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Caso Eluana, ministro Sacconi

indagato per violenza privata

Caso Eluana, ministro Sacconi
Il ministro del welfare Maurizio Sacconi è stato indagato dalla Procura di Roma con l'accusa di violenza privata, in merito al caso di Eluana Englaro, la donna in coma vegetativo permanente da 17 anni. L'iniziativa è un atto dovuto dopo la denuncia presentata dai Radicali e necessario per inviare gli atti al competente tribunale dei ministri
Il Tribunale dei Ministri dovrà ora valutare la fondatezza delle accuse. Secondo i Radicali "l'avvio dell'inchiesta è un atto dovuto", dopo la querela presentata nei confronti di Sacconi. Nella denuncia si ipotizza il reato di violenza privata aggravata nei confronti dei sanitari della casa di cura Città di Udine e si chiede di verificare in che termini le affermazioni di Sacconi avessero impedito di dar corso al decreto della corte d'appello di Milano.
Ma sacconi non ci sta. Ed immediatamente replica alle accuse ricevute: "Non ho compiuto atti violenti verso alcun erogatore sanitario, per cui attendo fiducioso la rapida conclusione di questa iniziativa giudiziaria, per la quale l'intento dei querelanti appare, esso sì, intimidatorio". Il ministro ha poi sottolineato come fosse suo "dovere agire. Di fronte all'ennesimo tentativo di conferire dimensione penale alla legittima azione politico-amministrativa, segno della non risolta anomalia italiana ribadisco la mia serenità in quanto ho assunto con scienza e coscienza l'atto di indirizzo rivolto all'intero Servizio sanitario nazionale. Ho ritenuto mio dovere farlo perchè Ponzio Pilato non fu certo un esempio di buon governo. Ho preso peraltro a fondamento della mia determinazione atti quali il parere del Comitato nazionale di bioetica e la Convenzione dell'Onu sui disabili, il cui disegno di ratifica è all'esame del Parlamento".
A metà dicembre il ministero del Welfare aveva emanato un atto di indirizzo in cui si stabiliva che interrompere nutrizione e idratazione delle persone in stato vegetativo persistente non è legale per le strutture pubbliche e private del servizio sanitario nazionale. La città di Udine, la clinica che si era detta disponibile ad accogliere Eluana, dopo questo atto si era tirata indietro: "Il ministro potrebbe assumere provvedimenti che metterebbero a repentaglio l'operatività della struttura, e quindi il posto di lavoro di più di 300 persone, oltre che di quelli delle società controllate, ed i servizi complessivamente erogati alla comunità", recitava un comunicato della casa di cura.
"A nostro parere dopo le verifiche del tribunale dei ministri gli atti dovranno essere mandati alla giunta delle autorizzazioni a procedere - ha detto l'avvocato Rossodivita - pensiamo che sarebbe giusto che Sacconi non si trincerasse dietro i benefici delle attribuzioni del parlamentare e del ministro e si lasciasse, nel caso, processare".

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Commenti all'articolo

  • micael44

    18 Gennaio 2009 - 19:07

    Siamo arrivati alla frutta. Ora un Ministro della Repubblica non può nemmeno esprimere un parere o dare un indirizzo. Sarebbero ben altri i reati commessi da uomini pubblici e non sui quali intervenire e non chiudere gli occhi!

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  • lurkene

    18 Gennaio 2009 - 18:06

    I radicali si rivelano per l'ennesima volta, esecrabili personaggi. Bene ha fatto Capezzone, a smarcarsi da siffatta tribù capeggiata da Pannella.

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  • cinziasammartino

    18 Gennaio 2009 - 18:06

    Il Ministro è indagato perchè ha difeso il diritto alla vita di una ragazza, che non può essere uccisa in modo ignominoso, ossia d'inedia? Ma non ci viene in mente che non è lecito l'omicidio volontario? Siamo in un paese paganizzato dove i valori sono scomparsi e dove lo stato è forte con i deboli ma debole con i forti.

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  • mastroland

    17 Gennaio 2009 - 20:08

    Il Ministro Sacconi ha posto in essere un atto d'indirizzo, e non ad personam: ritengo peraltro che l'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione possa essere tranquillamente equiparato all'omicidio volontario:assolutamente inaccettabile

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