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Melania, il marito "credibile". Ma è ancora torchiato

Parolisi riascoltato dai pm dopo il primo confronto di 8 ore a Somma Vesuviana. Sul tradimento: "Non avrei mai lasciato Melania"

Melania, il marito "credibile". Ma è ancora torchiato
I pm mettono sotto torchio Salvatore Parolisi. Dopo il confronto di 8 ore della sera di martedì, il marito di Melania Rea è stato di nuovo sentito dagli inquirenti che indagano sulla morte della donna, ma il suo nome non figura ancora tra gli indagati: rimane, insomma, una persona informata sui fatti e la sua versione "appare credibile" . Nessuna indiscrezione ancora sul lungo faccia a faccia col pm Monti, eccezion fatta per  "Io non avrei mai lasciato mia moglie Melania". Così Parolisi avrebbe commentato le dichiarazioni della sua ex allieva a Reggimento Piceno, Ludovica P., secondo cui il militare avrebbe lasciato la moglie per andare con lei.  L'audizione fiume di martedì - il terzo interrogatorio a cui è stato sottoposto il caporalmaggiore - è un nuovo tentativo di far luce sulle incongruenze che avvolgono il caso. Martedì l'ultima indiscrezione, secondo la quale il 18 aprile, giorno della scomparsa di Melania, il cellulare del marito sarebbe stato agganciato dalla cella di Ripe, proprio dove è stato ritrovato il cadavere della donna, tra le 14 e le 14.15. Un fatto che sconfesserebbe ancora una volta la versione fornita dall'uomo, che ha sempre sostenuto la tesi della scomparsa della moglie a Colle San Marco, a diversi chilometri di distanza, nel posto dove si erano recati per fare giocare la bambina. Sull'indiscrezione, però, non sono ancora arrivate conferme ufficiali.


L'AUDIZIONE IN CASERMA - A tre settimane dal ritrovamento del corpo di Melania - martoriato da 35 coltellate  -, gli interrogativi sono ancora tanti. Così martedì il caporalmaggiore è stato sentito nella caserma di Somma Vesuviana prima e in quella di Castel Cisterna poi, nel tentativo di avere un resoconto più dettagliato su cosa è accaduto quel 18 aprile.
Il pm ascolano Umberto Monti, si è recato nel napoletano, dove Parolisi è tornato dal giorno della morte della moglie. L'interrogatorio è cominciato alle 17 ed è finito all'una del mattino. Ma nessuna svolta sul caso.

GLI INTERROGATIVI -
Sono tanti gli interrogativi ai quali gli inquirenti non sanno ancora rispondere. Troppi i controsensi su quella giornata, pochissime le certezze. Si sa che quel giorno Melania, il marito e la bambina si recarono al supermercato per fare la spesa, che ritornarono a casa per il pranzo. Poi, secondo quanto raccontato dal Parolisi, ci sarebbe stata la gita nel bosco. Qui la versione dell'uomo comincia a mostrare la sua debolezza. Non c'è un testimone che sia in grado di provare che Melania sia stata quel pomeriggio ai giardini. Eppure, è una donna che non passa inosservata. Ci si chiede perché Salvatore quel pomeriggio indossasse pantaloncini corti e una t-shirt, nonostante le basse temperature; ci si chiede perché Melania fosse uscita senza borsa;  perché si sia allontanata verso il bagno del ristorante senza neanche provare ad andare in quello più vicino e prendendo, per giunta, la strada più lunga.

LE INCONGRUENZE -
E poi, ci sono gli orari. Ci si chiede perché il marito abbia aspettato quasi un'ora prima di dare l'allarme. Così come lascia perplessi il fatto che il militare, durante i rilievi sul luogo del delitto, abbia sentito il bisogno di far sapere che "lì, qualche giorno prima, ho avuto un momento di intimità con Melania", quasi a voler mettere avanti le mani nel caso di tracce biologiche a lui riconducibili. Inspiegabile, poi, anche la frase con la quale comunicò all'amico Raffaele la sparizione della moglie: "Me l'hanno presa...".

LA DOPPIA VITA DI PAROLISI -
A far cadere i sospetti sul caporalmaggiore c'è anche la doppia vita di marito e fedifrago. Parenti, amici e conoscenti descrivono quella di Melania e Salvatore come una storia idilliaca, una favola moderna. Eppure, dietro l'immagine di coppia innamorata si nascondono delle screpe e una storia parallela tra l'istruttore e una
sua ex allieva, Ludovica. E molte altre ancora probabilmente. Storie di cui Melania era venuita a conoscenza ma che aveva glissato per mantenere unita la famiglia. 

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Commenti all'articolo

  • saraelle

    20 Maggio 2011 - 19:07

    Definire "credibile" uno che finora ha mentito su tutto mi sembra una barzelletta... Ma si spiega perchè in Italia non si riesce a risolvere quasi nessun caso di omicidio!

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  • nicola.guastamacchiatin.it

    11 Maggio 2011 - 23:11

    Non voglio soffermarmi, come taluni fanno, nell'immedesimarmi nei panni degli addetti alla polizia giudiziaruia e in questo caso al Magistrato inquirente e agli Ufficiali dei Carabinieri che stanno lodevolmente svolgendo i loro compiti. Ma, in quello che,come militare ha fatto il Caporalmaggiore , soggetto interessato al dramma, che con il suo comportamento ha approfittando del suo stato di militare insegnante nozioni di funzionalità di armi alle giovani reclute che quotidianamente contattava nella stessa Caserma, per avere con loro delle storie amorose. Il Caporalmaggiore, in una intervista,inoltre, ha detto che insegnava alle reclute onore e morale patriottica. A questo punto, molti che hanno vestito una uniforme dell'Esercito Italiano e che hanno svolto molti anni della predetta vita militare, si domandano ma che fine abbiano fatto il Comandante della Scuola Militare e gli Ufficiali preposti alla conduzione della Caserma se hanno delegato un loro subalterno per tali nozioni ?

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  • alvit

    11 Maggio 2011 - 18:06

    continuiamo con le figuracce totali. La fine si conosce gia' da molto, le indagini sono ferme a continui interrogatori del marito e colui o colei che ha commesso il crimine, chissa' dove e'. La nostra scientifica fa solo sorridere, vedi Yara, Sarah, Chiara e tutte le altre. Per la Claps il mistero si e' risolto solo ed esclusivamente per la tenacia della mamma, non di certo per la polizia. La contessa Filo della Torre, sono passati venti anni, Via Poma altri venti. Pieta', facciamo solo pieta'.

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  • vision

    11 Maggio 2011 - 16:04

    I delitti imperfetti, al contrario di quanto si pensa, esistono solo nei films e sui libri. Nella realtà - ahimè - i delitti perfetti esistono. Pensiamo a Sara, indaga e interroga, niente di certo, e se non era per lo zio famoso chi l'avrebbe ritrovata. Pensiamo a Yara... niente di niente. E il caso Claps? altro che delitto perfetto. Insoluto per 17 anni, omertà, reticenze, connivenze... che schifo. E il caso Cesaroni, hanno messo dentro il Raniero dopo 20 anni ditemi voi con quali prove... Ora il caso Rea... da cui viene fuori solo il ritratto squallido di un marito traditore, sono tanto innamorato ma ti tradisco perché i veri uomini fanno così. Ma non assassino (anche se veramente non convince), per ora l'unica etichetta è quella di maschio squallido, come ce ne sono a migliaia. Non possiamo giudicare noi da fuori l'operato degli inquirenti; però possiamo vedere. E quello che vediamo è che i colpevoli vengono assicurati alla giustizia solo se confessano, raramente vengono incastrati

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