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Aboliamo i genitori/1: "Generano bulli. Cancelliamoli"

Troppo spesso si limitano a finanziare i figli fregandosene dell'educazione. Così non cresceranno mai / PANSA

Aboliamo i genitori/1: "Generano bulli. Cancelliamoli"
La provocazione di Giampaolo Pansa è stata raccolta dal vicedirettore di Libero, Massimo de' Manzoni, che sul quotidiano in edicola martedì 3 maggio ha rilanciato: "Ok, aboliamo pure i genitori, ma stessa sorte per giudici e professori". Leggi l'intervento di de'Manzoni.

Vi siete mai trovati in un ristorante quando entra una giovane coppia con un paio di bambini? La sala è tranquilla, i clienti pranzano conversando a bassa voce, nessun cellulare suona. All’improvviso, la sala diventa un inferno. I figli della coppia cominciano a scorazzare per il locale, urlano, manovrano le automobili di plastica che si sono portati da casa, s’infilano sotto i tavoli degli altri clienti. I genitori fanno finta di nulla. Anche il proprietario del ristorante non batte ciglio. Se qualcuno protesta, il padre dei bambini lo manda a quel paese. 

La scena cambia e diventa una scuola media inferiore. I bulli prosperano. Sono ragazzini terribili che studiano poco o niente, schiamazzano in classe, si prendono gioco dell’insegnante, a volte picchiano i compagni più deboli. Quando arriva la pagella, zeppa di voti orrendi, qualche madre va a protestare dai professori. Difende a spada tratta il figliolo che non merita quei giudizi negativi. Lo fa con un’energia che spaventa. Un giorno una insegnante mi ha detto: «I genitori sono diventati i sindacalisti dei loro figli!».

Terza scena: le strade di una grande città. La sera diventano il campo di battaglia delle baby gang. Il teppismo giovanile dilaga. Non c’è più differenza tra violenti del posto e violenti immigrati. Le loro scorribande non conoscono limiti. Spesso vengono riprese dalle telecamerine dei capi banda. Poi sono affidate a YouTube oppure a Facebook, affinché tutti vedano quanto le gang siano imbattibili. È accaduto a Milano e in altri luoghi.  Quelle descritte sono soltanto tre tappe di un processo diabolico che ha origine in famiglia. Ha un nome preciso: l’educazione inesistente, accoppiata con la rinuncia all’autorità da parte dei genitori. Un vecchio detto contadino recita: «Cresce quello che si semina». Non hai seminato nulla? Non crescerà nulla. I tuoi figli verranno fuori vuoti, storti, indifferenti a qualsiasi norma etica e incuranti di qualunque norma di legge.

Fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo. Per questo motivo non  getto la croce addosso alle famiglie dei quattro ragazzi che in Toscana hanno  massacrato i due carabinieri. Ma qualche domanda i parenti se la saranno fatta, purtroppo soltanto dopo quell’assalto vigliacco. Si saranno chiesti come mai abbiano permesso che tre minorenni e un maggiorenne di appena 19 anni siano stati liberi di passare la notte a un rave party. Per poi ubriacarsi, drogarsi e aggredire la pattuglia che li aveva fermati alle dieci del mattino.

Mentre scrivo mi accorgo di essere un anziano signore ingenuo, un marziano nell’Italia del 2011. Oggi molti genitori di domande sui figli non se ne fanno più. Hanno gettato la spugna. Non vogliono sapere niente di loro. Si limitano a finanziarli per non avere la rabbia in casa. La parola “castigo” è diventata una bestemmia. La società odierna rifiuta di castigare, punire, reprimere chi sbaglia. Se poi a sbagliare sono i giovani, l’assoluzione è garantita: poveri figli, si comportano così perché non hanno lavoro e, di conseguenza, neppure un futuro. Quando sento i telegiornali strillare che un terzo dei giovani italiani è senza un impiego, mi irrito. Tra le tante sue colpe, la tivù è diventata la madre di tutte le favole sul destino malvagio delle nuove generazioni. Mai che si dica la verità: il lavoro c’è, faticoso, spesso ingrato, però esiste. Basta adattarsi. Sono gli stessi mestieri che hanno dato da vivere ai nostri genitori. Non sto parlando di secoli fa, ma di un’età più vicina: il Novecento, il secolo che ha visto l’Italia diventare un paese ricco, generoso, senza paura. Le famiglie italiane hanno informato i figli di come andava la baracca prima che loro nascessero? Penso di no. Insieme al castigo, manca pure la capacità di trasmettere le esperienze delle generazioni passate. I ragazzi cresceranno ignoranti? Pazienza, l’unica cosa che conta è farli sentire soddisfatti, felici, assistiti, convinti di meritare tutto. E di ottenerlo, questo tutto.

