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Attentati ai pm reggini. Boss si pente: 4 arresti

Antonino Lo giudice vuota il sacco. In manette i presunti responsabili delle intimidazioni ai magistrati calabresi

Attentati ai pm reggini. Boss si pente: 4 arresti
Gli uomini della squadra mobile della questura di Reggio Calabria e i carabinieri del Comando provinciale reggino hanno eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare nei confronti dei presunti responsabili degli attentati e delle intimidazioni ai magistrati di Reggio Calabria avvenuti lo scorso anno. Gli arresti sono arrivati grazie al pentimento e alle confessioni del boss Antonino Lo Giudice (nella foto). Il primo episodio su cui indagano gli inquirenti risale al 3 gennaio 2010, quando una bombola  venne fatta esplodere davanti al portone della procura generale. Seguì il 26 agosto l’attentato dinamitardo sotto l’abitazione del procuratore generale Salvatore Di Landro. Infine a ottobre un bazooka venne fatto trovare nei pressi del Cedir dopo un avvertimento telefonico alla Polizia che indicava come destinatario il procuratore Giuseppe Pignatone. Tre delle ordinanze sono state notificate in carcere, mentre una è stata eseguita.

IN MANETTE - Uno dei destinatari del provvedimento restrittivo del gip del tribunale di Catanzaro sugli attentati ai giudici di Reggio Calabria è Antonino Lo Giudice, 53 anni, boss dell’omonima cosca pentitosi lo scorso anno. Gli altri due arrestati, peraltro già in carcere come il primo, sono Luciano Lo Giudice (37), fratello del collaboratore di giustizia, e Antonio Cortese, quarantotto anni. La quarta ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip su richiesta della Dda di Catanzaro, è un giovane di 28 anni, che non sarebbe affiliato alla cosca. Si tratta dell’impiegato di un’azienda privata città dello Stretto che, nella vicenda, avrebbe aiutato Cortese. Il boss Lo Giudice, che al momento dell’avvio della collaborazione aveva confessato di essere il mandante degli attentati, aveva accusato anche il fratello Luciano e indicato Cortese come l’esecutore materiale dell’attentato contro la sede della Procura generale di Reggio Calabria del 2 gennaio del 2010. Gli altri attentati sono stati addebitati alla cosca Lo Giudice.

ESECUTORI MATERIALI - Ci sono mandanti ed esecutori materiali nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita nei confronti delle quattro persone. Gli investigatori della squadra mobile ritengono di aver individuato, sia sulla base delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Nino Lo Giudice sia dei risultati dell’attività tecnica e intercettazioni, anche gli esecutori materiali degli episodi che partono dal 3 gennaio dello scorso anno. Lo stesso Lo Giudice aveva fatto il nome di Antonio Cortese indicandolo come l’esperto di esplosivi della cosca. L’uomo fu arrestato nell’ottobre scorso su un autobus al confine con la Slovenia, ma ha sempre negato ogni addebito. Il soggetto libero che è stato arrestato è un ragazzo ritenuto l’altro esecutore  materiale, anche se non estraneo alla cosca. Nel video girato nella notte del 3 gennaio dal circuito di videosorveglianza della procura generale si vedono chiaramente due uomini a bordo di uno scooter arrivare davanti al portone. Uno di questi scende e posiziona una bombola, poi scappano.

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