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Baby Italia non lavora né studia: giovani in via d'estinzione

Allarme Censis: "Dal 2000 'spariti' 2 milioni di ragazzi tra i 15 e i 34 anni". E l'11% degli adolescenti è "inattivo"

Baby Italia non lavora né studia: giovani in via d'estinzione
I giovani italiani non studiano e non lavorano. Volendo citare uno storico inno punk italiano degli anni Ottanta targato Cccp, guardano ormai pure poca tv, non vanno al cinema e di sport solo il minimo. In realtà, dall'analisi del Censis sulle nuove generazioni da scherzare non c'è molto. Sarebbero, secondo il direttore Giuseppe Roma, addirittura una "specie in via d'estinzione". "Negli ultimi 10 anni, dal 2000 al 2010, abbiamo perso più di 2 milioni di cittadini di età compresa tra i 15 e i 34 anni", lancia l'allarme Roma. davanti alla Commissione Lavoro della Camera. I dati, i peggiori insieme a quelli tedeschi, confermano che i giovani in Italia "sono una merce rara", a differenza degli over 65, che nell'ultimo decennio sono aumentati di un milione e 896mila unità.

PIGRI E CONTENTI - Ma un altro elemento preoccupante è il record di "inattività volontaria". Secondo il Censis, l'11,2% dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni "non sono interessati a lavorare o studiare". Nella classifica dei giovani Neet (dall'inglese Not in education, employment or training) il dato italiano è superiore di oltre tre volte alla media europee (3,4%) e molto peggiore di quello tedesco (3,6%), francese (3,5%) o inglese (1,7%). La Spagna è invece il paese con meno giovani "nullafacenti", pari ad appena lo 0,5%. La critica di Roma tocca anche il "sistema formativo" italiano, "ritardato rispetto agli altri Paesi dell'Ue". Oggi il 60,4% dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni è impegnato nella formazione, ma solo il 3,1% è laureato contro una media europea del 7,8%. Mesta anche la condizione dei 25-34enni: laureato solo il 20,7% rispetto al 33% dei loro coetanei europei.


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  • sparviero

    03 Ottobre 2011 - 16:04

    Non è possibile: ma vi decidete o no? Non è ammissibile sostenere la tesi secondo la quale i laureati "sarebbero" in esubero (anche in quelle lauree considerate "inutili") facendola coesistere con l'antitetica, che lamenta il loro numero esiguo rispetto alla media europea. I problemi sono due: forse all'ufficio statistiche quella mattina avevano finito caffé e cornetto e quindi non erano in pieno possesso delle proprie facoltà fisico-mentali, oppure veramente è l'Italia a non essere pronta a diventare un paese moderno al passo con il mondo attuale. Purtroppo propendo per la seconda, considerando soprattutto che come il cane segue fedelmente il padrone, così la" casta-guida" ha intessuto le sue trame.

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  • AUG82

    18 Maggio 2011 - 18:06

    Da noi in Italia manca del tutto una flessibilità feconda tipica delle società anglosassoni, tra domanda e offerta di lavoro non c' è un idonea sintonia d' interessi, che, invece dovrebbero convergere all' unisono per l' obiettivo sociale ed economico di una disoccupazione minimale reale, non frutto solo di contratti atipici, collaborazioni casuali e sporadiche, flessibilità contrattuale di comodo data la propensione a ritenere l' assunzione normale come un rischio di subire permanentemente dei contenziosi per l' imprenditore.. Così per le furbate e scorrettezze di alcuni,noi giovani subiamo le angherie di aziende, imprenditori e datori di lavoro che fanno di tutta un erba un fascio e ci lasciano o nullafacenti o in forza sul luogo di lavoro senza un adeguata preparazione specifica per il ruolo contrattualmente previsto o ci garantiscono un futuro prossimo con contratti da precari a vita. Così i valori della persona lavoratrice a prescindere da ogni appartenenza politica sono umiliati

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  • AUG82

    18 Maggio 2011 - 18:06

    Pochi spazi, esigue possibilità, contratti flessibili, lavori retribuiti con voucher o call center a progetto...non sono sinonimi di scarse poenzialità..da noi in Italia manca completamente una genuina fiducia nelle capacità recondite dei giovani, specie se laureati, è l' accesso al mondo del lavoro il vero fardello che ognuno deve sopportare; le richieste di cv che trabbochino di esperienza pluriennale anche per qualifiche lavorative non necessariamente dirigenziali o di alta responsabilità e contestualmente comunque volere dei totolari di lauree è fortemente contraddittorio... In definitiva il mancato ricambio generazionale è un substrato di una forma mentis consolidata della società italiana fortemente incline al mantenimento dello status quo, la flessibilità in ogni attività e attitudine da noi è irrealizzabile in quanto ne mancano i presupposti vitali tipici della società anglosassone, qui da noi è assai difficile avere nella media generale molteplici possibilità che ti permettano

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  • Satanasso

    18 Maggio 2011 - 16:04

    La verita',è che "Il Nuovo Ordine Mondiale" vuole cambiare l'assetto etnico dell'Italia scoraggiando le coppie italiane ad avere figli e importando milioni di arabo-africani da sostituire agli autoctoni,al punto che l'Italia,ha aperto da poco un ufficio di collocamento in Egitto per favorire l'inserimento dei nuovi schiavi che lavoreranno per 3 euro all'ora ! Ma le rivoluzioni partono dal Basso...dal Popolo e le guerre civili sono sempre in agguato !

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