Oggi il ragazzo è il cliente di un mercato gratuito, dove si conquista qualunque merce senza fatica e senza soldi. Vuoi la motocicletta, caro figliolo? Certo che la voglio. Dopo verrà l’automobile, l’ultimo aggeggio elettronico, l’abito alla moda, le scarpe costose, le vacanze senza risparmio, i lunghi week end, le donne o i maschi da scopare, i liquori per sbronzarsi, la droga per illudersi che il mondo sia fatto di vecchi stronzi, pronti a tutto pur di far felici i giovani.  In parte avviene già così. Come campano i bamboccioni nullafacenti? Vivono sulle spalle dei nonni, che gli sacrificano le loro pensioni. E sulle spalle dei padri e delle madri, che faticano come bestie per consentire ai figli di non faticare. L’Italia è un’immensa vigna di Papa Giulio, dove l’uva cresceva senza che nessuno la coltivasse. Ma che cosa accadrà il giorno che i nonni per primi e poi i genitori moriranno? E il loro pozzo di San Patrizio risulterà asciutto? Mi è capitato di domandarlo a un ragazzo, simile a quelli che ho descritto. Lui mi ha risposto, lapidario: «Andrò a rubare». Sta già avvenendo. Anche nel clima di odio politico sono sempre i giovani a fare gli incendiari. Lo si è visto di nuovo a Napoli, due giorni fa, quando una gang rossa ha aggredito il candidato sindaco di un altro colore.  Siamo sopra un Titanic che rischia di affondare. Quante famiglie l’ hanno spiegato ai figli? Non lo so. Ma ho un pensiero crudele. È questo: i genitori non servono più a niente. Forse sarà meglio abolirli.

di Giampaolo Pansa

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Commenti all'articolo

  • lumaca

    09 Maggio 2011 - 01:01

    Leggi bene prima di offendere: ci fai una brutta figura. Ho scritto "figli": significa che mi riferisco al periodo di nascita dei loro genitori (responsabili della loro educazione) e infatti l'ho specificato anche nel titolo.

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  • nordy

    04 Maggio 2011 - 17:05

    di Giampaolo Pansa. E la reazione rabbiosa (o quantomeno piccata) di tanti genitori-nongenitori (nel senso di genitori che non sanno fare i genitori) dimostra proprio la similitudine con altre tipologie di persone che di fronte alla critica giusta (o, quantomeno, sincera ed onesta) reagiscono con l'aggressione. Male, molto male. Peggio ancora se si considera che proprio questi atteggiamenti sono di esempio per figli che imparano quello che non dovrebbero.

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  • KING KONG

    03 Maggio 2011 - 17:05

    io sono del 64 sono un figlio del 68?????? i miei figli sono figli di un ex sessantottino?????? secondo me i calcoli li state sbagliando....ma tanto l'importante è dare colpa al sessantotto

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    • spiders

      08 Dicembre 2014 - 19:07

      io sono del 51 e nel '68 c'ero, quale disastro, per distruggere un qualcosa bisogna avere un progetto nuovo di contenuti, invece niente, solo ideologia comunista della peggiore specie e i risultati si vedono, vietato vietare, piazza loreto continuerà, l'utero è mio, droga droga droga, ecc ecc slogan di un esercito di coglioni radical chic che sono arrivati al potere e oggi il paese è allo sbando

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  • beylerbey

    03 Maggio 2011 - 16:04

    Lumaca ha scritto bene, scusa ma sei tu che non hai compreso. I giovani di oggi son nati negli anni 80/90, certo ,ma i loro genitori son figli del 68...Questo secondo me voleva dire Lumaca. Leggi bene e vedrai che il suo pensiero non è poi cosi difficile da comprendere. Sul contenuto si può anche non essere d'accordo, ma sulla forma no. Cordialmente.

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