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Affittopoli, oggi la lista di chi ha comprato

Dopo 45 giorni la campagna di Libero ha costretto il Trivulzio a svelare l'elenco degli inquilini / LE CARTE / TUTTE LE TAPPE

Affittopoli, oggi la lista di chi ha comprato
Il day-after la pubblicazione della lista (LEGGI LA VERSIONE INTEGRALE), dopo la Corte dei Conti, anche la procura di Milano ha cominciato ad occuparsi di Affittopoli. Un fascicolo è all'attenzione del procuratore aggiunto Alfredo Robledo, il magistrato che si occupa principalmente di pubblica amministrazione. Per ora non c'è nessuna ipotesi di reato, ma se dal primo esame dovessero spuntare "anomalie", la richiesta formale potrebbe essere la richiesta degli elenchi per verificare la congruità dei canoni con quelli di mercato, ed eventualmente procedere per abuso d'ufficio.

LE LISTE AL CONSIGLIO - Intanto il Trivulzio, lunedì consegnera al presidente del Consiglio comunale di Milano, Manfredi Palmieri, l'elenco degli immobili venduti negli ultimi cinque anni. In un comunicato l'istituto dichiara di "voler dimostrare la propria correttezza istituzionale e trasparenza nei confronti dei cittadini milanesi. Saremo pronti a rispondere", si conclude il comunicato, "ai quesiti che ci verranno posti".

PARLA LA MORATTI - Della brutta storia degli affitti agevolati per i vip ha parlato anche il sindaco di Milano, Letizia Moratti. "Mi auguro che l'elenco degli appartamenti sia completo. Ho chiesto e continuerò a chiedere trasparenza e completezza sui criteri con i quali vengono assegnati e sui successivi criteri con i quali vengono monitorati per controllare che non ci siano affitti che continuano troppo a luno o alloggi vengono dati in subaffitto". Replicando a chi chiedeva se la città fosse ancora corrotta dopo Tangentopoli, il Sindaco ha risposto: "Milano è una citta che ha sempre saputo reagire a tutte le difficoltà che ha avuto e anche alle brutte pagine. Sono certa che anche in questo caso la farà avendo tra l'altro il presidente consegnato le liste appena avuto il benestare del Garante. Credo che sia la dimostrazione che c'è una volontà piena di collaborazione. Vigileremo". Infine, per il sindaco è presto per considerare le dimissioni dei vertici del Trivulzio: "Aspettiamo di vedere quali sono i risultati. Quindi prima vediamo i nomi in relazioni ai canoni, alla metratura e al luogo nei quali ci sono questi affitti. Vediamo se i canoni sono di mercato. Prima facciamo un'analisi attenta, non facciamo i processi prima di aver analizzato i fatti. Se i fatti non saranno positivi", conclude, "prenderemo tutte le iniziative del caso".

LE PUNTATE PRECEDENTI DELLA CAMPAGNA DI LIBERO


- 18 gennaio: Il Comune pubblica gli elenchi
-21 gennaio: Anche il Policlinico svela la lista
-25 gennaio: Ecco le consulenze esterne di Palazzo Marino

Segue l'articolo di Massimo Costa, pubblicato su Libero di sabato 19 febbraio


Eccola, la lista completa degli inquilini del Pio Albergo Trivulzio.  Sette pagine zeppe di modelle, politici, giornalisti, magistrati, parlamentari, ballerini e manager. Tutti in affitto a prezzi stracciati nelle case del glorioso ente pubblico milanese, proprietario di 1.054 appartamenti sparpagliati tra il centro, la periferia e l’hinterland del capoluogo lombardo. Il velo di omertà, che Libero ha fatto cadere dopo una martellante campagna giornalistica durata 45 giorni, nascondeva una lunga serie di personaggi pubblici. Da Carla Fracci al dg del Milan Ariedo Braida, dal fratello di Luca Cordero di Montezemolo all’ex consigliere regionale lombardo PdL Sveva Dalmasso.

