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Sanità pugliese: intercettazioni inutilizzabili

Caso Tarantini, l'inchiesta si sgonfia. I due fratelli erano accusati di associazione per delinquere, corruzione e falso

Sanità pugliese: intercettazioni inutilizzabili
Intercettazioni inutilizziabili. L'inchiesta sui presunti scandali della sanità pugliese giunge ad una svolta, che la rende però una bolla d'aria esplosa.  Secondo i giudici del Tribunale di Bari, le undicimila conversazioni raccolte non sono valide per motivi formali. Un duro colpo per l'accusa, che proprio sulle intercettazioni faceva leva per inchiodare i fratelli Gianpaolo e Claudio Tarantini, imputati dal maggio 2010 di associazione per delinquere, corruzione e falso.

L'ACCUSA - I fatti imputati risalgono a un periodo che va dal 2002 al 2004.  A giudizio con gli imprenditori Tarantini c'è il consigliere regionale e coordinatore regionale del partito 'La Puglia Prima di Tutto' Salvatore Greco (centrodestra), accusato di essere stato un "socio occulto" dei Tarantini. Secondo l'accusa, i fratelli Tarantini insieme a Greco avrebbero influenzato i vertici delle aziende ospedaliere pugliesi nell'acquisto dei prodotti sanitari commercializzati dalle società dei due imprenditori. Tutti i collegamenti tra Greco e Tarantini erano però contenuti nelle conversazioni che la Procura non potrà utilizzare, mentre restano agli atti i documenti acquisiti nel corso delle indagini, come i pagamenti dei viaggi che proverebbero il prezzo della corruzione e alcuni stralci di interrogatorio di Gianpaolo Tarantini risalenti agli ultimi anni.

L'INCHIESTA - Nel 2004  ad occuparsene ere Michele Emiliano, il pm che poi è diventato sindaco di Bari. In seguito all'elezione, Emiliano ha lasciato le indagini che da allora sono passate attraverso tre pubblici ministeri. Oggi, i  giudici della prima sezione collegiale del Tribunale di Bari hanno deciso di accogliere l'eccezione presentata dal difensore di Gianpaolo Tarantini, l'avvocato Nicola Quaranta, e di annullare l'efficacia dei decreti autorizzativi di circa 120.000 conversazioni, disposte dal gip su richiesta di Emiliano. Secondo i giudici, sono utilizzabili solo 15 giorni di intercettazioni, dal 6 al 21 febbraio 2002, e altri 20 (dal 29 maggio al 19 giugno 2004) delle quali, però, la stessa Procura non aveva chiesto la trascrizione. In gran parte attraverso le telefonate erano stati ricostruiti i presunti coca party contestati a Gianpaolo Tarantini nella sua villa di Giovinazzo (Bari) per il periodo tra il luglio 2002 e il febbraio 2003. Si torna in aula l'11 aprile prossimo.




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Commenti all'articolo

  • z.signorini

    29 Marzo 2011 - 14:02

    Ora chi paga? Per questa incapacità e ignoranza dei magistrati. Siamo stanchi di questi rincoglioniti incapaci di intendere e di volere.

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  • nlevis

    29 Marzo 2011 - 10:10

    "siamo tutti uguali, ma qualcuno è più uguale degli altri" ...... desumiamo che in questo caso "la legge è uguale per tutti"... eccetto per alcuni, i soliti ignoti.

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  • nlevis

    29 Marzo 2011 - 10:10

    sono le uniche intercettazioni inutilizzabili!

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  • ciannosecco

    29 Marzo 2011 - 10:10

    Lei deve essere un bel fenomeno , è riusciuto nella disperata impresa di non capire una beata mazza di cosa è scritto nell'articolo.Non è riuscito nemmeno a cogliere l'aspetto tecnico della vicenda, cioè dei magistrati dispongono delle intercettazione con i mezzi della Procura, e i furbastri usano dei mezzi tecnici esterni senza nessuna autorizzazione.Quindi , tutti i strumenti previsti dalla legge a garanzia della regolarità delle indagini non hanno come al solito funzionato.Se non era per un'avvocato difensore , professionalmente capace,tutto passava in cavalleria.Il sospetto che nasce, è che i magistrati indaghino anche con mezzi non regolari e quando per puro caso si coinvolgono gli amici,parte la soffiata al difensore,che provvederà a segnalare al giudice,quello che altri giudici non hanno visto.Intanto quelli come lei ,continueranno ad accusare il difensore.Devo dire che siete abbastanza svegli.

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