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Antonveneta, due anni in Appello per Aldo Brancher

Ricettazione e appropriazione indebita: la Corte di Milano condanna l'ex ministro. I legali: "Ricorreremo in Cassazione"

Antonveneta, due anni in Appello per Aldo Brancher
I giudici della Corte d’Appello di Milano hanno confermato la condanna a due anni di reclusione nei confronti di Aldo Brancher. L’ex ministro era accusato di ricettazione e appropriazione indebita nell’ambito di uno stralcio dell’inchiesta sulla tentata scalata ad Antonveneta. Complessivamente alla base dell'accusa vi è una somma di circa 827mila euro che sarebbero stati girati, dall’ex ad di Bpi Giampiero Fiorani e da altri, tra il 2001 e il 2005, e che secondo l’accusa sarebbero stati sottratti dalle casse della banca.
La condanna, giunta dopo un'ora di camera di consiglio, accontenta la richiesta del sostituto procuratore Elena Maria Visconti, che aveva proposto proprio una pena a due anni.

"La sorpresa che poteva esserci non c'è stata. Non c'erano a nostro avviso gli elementi probatori per condannare. Il nostro assistito ha dato prova di grande spirito istituzionale sottoponendosi al processo quando non poteva fare il ministro", dicono gli avvocati difensori Filippo Dinacci e Piermaria Corso, che ricorreranno in Cassazione.

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Commenti all'articolo

  • ciannosecco

    05 Marzo 2011 - 14:02

    Può anche cassare senza rinvio ,mi pare.Sai benissimo che se una sentenza pecca di logicità , se sono state applicate aggravanti/attenuanti non dovute, se le prove sono state acquisite in modo non conforme, cade il processo,quindi l'interpretazione del fatto.A differenza della prescrizione dove si dà un giudizio di merito,benchè senza conseguenze, la Cassazione punta al diritto e quindi alle regole.Regole importantissime nel processo penale.Comunque saresti un'ottimo politico , sei riuscito ad evitare elegantemente l'argomento.

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  • fdrebin

    04 Marzo 2011 - 20:08

    mica sono qui per castigare a comando. Sono qui perche' mi piace confrontarmi sugli argomenti degli articoli. E comunque la cassazione non giudica sul fatto ma sul diritto. Significa che non può occuparsi di rifare il processo (riesaminare le prove, i testimoni ecc.); può solo verificare che nei gradi precedenti sia stata applicata correttamente la legge e che il processo si sia svolto correttamente, secondo le regole. Quindi se la cassazione "cassa" un processo di grado inferiore, questo e' da rifare. Ma non perche' l'imputato non sia colpevole (o innocente), ma perche' il suo svolgimento non e' stato corretto; quindi le conclusioni a cui ha portato (condanna o assoluzione) non sono valide.

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  • ciannosecco

    04 Marzo 2011 - 16:04

    A papi.presidente ,non gli dici niente?Non ritengo possibile che ti sia sfuggito il suo commento.

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  • ciannosecco

    04 Marzo 2011 - 14:02

    Quando si dice che una sentenza è stata cassata dalla Cassazione , vuol dire che uno il reato lo ha commesso lo stesso ma manca un timbro?Evidentemente la sua ignoranza non conosce confini.Lei è un tipico elettore di sinistra.

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