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Il tar contro la Lombardia

"Eluana può morire anche lì"

Il tar contro la Lombardia
Eluana può morire anche in Lombardia. Il tar ha infatti accolto il ricorso della famiglia Englaro contro la decisione della Regione Lombardia di vietare alle strutture sanitarie regionali di effettuare l'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione artificiali che tengono in vita la donna in coma vegetativo da 17 anni. L'autorizzazione alla sospensione del trattamento vitale era stata data lo scorso 9 luglio con un decreto dei giudici della Corte d'Appello di Milano.
"È una sentenza molto precisa - ha detto l'avvocato Angiolini - sotto tutti i punti di vista. Sono sette pagine. Tratta tutte le questioni senza alcuna esclusione, inclusa quella secondo cui la Regione ha sbagliato nel ritenere di non avere obblighi dopo la sentenza". Dal canto suo il padre di Eluana, Beppino Englaro, si è detto "soddisfatto" della decisione presa dal tribunale.

E oggi è tornata a parlare Mina Welby, membro di Direzione nazionale dell'Associazione Luca Coscioni, che scende in campo per manifestare con i malati di SLA, "per ricordare al Ministro del Welfare le priorità dei malati e disabili gravissimi. È questa la priorità e non quella di impedire con ogni mezzo che sia fatta la volontà di Eluana. Con la mia presenza voglio ricordare al Ministro Sacconi i gravi ritardi nell'applicazione delle leggi vigenti, le lacunose formazioni specialistiche del personale medico-sanitario di base e ospedaliero in particolare, per poter gestire malati di tale gravità. Una più appropriata assistenza dei malati Sla in forma indiretta darebbe ai malati stessi e alle loro famiglie più serenità. I comunicatori sono necessari e vitali nella immobilità e incapacità di parlare dei malati Sla, ma vengono erogati con difficoltà. Il governo - conclude la moglie di Piergiorgio Welby - faccia atti concreti su queste problematiche anziché industriarsi per proibire di eseguire la volontà di Eluana Englaro, le consenta per una morte opportuna, e non ignori coloro, malati e disabili gravissimi, che chiedono di rispettare il loro diritto a una vita dignitosa".

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  • gasparotto

    27 Gennaio 2009 - 21:09

    Leggete e meditate attentamente l'art. 32 della costituzione : "la repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.-....poi seguita..Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge..... Domanda:come vi comportereste voi nella veste di medico, seguendo il primo enunciato o il secondo enunciato? Nel pimo c'è il diritto alla cura, quindi alla vita, nel secondo dietro volontà liberamente espressa, il diritto a non essere curato. Ripeto curato. Per me certe discussioni durante la mia carriera , sono state la mia passione, per cui ho seguito con passione disposti di legge e pandette varie. Ricordo all'università di Bologna, i miei illustri professori di medicina legale, i quali ripetevano ad ubundantiam che in istato di necessità, tutto era concesso al medico e citavano ad esempio il testimone di Geova che rifiutava la trasfusione in pericolo di vita per emorragia ingravescente e massiccia. Ebbene il medico aveva il dovere di intervenire sul paziente anche contro il volere di lui e dei suoi parenti e citava come esimente lo stato di necessità. Nulla è cambiato nei codici e nei disposti di legge, molto è cambiato nella mente dei giudici, per cui io quando dovevo intervenire su di un testimone di Geova che rifiutava la trasfusione, telefonavo al magistrato di turno, tanto per mettermi con le spalle al sicuro.E questi mi diceva di procedere. Le leggi in Italia si interpretano, nulla è definitivo tutto è in essere, come diceva Eraclito: panta rei. E panta rei anche nel caso di Eluana Englaro, laddove darle da bere e da mangiare anche se artificialmente è considerato accanimento terapeutico. A parte il caso specifico in oggetto, credo che la sentenza del TAR se qualora venisse confermata dal consiglio di stato apra la stura a situazioni consimli e non, basta che alla fonte vi sia il "non consenso" del malato alla cura , tutto diventa lecito. Il consenso, cari giudici non è un "problema assoluto", il problema assoluto è per un medico salvare la vita del paziente comunque e sempre. PS Per Eluana Englaro è andata avanti una situazione che in passato non sarebbe mai accaduto nel segreto delle sale di rianimazione. I medici sapevano in scienza e coscienza , quando insistere e quando farla finita. In coma profondo dal 1997 non ci sarebbe rimasto nessuno. Invece ne è venuta fuori una buriana pazzesca, con i giudici a discettare sulle infinite leggi italiche. Plurimae leges corruptissima respubblica. (Pieraldobrando Gasparotto).

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  • marco.mai

    27 Gennaio 2009 - 19:07

    magari la costituzione bisognerebbe leggerla per scoprire che non esiste un diritto a morire. E quale sarebbe la civilta' che consente ad un suo membro di suicidarsi o di essere suicidato (si chiama omicidio) da un proprio delegato ?

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  • brasskit

    27 Gennaio 2009 - 11:11

    Non è di competenza del tribunale amministrativo decidere del diritto alla vita o alla morte; non si deve confondere la burocrazia con la morale. I giudici stanno sconfinando alla grande dalle loro attribuzioni e questo non è un buon segno perchè stanno riunendo il potere legislativo con quello giudicante: in altre parole si stanno trasformando in qualcosa di simile agli ayatollah, che sparano giudizi inappellabili su tutti gli aspetti della vita sociale.

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  • vrnrmo

    26 Gennaio 2009 - 20:08

    La decisione del TAR della Lombardia, a mio avviso è giusta ed opportuna. Speriamo che i retrogradi bigotti la smettano d' inteferire sulle scelte personali degli individui tutelate dalla Costituzione. Chi si dovesse trovare nelle medesime condizioni della famiglia Englaro,sarebbe libero d'agire forse in altra maniera, ma oggi non può arrogarsi il potere di giudicare qualsivoglia altro cittadino. Ora basta:

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