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Strage Rapido 904: "Totò Riina fu il mandante"

Inchiesta della Dda di Napoli: ottenuta custodia per il boss. Usato stesso esplosivo che uccise Borsellino

Strage Rapido 904: "Totò Riina fu il mandante"
Totò Riina, il 'boss dei boss' della mafia corleonese, fu il mandante della strage del rapido 904 del dicembre 1984, nella quale morirono 15 persone. A sostenerlo è un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli che ha chiesto e ottenuto un’ordinanza di custodia cautelare per Riina, notificata mercoledì 27 aprile dal Ros dei carabinieri. Per questa azione, sostengono i magistrati napoletani, l’esplosivo usato fu lo stesso impiegato in via D’Amelio per uccidere il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta.

L'ESPLOSIVO -
Parte dell’esplosivo utilizzato per la strage del rapido 904 Napoli-Milano è stato trasportato dalla stazione di Napoli centrale e non fu interamente collocato a Firenze, come si era sempre ritenuto. Questo è un altro dettaglio che emerge dall'inchiesta condotta dai sostituti procuratori della Dda napoletana, Paolo Itri e Sergio D’Amato. Le nuove indagini sono state avviate dopo le dichiarazioni di alcuni pentiti che avevano chiamato in causa affiliati al clan Misso, all’epoca attivo tra il rione Sanità e Forcella, nel cuore di Napoli, proprio per portare sul treno l’esplosivo. Per la strage fu utilizzato il Semtex H, derivante da un’unica fornitura di armi e materiale esplodente negli anni '80 destinata alla mafia siciliana. Parte di questa fornitura fu rinvenuta nel febbraio 1996 in contrada Gambascio a San Giuseppe Jato dalla Direzione investigativa antimafia di Palermo. Anche a Rieti, nel maggio 1985, in un casale, fu ritrovato quello stesso tipo di Semtex H nella disponibilità di Calò. Sul rapido 904, poi, quel Semtex fu miscelato con pentrite e T4 come nella strage di via D’Amelio.

ITER PROCESSUALE
- Per questa strage la quinta sezione della Cassazione, dopo un travagliato iter processuale che vide anche un annullamento di sentenza da parte della prima sezione della stessa Corte, presieduta da Corrado Carnevale nel 1991, confermò il 24 novembre 1994 le condanne all’ergastolo per il boss mafioso Pippo Calò, considerato il mandante, e Guido Cercola, ma anche la matrice "terroristica-mafiosa" di quanto accadde il 23 dicembre del 1984. Tra le pene inflitte, anche tre anni al boss di camorra Giuseppe Misso per detenzione di esplosivo. Esplosivo, come indicò un procedimento nato da uno stralcio dell’inchiesta condotta da Pier Luigi Vigna, consegnato a Misso dall’allora parlamentare del Msi Massimo Abbatangelo, assolto dal reato di strage ma condannato a sei anni a febbraio nel 1994 dalla Corte di Assise di Appello di Firenze. L'attentato avvenne alle 19.08 dell’antivigilia di Natale sul rapido 904 Napoli-Milano che percorreva la direttissima in direzione Nord all’interno del tunnel della grande galleria dell’Appennino in località Vernio. L’esplosivo era stato collocato sul portabagagli della nona carrozza di II classe, probabilmente durante la sosta nella stazione di Firenze.

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