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Delitto in discoteca: il killer

era un sorvegliato speciale

Delitto in discoteca: il killer
Doveva essere un sorvegliato speciale il pluripregiudicato con l’accuso di essere l’autore dell’omicidio avvenuto nella notte di sabato davanti alla discoteca De Sade di Milano. Ed invece era nel locale dove poi si è consumato il delitto. Antonio Viola, nato il 12 gennaio 1977, in questura lo conoscono molto bene se è vero che su di lui c’è un fascicolo alto una trentina di centimetri.
Viola avrebbe ucciso con sette colpi di pistola il 34enne Massimo Blancato al termine di una lite. Non avrebbe dovuto essere lì, ma qualcosa non ha evidentemente funzionato. Gli inquirenti ritengono che l’omicidio sia comunque scaturito all’interno di attività illegali, dal momento che anche Blancato era invischiato in traffico di stupefacenti.
Immediate le reazioni che arrivano dal mondo politico del capoluogo lombardo e, in particolare, da Riccardo De Corato, vicesindaco e deputato del Popolo della libertà: “Meno male che il killer che ha freddato un pregiudicato davanti alla discoteca De Sade era nella condizione di sorvegliato speciale. Condizione che evidentemente significava poco in termini di controllo. Perché l'uomo, reo confesso e individuato grazie a una soffiata, ha avuto tutto il tempo per andare ad ammazzare una persona e tornarsene tranquillamente a casa”. “Che il governo metta mano alla carcerazione preventiva”, ha continuato De Corato, “che per chi ha la fedina penale pulita può essere un trauma se sbattuto in galera insieme a criminali e spacciatori, è anche giusto”.
Il primo obiettivo rimane quello di “garantire la certezza della pena, altrimenti tutto viene vanificato, a cominciare dal lavoro delle forze dell'ordine. E la richiesta di una maggiore certezza della pena era stata espressamente avanzata dal Comune di Milano già all'ex ministro degli Interni Amato nell'ambito della firma dei Patti per la Sicurezza”. Concludendo il suo intervento, De Corato si è augurato che “questo fatto di sangue contribuisca a eliminare alcune storture del sistema giudiziario italiano. Perché chi paga alla fine sono sempre i cittadini”.

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