la Santa Sede, affinchè il dialogo che si è felicemente instaurato con la Chiesa si rafforzi ulteriormente e si allarghi".

FESTE E SIMBOLI - Benedetto XVI ha poi definito come una "manifestazione dell'emarginazione della religione e, in particolare, del cristianesimo" il fatto di "bandire dalla vita pubblica feste e simboli religiosi, in nome del rispetto nei confronti di quanti appartengono ad altre religioni o di coloro che non credono". "Agendo così - ha detto il Papa -, non soltanto si limita il diritto dei credenti all'espressione pubblica della loro fede, ma si tagliano anche radici culturali che alimentano l'identità profonda e la coesione sociale di numerose nazioni".

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Commenti all'articolo

  • vero80

    13 Gennaio 2011 - 12:12

    innanzitutto mi scuso per non aver compreso il tono scherzoso, forse perchè sono circondata da persone che dicono queste cose seriamente... Per quanto riguarda l'insegnamento della religione lo trovo corretto (ma non solo quello della religione cattolica) come trovo corretto l'insegnamento della filosofia, solo non lo farei con quei toni a bambini così piccoli. Certo confido che i principi base su cui si fonda anche il cattolicesimo (e quindi uguaglianza, generosità, rispetto, ecc) vengano trasmessi sempre, da insegnanti e genitori (in primo luogo). E' stato un piacere discutere con lei.

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  • GMTubini

    12 Gennaio 2011 - 12:12

    Se secondo Lei ha ottenuto molto, rispetto la Sua opinione. Però se volesse approfondire l'argomento del Risorgimento, sentendo un'altra campana (a sentirne solo una si finisce rintronati...). Le consiglierei di leggere "Risorgimento anticattolico" della professoressa Angela Pellicciari. Sull'ICI non ho nulla da aggiungere a quanto detto precedentemente, salvo che quella che basti una cappella da qualche parte per non pagarla, mi pare una balla colossale. Dove l'ha trovata?

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  • cgluschi

    12 Gennaio 2011 - 11:11

    Il mio voleva essere un tono scherzoso comunque sappia che: 1) La laicità dello stato nasce col cristianesimo “date a Cesare… etc” 2)Nelle scuole non viene fatto catechismo, ma dovrebbe venir insegnata la religione cattolica, materia indispensabile per capire i fondamenti della nostra società, nonché propedeutica per altre discipline che suo figlio dovrà studiare in futuro. Esempi: letteratura italiana (Dante ecc.) Storia dell’Arte e così via. 3) Quella sul Corano a scuola è evidentemente una battuta che voleva invitarla a fare un confronto tra la religione cattolica e l’Islam per ciò che riguarda i diritti umani ecc. 4) I comunisti è meglio lasciarli perdere... 5) Benché Gesù non sia venuto ad assicurarci la pace nel mondo, ci ha comandato di perdonare e pregare per i nostri nemici, se questo le pare che fomenti l’odio e la xenofobia…

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  • cgluschi

    12 Gennaio 2011 - 11:11

    Mi sono reso conto di non essere stato esauriente nel risponderle, mi scuso e provvedo subito. Nel “Il libro nero del comunismo” del 1997 dello storico francese Stephane Courtois, sono indicati, secondo una stima per difetto, i numeri delle persone uccise dai regimi comunisti: Unione Sovietica, 20 milioni di vittime; Cina, 65 milioni; Vietnam, 1 milione; Corea del Nord, 2 milioni; Cambogia, 2 milioni; Europa orientale, 1 milione; America Latina, 150 mila; Africa, 1,7 milioni; Afghanistan, 1,5 milioni. Sulla base di queste cifre, il25 gennaio 2006, l'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha approvato una risoluzione di condanna dei crimini del comunismo. Tanto Le dovevo.

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