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Laureata? Puoi fare la badante: in Italia c'è sovraqualificazione

Secondo InfoJobs.it, per snellire le selezioni si cercherà personale con titoli di studio sempre più alti

Laureata? Puoi fare la badante: in Italia c'è sovraqualificazione
"Ormai anche per fare i camerieri bisogna essere laureati". Questa frase, regina dei luoghi comuni per tutti i giovani neolaureati, sta diventando sempre più concreta e veritiera. E non è più un luogo comune, dato che i laureati costituiscono una notevole fetta dei giovani che cercano lavori mai considerati particolarmente appaganti o remunerativi. Nel futuro ci vorranno sempre più badanti, operatori di call center, addetti al telemarketing, cuochi e vigilantes. Ma per queste attività gli uffici delle risorse umane chiederanno sempre più titoli di studio superiore - anche la laurea - per snellire e semplificare la selezione e perché una cultura di base sarà necessaria anche per i lavori "più umili". E' un fenomeno, quello della sovraqualificazione, che negli Usa ha preso piede da anni (attualmente il 17% dei baristi ha completato il proprio percorso universitario, così come il 32% delle massaggiatrici).

Secondo InfoJobs.it, la principale realtà in Italia e in Europa nel settore del recruiting online, sono in costante aumento anche nello Stivale le offerte di lavoro per posizioni medio-basse. E moltissimi laureati si candidano per ricoprire ruoli di profilo non propriamente alto: per le offerte di vigilantes il 33% dei CV giunge proprio da laureati, mentre si tocca quota 30% per la ricerca di custodi.

Colpiscono anche altri dati: le fasce d'eta che inviano curriculum per queste professioni giungono sino ai 34 anni, e il fenomeno interessa il Paese in maniera generalizzata. Alla faccia dei luoghi comuni.

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Commenti all'articolo

  • capitanuncino

    26 Febbraio 2011 - 21:09

    Se devo buttare via i soldi per poi andare a fare la badante o il muratore,serve ancora a qualcosa studiare?

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  • Bobirons

    26 Febbraio 2011 - 09:09

    Che ci sia bisogno di un'educazione scolastica specifica per certi tipi di lavoro è indubbio. Ma che un diploma di laurea debba assurgere a strumento di passpartout, alternativamente di ostacolo, per un qualsiasi altro lavoro, è veramente un concetto da alta burograzia che niente ha da vedere con la una società dinamica come quella odierna. Direi anzi che la laurea implica, nel bene e nel male, una condizione classista e mi meraviglio come tanti nostri sinistri, invece di cercarla anche con metodi, diciamo, alternativi, non ne abbiano denunciato l'incongruità. Addirittura, i sindacati, fino a poco tempo fa condotti, o ricattati, dagli stessi sinistrati della sinistra, ne hanno fatto motivo di scatto di carriera, plusvalore remunerativo, condizione esimente per non fare certi lavori ritenuti umili, un reazionario direbbe proletari solo che il conio della parola concettuale spetta ai rossi.

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  • francab

    26 Febbraio 2011 - 09:09

    che male c è se un laureato svolge lavori diversi da quelli del suo titolo di studio? lo studio serve ad aprire la mente, ad approfondire un argomento che interessa, il lavoro serve a procacciarsi di che vivere. anche le mie figlie, laureate, hanno svolto mansioni differenti. dato che sono persoine normali e non dei genietti

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  • tony buatta

    25 Febbraio 2011 - 19:07

    Il titolo mi fa riflettere sul fatto che con troppa ingenuità affidiamo persone non del tutto autonome a badanti che il più delle volte non conoscono la lingua italiana e capiscono con difficoltà quando e come somministrare i farmaci o sono del tutto o quasi digiune di arte infermieristica o non sanno come prendere un malato poco autonomo ed invece di aiutarlo lo strapazzano... Credo sia opportuno qualificare questo compito, non è un mestiere! tony

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