L’ente assistenziale più famoso della città, la «Baggina», è nato nel 1771 per aiutare poveri e bisognosi: i suoi appartamenti, però, finiscono spesso in supersconto agli amici e agli amici degli amici. Qualche esempio? Se un comune mortale cerca 70 metri quadri  in piazza del Carmine, pieno centro a pochi passi dal Duomo, si sentirà chiedere non meno di 2 mila euro al mese; il Trivulzio, invece, chiede nello stesso stabile soltanto 400 euro al mese. C’è anche Gaia Bermani Amaral, la modella diventata famosa grazie a uno spot della Tim: a lei il Trivulzio ha consegnato un appartamento di 72 metri quadri in centro. Il canone? Meno di 700 euro mensili, almeno il 30% in meno dei valori di mercato. Diciotto anni dopo l’arresto dell’ex presidente Mario Chiesa - il blitz che diede inizio all’inchiesta “Mani pulite”- il Pat torna nella bufera. Da Tangentopoli ad Affittopoli. Per legge, il 60% degli appartamenti dell’ente pubblico devono finire agli sfrattati. Le altre assegnazioni, invece, sono decise dal comitato ristretto composto dal presidente Emilio Trabucchi, il direttore generale Fabio Nitti (consigliere provinciale PdL), e il direttore del patromonio Alessandro Lombardo. I cittadini presentano le offerte, e l’ente sceglie il vincitore. Sostiene il Pat: «Premiamo sempre chi ha un reddito maggiore». I canoni ridicoli, dice il Trivulzio, sono «decisi dall’Agenzia del Territorio. Non c’è nessun privilegio».

Davanti alla richiesta di una maggiore trasparenza, però, il presidente Trabucchi, ha puntualmente fatto orecchie da mercante. Il numero uno del Pat prima ha dribblato il consiglio comunale accampando la scusa delle ferie all’Isola d’Elba, poi si è trincerato dietro alla privacy degli inquilini. Il verdetto del Garante è stato una doccia fredda: «Non ci sono ostacoli alla consegna dei nominativi ai consiglieri». Incalzato dal sindaco Letizia Moratti e da una fronda bipartisan di politici locali, Trabucchi ha deciso finalmente di mollare la lista delle case d’oro. Nomi, prezzi, metri quadri e date dei contratti. Un atto dovuto, se pensiamo che il Comune nomina 4 membri su 7 del cda del Trivulzio compreso il presidente (gli altri 3 li sceglie la Regione).

Risolto il giallo dei nomi, ieri intorno alle liste del Pio Albergo si è aperto un altro mistero. Barbara Ciabò, presidente della commissione Casa (Fli), ha avanzato il dubbio che il database reso pubblico non sia completo: «Potrebbero mancare 150 nomi, se questo sospetto trovasse fondamento sarebbe gravissimo». Il Comune, inoltre, aveva chiesto anche i dati delle compravendite immobiliari degli ultimi 5 anni. Un faldone che conterrebbe altri nomi scottanti e che è tuttora custodito gelosamente nei cassetti dell’ente.

Di tutto il patrimonio sterminato del Pat, gli unici alloggi messi all’asta sono quelli di via della Spiga 5, tra le griffe della moda e le boutique extralusso. Beppe Menegatti è il marito di Carla Fracci, la quale paga 45 mila euro l’anno per 187 metri quadri. Non una barzelletta, certo, ma un canone inferiore ai prezzi di mercato. «Paghiamo una cifra alta» dice Menegatti, «il nostro appartamento custodisce 27 anni di lavoro. Dentro ci sono anche opere di grande valore, come un ritratto a matita di Eleonora Duse e altri oggetti che vorremmo donare a qualche museo». Sarebbe la prima esposizione in memoria di Affittopoli.

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Commenti all'articolo

  • numetutelare

    25 Febbraio 2011 - 13:01

    Dove sarebbe la novità? Dati i costumi delle amministrazioni, chi poteva credere che non ci fossero aggiustamenti, c ncussioni, grassamenti ed altre amenità!? Alla fine paga sempre Pantalone e quelli che hanno i quaqttrini piangono lacrime di sangue (da vampiri quali sono)!!!

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  • VincenzoAliasIlContadino

