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Bologna 'progressista', lite sui barboni. La 'rossa' perde la faccia

Il Comune chiude i dormitori per i senza tetto poi li riapre dopo la protesta, ma solo fino a giugno / SCAGLIA

Bologna 'progressista', lite sui barboni. La 'rossa' perde la faccia
La rivolta dei barboni, così se ne parla a Bologna dai primi giorni d’aprile. Possibile? Ecco, rivolta suona magari esagerato, però insomma si sono arrabbiati. Quelli che vivono per strada, i senza-casa. Saranno stati un centinaio. Han preso coperte, sacchetti, cartoni. Sono andati davanti al Comune, con il supporto della storica associazione Amici di Piazza Grande. Si sono accampati per protestare - sì, per protestare, e perché, in Italia protestano tutti e i barboni non possono protestare? Motivo: gli avevano chiuso il dormitorio di via Capo di Lucca, quello aperto per “l’emergenza freddo” che così almeno nel gelo invernale non ne moriva uno alla settimana e non sporcava l’immagine della città tanto equa e solidale, un tempo emblema del progressismo all’italiana. E però poi basta, freddo finito e dunque tornate per strada - andate a lavorare, barboni! - tanto ormai è arrivata la bella stagione, no? E allora sciò, sloggiare, con tanti saluti alla solidarietà da réclame.
Tra l’altro nei mesi precedenti ne erano già stati smantellati un paio, di ricoveri del genere, più che altro per problemi di bilancio - si vede che dopo anni di gestioni non proprio lungimiranti la grassa Bologna è soltanto un ricordo,  non ha i soldi per cento letti, e non è per dire ma la struttura di via Capo di Lucca, gestita da Antoniano e Piazza Grande, costa circa 12mila euro al mese.  E comunque loro, i senza-fissa-dimora, si son piazzati là, davanti a Palazzo Accursio, quattro giorni e quattro notti, «che cosa vuoi che cambi per noi? Ci siamo abituati. E poi perché chiudere i dormitori? È una crudeltà senza senso».
Una crudeltà.
E poi sai che brutto, i barboni che contestano nella città simbolo dell’accoglienza.
Tanto che alla fine, in cambio della sospensione della protesta, in Comune han deciso di lasciarlo aperto fino a giugno, quel dormitorio che ne può ospitare una sessantina. Cioè, l’ha deciso il commissario straordinario, perché Bologna rimarrà commissariata fin dopo le imminenti elezioni, ricorderete la vicenda dell’ex sindaco Delbono beccato a farsi gli affari suoi con risorse pubbliche - dunque anche qui problemi di bilancio e però di altro genere. In ogni caso, sempre in seguito allo sgombero della piazza comunale, l’amministrazione ha messo a disposizione ulteriori trenta posti letto in un altro ricovero, in via Lombardia, e un’altra trentina in via Beltrame, ché peraltro anche questa struttura pareva fosse sul punto di chiudere.
Dunque la soluzione della faccenda è stata procrastinata, la situazione parrebbe perlomeno tamponata fino a fine giugno - così almeno non ci sono polemiche sotto elezioni, che non sta bene. E però non tutti sono d’accordo nel ritenere il problema risolto, anzi. A parte il fatto che bisognerà vedere che cosa deciderà in merito il nuovo sindaco, ma c’è anche un altro fatto: la stragrande maggioranza dei senzatetto che aveva manifestato in piazza è a bassa soglia, così si dice. Significa che si tratta di persone che non risultano ufficialmente residenti in città. Ragion per cui possono usufruire della struttura d’accoglienza per non più d’una settimana e poi devono andarsene, eventualmente per tornare tre settimane dopo.
E insomma, sono molti quelli che ancora dormono per strada. Anche perché i senzatetto in questa situazione, proprio secondo i volontari di Piazza Grande, sono certo più di quelli che hanno protestato in piazza - «in un anno circa un migliaio» ha dichiarato a Report Alessandro Tortelli, rappresentante dell’associazione.
E quindi se ne riparlerà a fine giugno: ci sono rassicurazioni di massima, ma in sostanza ancora non si sa se ci saranno letti a sufficienza per i senza-casa. Il problema è che i centri di questo genere sono sempre una scocciatura da gestire, nei giorni della protesta qualcuno ha dichiarato che «ci vorrebbero condizioni di sicurezza difficili da garantire». Per tenere a bada i barboni.
Loro sì che sono pericolosi.
I senza-casa, intendiamo.
Senza contare che appena i clochard hanno levato le tende dalla piazza centrale, subito sono state montate le impalcature per la manutenzione del Palazzo del Comune. E sul giornale locale  ecco il riquadro con questo titolo, «intanto è partito il restyling».
Già, il restyling.
E dove c’è il restyling  mica ci possono  essere i barboni. Altrimenti che restyling è?
 

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Commenti all'articolo

  • corto lirazza

    03 Giugno 2011 - 10:10

    visto che bologna sta rinsavendo, lasciate stare. Probabilmente i barboni potrebbero essere bene accettati a milano o meglio in una città della puglia dove fra l'altro, l'inverno è più mite...

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  • tigrin della sassetta

    26 Aprile 2011 - 17:05

    non ragioni ma gnogni. È proprio questo il punto: i barboni ci sono ovunque ma altre municipalità si sono arrabattate alla meno peggio per tamponare il problema senza frantumare per decenni i santissimi a tutt’Italia facendosi passare per la Shan Gri La dell’amministrazione, della felicità e del benessere, fra entusiastici peana dei kompagnonzi tutti. Ora che le leggende ipocrite cominciano a sbriciolarsi, oltre alla buffonata della superiorità morale, salta fuori che anche sotto le due torri i barboni sono una rogna, con conseguente figura di emme della felsinea meraviglia delle genti. E chi non capisce ma vuol comunque cicalare il suo sciocco chiacchiericcio, appunto gnogna. Anima cattiva

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  • Lillognogna

    26 Aprile 2011 - 17:05

    La stessa triste cosa la puoi vedere, purtroppo, in 1000 altre città. Non credo che Bologna sia speciale in questo.

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  • raucher

    26 Aprile 2011 - 16:04

    L'ultima volta che ho messo piede a Bologna, in effetti il centro era pieno di barboni con cani al seguito e fiaschi di rosso abbandonati qua e là , cocci di vetro sul selciato e vino rovesciato. Sgradevole.

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