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Colpa della grana-profughi? Bussate a casa di Prodi e Napolitano

Nel '97 i due siglarono un accordo di reciprocità con Parigi, che oggi ci rispedisce in Italia i Tunisini / BECHIS

Colpa della grana-profughi? Bussate a casa di Prodi e Napolitano
Gli ultimi 200 - tutti tunisini - sono tornati indietro la scorsa notte, restituiti con un calcio nel sedere dalla polizia francese. Così in queste ore l’Italia ha un’altra Lampedusa, sia pure sulla terra ferma. Ventimiglia, confine con la Francia. Sono quasi 1500 gli immigrati clandestini accampati lì, in attesa di un impossibile ricongiungimento con i familiari d’oltralpe. La polizia di Nicolas Sarkozy ha di fatto blindato le frontiere. A Ventimiglia come a Modane, altro valico di passaggio di tunisini, libici e nordafricani via terra. Non era questa la barriera che si immaginava quando l’Europa ha varato il trattato di Shengen. Ma alla Francia questo regalo l’ha fatto proprio l’Italia. E per ben due volte, firmando prima un accordo ufficiale e poi rivisitandolo con uno scambio di lettere. In entrambi i casi a regalarci questo fronte Lampedusa bis è stato un governo guidato da Romano Prodi. Gli accordi che tirano giù la frontiera con la Francia sono stati firmati da due ministri dell’Interno del governo del Professore. La prima volta il 3 ottobre 1997 a Chambery, con firma congiunta di Giorgio Napolitano per l’Italia e di Jean Pierre Chevenement per la Francia. La seconda volta è stata nel 2006. A prendere l’iniziativa di interpretare e rafforzare quell’accordo fu il ministro dell’Interno francese, Nicolas Sarkozy, il 12 giugno.

Qualche mese dopo, il 20 novembre, il ministro dell’Interno italiano, Giuliano Amato, rispose per lettera accettando le nuove condizioni. Sulla carta quell’accordo è bilaterale: c’è reciprocità di norme. In entrambi i paesi, sui confini di Ventimiglia e Modane, sono stati istituiti dei Centri di cooperazione di polizia e doganali che hanno il dovere di scambiarsi informazioni sulla immigrazione clandestina. I poliziotti di una parte e dell’altra possono sconfinare per 30 km per le proprie indagini. Possono fermare clandestini e se trovano la prova di una loro provenienza dall’altro paese (un documento di viaggio, uno scontrino fiscale), possono riconsegnarglieli. Sulla carta è così. Ma nella prassi la reciprocità va a farsi benedire. Perché sono molti di più i clandestini che cercano di entrare dall’Italia in Francia che non quelli che compiono il percorso inverso. Così sbarcano a Lampedusa per ricongiungersi ai familiari in Francia, e quando passano il confine i gendarmi di Sarkozy li pizzicano e con una scusa o con un’altra ce li riportano indietro facendo muro. Per fare approvare la revisione dell’accordo in Senato e all’assemblea nazionale (l’Italia non lo ha invece ratificato in Parlamento), il governo francese ha sbandierato numeri che non lasciano dubbi. Nel 2007 sui due versanti del confine di Ventimiglia sono stati pizzicati 12.762 clandestini. Di questi 9.904 sono stati respinti dai francesi in Italia e solo 2.858 dagli italiani in Francia. Nel 2008 stessa musica: 13.132 pizzicati, 10.073 rimandati in Italia e 3.059 tornati in Francia. Simili i dati del 2009 e ancora più evidenti le proporzioni registrate al confine di Modane: 9.984 fermati nel 2007 e di questi 9.210 presi dai francesi che li hanno riportati in Italia. Perfino peggio nel biennio successivo. Fra l’altro i francesi hanno dato autonomia e rafforzato i loro presidi di polizia al confine, mentre gli italiani per dieci anni hanno discusso che cosa fare, rimpallandosi decisioni e responsabilità e bloccandosi su una trattativa sindacale per anni sul rimborso dei pasti dei suoi poliziotti oltre confine.

L’accordo dunque è un hara-kiri per l’Italia, e chissà se mai l’avevano immaginato i vari Prodi, Napolitano e Amato. Ma sulla filosofia con cui viene vissuto in Francia non ci sono molti dubbi. Il presidente dell’assemblea francese un anno e mezzo fa, al momento della ratifica, ha invitato i suoi deputati a votare sì: «È l’Italia che è inondata di clandestini. L’accordo conviene a noi». E in soli 38 minuti fra commissioni, Senato e Assemblea nazionale, l’accordo è stato approvato. Non solo, lo scorso 4 marzo il nuovo ministro dell’Interno francese è corso a Nizza ad arringare i suoi poliziotti di frontiera. «Gli italiani non devono fare i furbi», ha spiegato Claude Gueant, aggiungendo: «A loro chiediamo di stare al gioco della regola europea. È la responsabilità di ogni paese di accoglienza. Chiediamo loro di trattenere le persone che si presentano sul territorio italiano e di riprendersi quelle che vengono rinviate loro». Già, e al ministro francese facciamo anche un cappuccino in attesa di altri ordini?


di Franco Bechis

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Commenti all'articolo

  • gioti

    31 Marzo 2011 - 17:05

    Ma perchè mai la Francia dovrebbe essere obbligata a prendersi l'orda di clandestini? Il buonismo irresponsabile e' solo dell'italia: solo qui sbarca chiunque. Loro (i francesi) molto più responsabili di noi italioni non vogliono essere invasi e il loro governo agisce di conseguenza rimandandoceli in gobba. Inutile strapparsi le vesti, hanno ragione loro. Adesso da parte nostra è ora di cominciare a tirar fuori le pa... e rispedire indietro in massa gli invasori, oltre che non farne più arrivare. Altrimenti dovremo tenerceli e subirceli tutti .

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  • bruno osti

    31 Marzo 2011 - 15:03

    ha intenzione di istituire un aumento dell'IRPEF. Visto che loro sono quelli che non mettono le mani in tasca agli italiani...

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  • nosx

    31 Marzo 2011 - 11:11

    I sinistrorsi hanno sempre tirato i sassi e poi nascosto le mani.

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  • roberto19

    roberto19

    31 Marzo 2011 - 09:09

    per cortesia cambiate la foto perchè potreste essere accusati dai lettori di acute tristezze e crisi depressive.

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