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Sacconi replica alla Bresso

"Su Eluana nessun ricatto"

Sacconi replica alla Bresso
"Non metto sotto scacco nessuno, ma ho fatto solo una ricognizione delle leggi da applicare". Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi replica così alle dichiarazioni del governatore del Piemonte Mercedes Bresso sul caso Englaro. Martedì la Bresso aveva annunciato la disponibilità della regione Piemonte di 'prendere in carico' Eluana Englaro: "Se la famiglia si rivolgesse al Piemonte", aveva detto la presidente, "non ci sarebbe alcuna interferenza da parte nostra, ma la disponibilità ad aiutarla a individuare la struttura più idonea. La famiglia può decidere se rivolgersi direttamente a un ospedale o a medici. La loro scelta comunque sarebbe coperta da riserbo. In ogni caso - ha aggiunto riferendosi al personale medico e paramedico che interverrebbe - non si può obbligare nessuno". Per il momento tra Piemonte e beppino Englaro non ci sono stati contatti, ma, ribadisce la Bresso, "saremmo pronti a dare attuazione alla sentenza della Cassazione. Mi risulta che siano impegnati per ottenere i loro diritti in Lombardia. È probabile che si metteranno in contatto, ma probabilmente sarà con una specifica struttura sanitaria, non direttamente con me. Non mi risulta che ci siano obiezioni di principio da parte di nostre strutture".
E se il ministro Sacconi preferisce non dilungarsi eccessivamente sulla questione, a chiarire meglio la posizione del governo sulla vicenda ci pensa il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, secondo la quale "eseguire la sentenza per condurre alla morte Eluana Englaro non è compito del Servizio Sanitario Nazionale che invece deve curare, rispettando così la sua legge istitutiva. Il Piemonte", ha sottolineato il sottosegretario, "incontrerà gravi difficoltà, e soprattutto problemi procedurali, nel provare ad applicare le procedure indicate dal decreto della Corte d’Appello sulla sospensione dell’alimentazione a Eluana. Bisogna rispettare tutte le normative - ha aggiunto Roccella - come la convenzione sui diritti dei disabili perché sottrarre la nutrizione e idratazione a un disabile significa ledere un suo diritto primario". La Roccella respinge poi le accuse rivolte a Sacconi di "essere stato minaccioso" e di quanti gli attribuiscono un "provvedimento inefficace. Quella sentenza - ha infine ricordato - non è obbligatoria, consente ma non obbliga nessuno".

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Commenti all'articolo

  • gasparotto

    22 Gennaio 2009 - 09:09

    Premetto che dopo averne viste tante, sono del parere di staccare la spina.Del parere, s'intende , senza fare i conti con l'oste.E l'oste, la legge, è preciso e puntiglioso in circostanze del genere. A fronte di tutto c'è la legge, nonostante la sentenza dei parrucconi, che passano sopra ogni cosa, dall'alto della loro dottrina, anche sopra i disposti di legge, come lo fu per il caso Welby. La legge 578/93 recita che fichè c'è attività cerebrale registrabile con EEG, la persona anche se in coma profondo è da ritenersi vivente. Ergo se volontariamente stacchi la spina o sospendi l'alimentazione,commetti il grave reato di omicidio.C'è dell'altro: l'art.579 del codice penale stabilisce che - "chiunque cagioni la morte di un uomo con il consenso di lui(o di chi lo rappresenti ndr) è punito con la reclusione da sei a quindici anni.Non si applicano le aggravanti indicate all'art.61 del CP.Si applicano le disposizioni relative all'omicidio volontario (art.575 577 cp) se il fatto è commesso: contro una persona minore di anni 18,contro una persona inferma di mente ...omissis...contro una persona il cui consenso sia stato estorto con violenza. L'art.40 del Cp recita: "non impedire un evento che si ha l'obbligo di impedire equivale a cagionarlo". Non vedo come può un medico o il personale sanitario ottemperare alle disposizioni della cassazione a fronte del suddetto disposto.(contra legem).Il comitato nazionale per la bioetica dispone:la morte dell'individuo viene sancita dalla morte cerebrale totale. Riconosce inoltre l'importanza nell'assistenza portata al malato, anche delle cure palliative etc.etc...... Non condivide la proposta nella parte in cui si afferma che il medico deve soddisfare la domanda del paziente o chi per esso che gli chiede di porre fine alla sua esistenza.Ricordo che l'art.575 del codice penale recita: chiunque cagioni la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore a 21 anni. E ultimo ma non ultimo, uno dei diritti fondamentali della costituzione è il diritto alla vita. E dare acqua e cibo ad un comatoso non è accanimento terapeutico, sarebbe come se tutti noi, mangiando bevendo, stessimo in accanimento terapeutico. Sacconi non è un fesso, anzi tutt'altro. Sono quelli che calpestano impunemente le leggi che non ci fanno capire più una mazza.

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