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Marta Russo, un milione a famiglia. Scattone: "Rifare"

Risarcimento civile per l'omicidio alla Sapienza del 1997, ateneo non colpevole. L'imputato: "Cambia poco, sono innocente"

Marta Russo, un milione a famiglia. Scattone: "Rifare"
Quattro anni di attesa. Tanto è durata la causa civile intrapresa dai familiari di Marta Russo, la giovane uccisa da un colpo di arma da fuoco mentre camminava nei viale dell'università La Sapienza, a Roma, nel maggio del 1997, per ottenere un risarcimento dei danni subiti. La famiglia della giovane studentessa decisero di chiamare in giudizio civile non solo i due imputati, Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro, ma anche l'ateneo capitolino, perché "doveva controllare ed essere più vigile nei confronti dei due imputati (all'epoca dei fatti ricercatori universitari, ndr). E che pur non essendo strettamente dipendenti comunque vi lavoravano all'interno". Il tribunale civile, che ieri sera ha stabilito in un milione di euro il risarcimento per la famiglia Russo, ha però non ritenuta responsabile della morte della giovane l'Università romana.

"SONO INNOCENTE" - Uno dei due imputati, Giovanni Scattone, non si arrende: "Questo era il primo grado del giudizio civile. Sinceramente non mi sembra che cambi nulla", ribadisce l'uomo condannato con Salvatore Ferraro a risarcire la famiglia di Marta Russo. "Quello che mi potrà interessare - spiega dalle pagine del Messaggero - sarà una revisione del processo nel momento in cui ci saranno nuovi elementi. Ma già dai tempi del processo penale era stato stabilito un risarcimento, la decisione di ieri notte è solo una conseguenza". A giudizio di Scattone, "questo è stato tutto un processo sbagliato che ha originato come conseguenza accessoria questa condanna". "Sicuramente prima o poi farò una richiesta di revisione perché ero innocente e sono stato condannato ingiustamente. Lo farò nel momento in cui ci saranno elementi sufficienti".

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