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Caos Lampedusa Maroni va a Tunisi: "Stop a profughi"

In Sicilia arrivano 600 profughi. Catania, 200 clandestini: dicono di venire dalla Libia. Ministro: "Vertice per discutere degli sbarchi"

Caos Lampedusa Maroni va a Tunisi: "Stop a profughi"
Lampedusa è una pentola a pressione pronta ad esplodere. Nella notte sono proseguiti, a raffica, gli sbarchi: sulle coste italiane sono arrivati altri 450 migranti. I Clandestini si muovevano a bordo di cinque diverse imbarcazioni, avvistate e scortate dagli uomini della capitaneria di porto. In 43 erano riusciti ad eludere i controlli ed approdare direttamente a terra, dove sono stati fermati dai carabinieri. Poche ore dopo l'ennesimo sbarco altri 93 migranti sono approdati a Lampedusa, aggiungendosi ai precedenti 450. In totale, ci sono stati cinque arrivi.

MARONI: "IMMIGRAZIONE, VERTICE A TUNISI"
- Un incontro a Tunisi per discutere le modalità e i tempi della questione sbarchi. Lo ha annunciato lunedì il ministro degli Interni Roberto Maroni, al termine di un Consiglio dei ministri straordinario. L'inquilino del Viminale ha detto che "domani mattina ci sarà riunione con le Regioni per decidere come amministrare l'emergenza umanitaria nata dagli sbarchi". Il Governo si prepara dunque ad affrontare una nuova emergenza umanitaria alla luce anche dell'arrivo dei primi immigrati libici in Italia dall'inizio delle rivolte. Luendì il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha riferito che circa 200 migranti, apparentemente in fuga dalle rivolte in Cirenaica e dai bombardamenti, sono sbarcati a Catania, dopo una fuga dalla parte est del paese.  In ogni caso, l'origine di questi migranti resta ancora un giallo: secondo le autorità siciliane, i 200 arrivati avrebbero tutti nazionalità egiziana e sarebbero provenienti da Alessandria.

SU LAMPEDUSA - Sempre in conferenza stampa, Maroni ha parlato anche della situazione a Lampedusa: "Il Governo ha deciso di farsi carico di questo problema grave. Ringraziamo i cittadini di Lampedusa per la pazienza che stanno dimostrando. Abbiamo incaricato il sottosegretario all'Economia Sonia Viale a definire misure compensative di carattere economico e strutturale che possano compensare l'isola e gli isolani per quello che stanno subendo. Il ministero dell'Ambiente, quello delle Infrastrutture e quello del Turismo saranno coinvolti nel gruppo insieme a 2 rappresentanti del territorio. È un'emergenza umanitaria grave che stiamo gestendo con gli strumenti più adeguati".

LA RABBIA DEGLI ISOLANI - Ormai a Lampedusa è anche difficile tenere il conto degli arrivi. La popolazione, dopo le barricate anti-tendopoli di domenica, è sul piede di guerra. Sull'isola ci sono quasi 5mila persone e più di mille sono ferme sul molo senza la possibilità di un riparo perché sia il centro di accoglienza sia i locali comunali e parrocchiali sono saturi. La costruzione della tendopoli è ancora bloccata e si aspetta anche per lunedì una giornata di proteste da parte dei residenti.

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Commenti all'articolo

  • abel

    22 Marzo 2011 - 11:11

    A Libero, come negli altri giornali, siete giornalisti e avete il dovere, deontologico e giuridico, di conoscere ed utilizzare la lingua italiana. Al famigerato esame di giornalismo, quello che fino a due anni e qualche mese fa si faceva, forse epifanicamente, "battendo" a macchina, bocciano (giustamente) per un, dico un, errore di grammatica!!! Rispetto per la lingua italiana! Dal Sabatini Coletti, Profugo: "Che è costretto a lasciare la propria patria in seguito a calamità naturali, guerre ecc." In Tunisia non ci sono calamità, né guerre, perchè dovete prenderci per il c*lo scrivendo che si tratta di profughi??? Sono immigrati clandestini, responsabili di un fatto previsto come reato dalla legge italiana. Vanno espulsi, rimpatriati, senza esitazioni. Ora, immediatamente, se non ora quando? Quando saranno tutti scappati dai "centri accolgienza"? Oppure vanno accompagnati in Corsica ... Gli italiani in Germani, Belgio, ecc ecc erano dei poveri sfigati emigranti, mica profughi!

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  • abel

    22 Marzo 2011 - 11:11

    ... si scorgono decine e decine di imbarcazioni, pescherecci, piccoli e vecchi gusci di noce tirati fuori da chissà dove: “fiscinare”, “conzare”, “luntru”, “buzzetti”, “ustanise”, eppoi scafi e scafetti di vetroresina, rimorchiatori, persino un traghetto. Gli isolani alla vista hanno pensato d'istinto alla presa finale, all'invasione totale, ma a ben vedere i natanti venivano da parte di terra e non di mare, da nord, non da sud. No non erano profughi, erano i siciliani che andavano dove la regia marina sarebbe andata, a dare senso e dignità alla parola patria. Andavano a ripredere la loro terra. A 1570 km di distanza, nel frattempo, il nabucco andava e la piada roteava in alto, ricadendo, friggendo, sulla pistra arroventata".

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  • capitanuncino

    22 Marzo 2011 - 11:11

    Tempo fa si era accomodata una famiglia di zingari nella piazza del paese.Con loro sono arrivati furti e richieste di carità.Nessuno faceva nulla...I carabinieri avevano le mani legate,la polizia municipale mandava la pattuglia a consegnare ingiunzioni di sgombero....Nulla di nulla.Una bella notte,qualcuno gli ha fatto trovare una bottiglia piena di liquido infiammabile davanti alla roulotte dove bivaccavano......L'hanno capita subito.Sono 6 mesi che di zingari non se ne vede piu'.Nemmeno transitare in strada.

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  • abel

    22 Marzo 2011 - 11:11

    Dal Tg delle venti. "Buonasera. Il PDr, Giorgio Napolitano, ieri era a Varese dove fervidi sono stati i preparativi e le celebrazioni per la Festa dell'Unità, con salsicce alla bracie, romagne mie, piadine, alberi della cuccagna e tutto il resto. A 1570 km di distanza, a Lampedusa, ex isola italiana annessa dall'slamica tunisia e ceduta volentieri dal "nostro" paese per non irritare bombaroli e tagliagole, oltre che per non contrariare insostituibili, indispensabili emissari internazionali, pensosamente assorti e impegnati a dare lezioni di "accoglienza democratica" dalle loro suite imperiali, in hotel five stars, a 1570 km di distanza, mentre a Varese andavano le mazurka e i nabucco, i 5500 isolani, celebravano con mestizia l'inizio della fine dell'italietta. D'un tratto, la linea dell'orizzonte marino, scrutata con il dolore di chi deve cedere all'invasione senza neanche poter combattere ed anzi, innanzi ai microfoni, si deve sforzare di politically correct, d'un tratto si scorgono

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