    22 Febbraio 2011 - 14:02

    Io dall’88 al ‘95, ho alloggiato in un appartamento del Copat-Baggina, nel vecchio Parco Firenze, deturpato dalla FFNM che passava sotto, ma allo scoperto, diventato di giorno rifugio per gatti, di notte di trans, poi la mia Via, divenuta centro di agenzie di modelle, vip, attori come una soprana della Scala, divenuta mia conoscente amica occasionale. Ebbene, pagavo d’affitto tre volte superiore a quello di Di Pietro in Centro, ma isso, era nullatenente anche se prima poliziotto e magistrato che, in seguito ricco c/c con 80mld£! Lasciai i due locali e servizi, a causa del mio prepensionamento e per quella maledetta rinofaringite non curata negli anni ‘60, sia a Scanzano J. sia a Cremona, ove facevo il militare e peggiorata a Milano Fiera, nel tenere aperto uno stand al pad.20. Ma non tutti sanno che, dal centro di Milano, Spiga-Montenapo, i Politici e palazzinari con bonus monetario favoloso o assegnato loro, una “case Popolari ” “ cacciarono ” i bottegai: arte e mestieri, ciabattini, saldatori e barbieri. Così la periferia,si riempì di cosiddetti dormitori, o le “ banleue Italien ”come Emilio Bianchi-Console Marcello, eccetera. In seguito, questi immobili, dati in locazione a stilisti per centinaia di milioni. In Poche parole, come i notabili Politici e manager come Romano Prodi$C., fare ”regalie” dei gioielli del Popolo Italiano, facendone la fortuna del Pci e non solo elettorale. Insomma, ora che viene alla luce non ci spiegano a quale titolo, D’Alema, Nilde Jotti, Di Pietro e tanti migliaia, hanno avuto assegnato questi locali? Su scendete dalla pianta visto che negli Enti Locali esiste, ma non si dice ma vige il manuale Cencelli, secondo forza Politica, colpa di Trabucco o Mario Chiesa che messo a confronto di tanti Politici della Sinistra l‘ing Mario, ne valeva almeno cento ed io lo conosciuto quand’era studenti al Politecnico, e lui mi portava la schiscetta di pasta ai seggi elettorali? Secondo voi, chi erano, amici e figli del Cinghialone o di Babbo Natale? Ergo, chiedersi che facevano i Consiglieri del Copat, la calza per l’Epifani-Sunia? Gia, io pagai 80.000 lire di tessera del Sindacato SUNIA di Sinistra per firmare il contratto, ma i Sindacalisti a chi sono affiliati, oppure, avete ma visto, qualche Sindacalista pagare, compreso L’Amaro Petrus l’er Schiavettones? Infatti, lasciano le Segreterie Sindacale o la Magistratura per approdare al Partito in seguito, si aprono uno, visto che si guadagna milioni€, versati per il Finanziamento Elettorale, ma per Craxi, fu trappola mortale Giudiziale alla faccia dei Valori!

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  • ramsete75

    21 Febbraio 2011 - 15:03

    Sempre le solite notizie....affittopoli,tangentopoli,sexsopoli,...sempre i soliti commenti a favore d tizio contro caio...contro tutti,contro nessuno...sempre le stesse cose...e il comune denominatore e.. il popolo difende/accusa o condanna/assolve...pensate al caso dei bond argentini...fino poco tempo fal esimio t..zi era ancora cavaliere del lavoro per lo stato italiano....la colpa....del popolo italiano ,purtroppo noi nn siamo come il popolo iraniano, o quello egiziano o libico...siamo solo il popolo italiano...quindi politi rubate che tanto la passerete (quasi) sempre liscia ..al massimo con qualche condanna ridicola...quindi continuate pure,nn preoccupatevi del popolo...tanto dimentica presto e votera sempre...robe da matti...nn so se ridere o disperarmi....mah!!!!

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  • aitua

    21 Febbraio 2011 - 14:02

    Il malcostume di arraffare sui pubblici patrimoni è una vecchia abitudine dei privilegiati come Politici, Funzionari pubblici, Magistrati, Sindacalisti, Giornalisti, etc. Fondazioni, Patrimoni dei Partiti o dei Sindacati, Enti previdenziali, Patrimoni Demaniali, degli Enti pubblici, Regionali, Comunali, sono da sempre abusati e saccheggiati dai soliti furbetti. Ed assurda appare la difficoltà incontrata dal Giornale per acquisire i dati relativi alla gestione di uno soltanto di questi patrimoni, il Trivulzio, quando questi dati dovrebbero essere assolutamente pubblici per loro stessa natura. Un'indagine giornalistica approfondita sulla gestione di tutti questi patrimoni e sulle procedure adottate, soprattutto a Roma e Milano, sarebbe un servizio eccellente per i comuni cittadini che vengono continuamente raggirati da questi tenutari del tesoro d'Italia. Tutti questi beni vanno venduti subito e col ricavato abbattere il debito pubblico di cui noi tutti paghiamo gli interessi.

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