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Pertini umiliato dalla sua Savona: niente via

La città dove crebbe rinuncia a intitolargli una strada. Lo stesso fa Siracusa. Eppure resistono le strade Lenin e Che Guevara / FACCI

Pertini umiliato dalla sua Savona: niente via
Nessuno è profeta in patria e lo sapevamo, ma una via o una piazza intitolata a Sandro Pertini nell’arco di pochi giorni è stata negata a Siracusa e poi addirittura a Savona, la città dove l’ex presidente crebbe. Forse non c’è da prendersela più di tanto: soppesare con il bilancino il peso effettivo della toponomastica italiana rischia di far dimenticare che i nomi delle vie non sono mai stati scelti con ricerca storiografica, ma con lottizzazione partitica, correttezza politica, ignoranza storica e talvolta storica ignoranza.

Ma vediamo i fatti. Il Consiglio comunale di Siracusa ha bocciato l’opportunità di intitolare una strada a Pertini il 25 gennaio scorso: la proposta dedicata «al presidente più amato dagli italiani» era venuta da un consigliere di Sinistra Ecologia Libertà, Ettore Di Giovanni: ma hanno votato a favore solo i rappresentanti del Pd, della Lista Greco e di Futuro e Libertà; tutti gli altri si sono astenuti, il che è corrisposto a un voto contrario. Motivazioni? Ufficialmente nessuna: solo una malcelata indifferenza. In città però è partita una raccolta di firme per ripresentare la proposta in Consiglio comunale.

PRECEDENZA A TUTTI - Il caso di Savona è più sofferto, ma anche emblematico. Pochi giorni fa c’è stata l’intitolazione di una piazzetta al partigiano Mario Rossello e dei giardini di via Amendola a Baden Powell, il fondatore dei Boy Scout. Mentre al concittadino Pertini - savonese e partigiano, oltreché capo dello Stato - ancora una volta niente. E dire che in città c’è chi la invoca da anni, come l’apposita Associazione che già cura la casa-museo dell’ex capo dello Stato: «Siamo feriti», ha detto Elisabetta Favetta, la presidente, «per l’ennesima dimenticanza: il Consiglio comunale ha già approvato la titolazione di uno spazio pubblico a Pertini, ma ogni volta viene data la precedenza ad altri. Non sappiamo più cosa pensare».
Il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, in effetti, poteva sembrare l’occasione buona, ma anche stavolta la risposta informale è rimasta la stessa: Pertini è troppo importante, non possiamo dedicargli una viuzza, epperò cambiare nome a una piazza già esistente creerebbe disagi ai cittadini. Dicono questo.
In città però molti ricordano che era stato proposto (e dapprima approvato, sembrava) di intitolare a Pertini i giardini davanti al Priamar, luogo peraltro importante nel vissuto dell’ex presidente socialista. Poi non se n’è fatto più nulla. Segrete antipatie? Qualcuno non perdona a Pertini che fu il primo presidente a incaricare un socialista alla presidenza del Consiglio, certo Bettino Craxi? Illazioni. Intanto però la citata associazione continuerà a presenziare a intitolazioni di piazze e strade in varie parti d'Italia, ma non nella patria Savona. Però, ecco, a Savona non manca l’importante via Stalingrado, che tutti sanno essere stata dedicata, dalle amministrazioni comuniste, meno alla città e più al dittatore che l’edificò.

SUPERSTAR ROSSE - Ma è una vecchia questione. Vie Stalingrado ce ne sono tantissime, mentre in un paio di città della Sicilia sopravvivono direttamente delle «vie Stalin» senza che riportino la dicitura «Sanguinario» o «Assassino» o «Massacratore», come pure scriverebbero, chessò, sotto un’ipotetica «via Hitler».
Ma di stranezze ce ne sono tante. Di vie dedicate a Nazzareno Strampelli, scienziato che vinse la battaglia del grano e che fece mangiare un intero Paese (a lui si devono le varietà di grano duro usato in gran parte del mondo) in Italia ce ne sono appema 11; dedicate a Giulio Natta, Nobel per la chimica per aver inventato praticamente la prima plastica, il Moplen, ce ne sono 49, neanche pochissime. Ma il signor Lenin, in Italia, ha 76 vie. E non c’è altro da aggiungere. O forse sì. Per esempio che Eisenhower, il presidente degli Stati Uniti che comandò gli Alleati in Europa e che insomma ci liberò, compare in una sola targa, a Montesilvano, in provincia di Pescara. Però un certo Che Guevara ne ha ben 55.

di Filippo Facci

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Commenti all'articolo

  • lirero

    10 Febbraio 2011 - 16:04

    Si vede che io italiano non sono perchè, per me, il più amato resta Einaudi. Inc***oso, permaloso, teatrale. Lo ricordo ancora appena sceso da un aereo, mentre platealmente discuteva con Zamberletti. Guai ad un giornalista che scrivesse qualcosa di lui in modo non compiacente. Scattava la telefonata al direttore con dovizia di rampogne e di espliciti inviti a stare attento. Certo meglio lui di lenin, di stalin, di guevara, di togliatti. Ma non mi indigno se non viene dedicato un sentiero a lui.

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  • colombia

    10 Febbraio 2011 - 15:03

    Abbiamo sempre idee che farebbero inorridire cittadini in altri paesi. Ci sono stati grandi presidenti americani, francesi, tedeschi etc e non mi pare ci siano state, siano nate o nascano organizzazioni di sponsorizzazione di questi illustri conosciuti al fine di dare l'illustre nome ad una piazza o strada. Lasciamo alla storia il compito di giudicare i nostri contemporanei che per certe cose ed in alcune circostanze sono sttati lodevoli. Ma siamo certi che Pertini o altro non abbia sponsorizzato qualche affarista, qualche amico di partito o qualche parente in contrasto con l'etica oggi imperante?. Qualche dubbio puo nascere sempre. Se poi questi dubbi fossero confermati da voci date e nomi; chi nomina o fa nominare una strada un porto etc deve prendersi la responsabilità per i tempi futuri. In alcuni paesi esiste una consuetudine popolare di non dare nomi a strade, castelli, piazze etc prima che siano trascorsi 100 dalla scomparsa, sarebbe utile applicarla anche da noi.

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  • nicolass

    10 Febbraio 2011 - 15:03

    editoriale inutile e fazioso.. povero Facci: come svendersi per salvare la pagnotta

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  • ariele

    10 Febbraio 2011 - 14:02

    Tangentopoli: unico partito sopravvissuto fu quello comunista. Gli ex Dc si sparsero bipartisan nei due futuri poli,a parte qualcuno che,oggi, cerca ancora di stare al centro per fare l'ago della bilancia come ai bei tempi ( solo che ai bei tempi si avvicinavano al 40%)....indovina,indovinello la maggioranza degli ex socialisti dove sono finiti? The never ending story

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