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I funerali della piccola Yara a Brembate Appello di Napolitano: "Fare subito luce"

Dopo sei mesi il rito funebre: le esequie svolte in palestra. Vescovo di Bergamo: "Chi ha ucciso ora esca dell'oscurità"

I funerali della piccola Yara a Brembate Appello di Napolitano: "Fare subito luce"
Centinaia di persone hanno riempito il piazzale del centro sportivo di Brembate Sopra, davanti ai maxi schermi che trasmettono le immagini di rito del funerale di Yara Gambirasio, che avviene a sei mesi dalla sua scomparsa e dalla sua morte. Nel Paese è lutto cittadino per la piccola usccisa lo scorso 26 novembre, e per il cui delitto gli inquirenti non hanno ancora individuato il colpevole. "Aspettiamo una risposta, aspettiamo un segno, aspettiamo un dono": con queste parole il vescovo di Bergamo, Francesco Braschi, ha dato inizio ai funerali di Yara, offrendo il suo saluto al piccolo feretro. Al termine della cerimonia il feretro di Yara ha lasciato la palestra tra gli applausi. Più volte, durante la funzione religiosa che è durata quasi due ore, amici e concittadini della giovane promessa della ginnastica hanno applaudito.


NAPOLITANO: "FARE LUCE" - Durante le esequie il sindaco di Brembate Sopra ha letto un messaggio inviato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. "Si chiude oggi con i funerali una pagina della tragedia di Yara - ha sottolineato il Capo dello Stato - che ha così terribilmente colpito la famiglia e l'intera cittadinanza, commuovendo tutta l'Italia. La prego - Napolitano si è rivolto al sindaco - di farsi interprete della mia partecipazione al dolore dei genitori e della popolazione. Il mio auspicio è che si riesca a far luce sull'orrendo delitto, per quanto il cammino per questi risultati sia davvero difficile".

"USCITE DALL'OSCURITA'" - "Noi vorremmo guardare in faccia quegli sguardi, incrociare quegli sguardi, vorremmo dire uscite dall'oscurità. E' un'oscurità che sta mangiando anche voi", ha prosegutio l'appello il vescovo di Bergamo. "Yara non è semplicemnte morta, su di lei abbiamo visto accanirsi l'oscurità del male". Beschi ha poi ricordato i moltio volontari e le forze dell'ordine che hanno partecipato alle ricerche della ragazzina. Poi l'invito a papà Fulvio e mamma Maura a non perdere la speranza e il cammino in crsti, l'invito a non smarrirsi davanti a una tragedia come questa. Per farlo, prosegue il vescovo di Bergamo, bisgona affidarsi "alla croce di Cristo, la croce di Yara, la croce degli innocenti". Poi, rivolgendosi alla piccola bara bianca sulla quale è posata una foto della ragazzina e un fascio di rose gialle, ha aggiunto: "Yara è arrivata a casa, la casa di tutti noi, la casa di Dio". In prima fila, nel palazzetto dello sport di Brembate, c'erano i fratelli di Yara, Keba, Gioele e Nathan.

IL SINDACO - "Chiedo di prendere un impegno per questi ragazzi che sono qui oggi per affidare a loro, un mondo di speranza e di fiducia". Queste le parole scelte da Diego Locatelli, sindaco di Brembate Sopra, per ricordare Yara al termine della cerimonia. "Voglio ringraziare - ha aggiunto - tutti quelli che ci hanno aiutato e sostenuto in questi mesi. Ho anche un desiderio e una promessa che voglio coinvolga tutti. La nostra è una comunità toccata profondamente, ma vedo che c'è già un impegno ad andare avanti a stare insieme e vedere un altro modo di essere adulti e responsabili".

"CONTINUA A RIDERE" - Tanti anche i messaggi delle amiche che hanno così voluto ricordare Yara. All'interno della palestra sono saliti sull'altare improvvisato molti amici della 13enne: una compagna di scuola e altre ragazze con cui si allenava. "La morte non è niente, sei solo passata dall'altra parte del sentireo, ma tu parlami come hai sempre fatto, continua a ridere come hai sempre fatto. Prega e pensami. Asciuga le tue lacrime, il tuo sorriso è la mia pace", ha recitato il commuovente messaggio un'amica. "Ci manchi tanto. Ti vogliamo bene. Anche se non ci vediamo sappiamo che ci pensi sempre": questo un altro pensiero di un'amica di Yara.

FORZE IN CAMPO - L'organizzazione per il triste evento è stata imponente. Attorno al Paese erano predisposti tre grandi parcheggi per un totale di 600 posti auto. Oltre 200 persone erano impiegate per garantire l'ordine pubblico e per offrire assistenza: 50 uomini tra polizia di Stato e carabiniei, 30 membri dell'associazione carabinieri a riposo con un'ambulanza, 60 membri della Croce Rossa, 30 persone dell'Anpas, 15 agenti della polizia locale, 6 di quella provinciale, 15 vigili del fuoco e 15 volontari della protezione civile (rigorosamente senza divisa, secondo gli ordini del presidente della Provincia di Bergamo).

LA CELEBRAZIONE - Il rito - officiato dal vescovo di Bergamo e dal parroco del paese, don Corinno Scotti - è stato celebrato nella palestra dove la piccola Yara si allenava: nella struttura sono state ammesse 700 persone, oltre al coro e all'orchestra della scuola di musica 'Donizetti' di Bergamo. Tra i primi ad arrivare, la senatrice Alessandra Gallone, il deputato Mirko Tremaglia, il questore di Bergamo, Vincenzo Ricciardi, e il comandante provinciale dei carabinieri, Roberto Tortorella.

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Commenti all'articolo

  • herbavoliox

    29 Maggio 2011 - 10:10

    bene farebbe a occuparsi di affari istituzionali invece di dire ovvietà!

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  • bellissimo

    29 Maggio 2011 - 10:10

    Sarà meglio che la polizia prenda il DNA anche a tutti quelli che sbarcano a Lampedusa o entrano qui illegalmente,se non vogliamo che si ripetano altre YARE.

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  • donrinofirenze

    29 Maggio 2011 - 08:08

    In Italia conta molto essere ammazzati e quanto più è da cannibali la cosa tanto più piace alla gente ed ai giornali che vendono,che squallora ancora una volta spettacolo e spettacolo...ciò che rattrista ed indigna è la presenza della chiesa nel vescovo a tener banco a questa spettacolarizzazione......Dio vede e provvederà!

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  • Al-dente

    28 Maggio 2011 - 23:11

    Avessero almeno la faccia di starsene zitti per essere stati degli incapaci fino ad adesso! Non mi riferisco solo agli inquirenti ma anche alle varie istituzioni che dicono di difenderci a parole ma che nei fatti sono capaci solo di avere soldi e guardie del corpo pagate da noi.

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