Cerca

Fincantieri, Boni: "Ritiro il piano". Stop ai tagli

Il governo pronto a bloccare i licenziamenti: far ripartire confronto tra le parti. Nella Capitale 1.500 in corteo

Fincantieri, Boni: "Ritiro il piano". Stop ai tagli
L'amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, ha ritirato il piano industriale dell'azienda dopo la sollevazione dei lavoratori. Lo si è appreso da fonti sindacali che hanno riferito come, durante il tavolo tra governo e sindacati, Bono avrebbe spiegato: "Se queste sono le vostre richieste, ritiro il piano". "Ritiro il piano e spero che così si possano esorcizzare le tensioni", ha spiegato l'ad. "Il piano presentato nei giorni scorsi non era un novità per nessuno - ha proseguito -. Sono una persona che si assume le sue responsabilità, ma con gli attacchi subiti da tutte le parti, da destra e sinistra, anche la mia forza viene meno.

SODDISFAZIONE DI ROMANI - "Il governo ha preso atto e apprezzato la decisione", ha commentato il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, al termine del tavolo con azienda e sindacati. Quindi ha annunciato che verranno aperti due tavoli regionali, uno in Liguria e uno in Campania. "Nei prossimi mesi - ha aggiunto il ministro - con i tavoli si potranno trovare soluzioni compatibili con livelli occupazionali adeguati".

STOP AL PIANO - Il governo, si è appreso da fonti parlamentari, sarebbe pronto a bloccare il piano industriale di Fincantieri. Nel corso del vertici con i sindacati di venerdì mattina a Roma, il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, potrebbea annunciare lo stop ai tagli e alle chisure per far ripartire il confronto tra le parti, così come era stato auspicato della istituzioni. Lo stopo ai 2.550 tagli previsti dal piano (che prevede la chiusura degli stabilimenti di Sestri Ponente e Castellamare di Stabia e il ridimensionamento di quello di Riva Trigoso), sarebbe possibile grazie alle nuove commesse pubbliche nel settore militare e agli incentivi ai privati per l'ammodernamento della flotta.

MANIFESTAZIONE A ROMA - Più di 1.500 lavoratori di Finacantieri si sono recati a Roma, dalla Campania e dalla Ligura, per sfilare in un corteo di protesta contro il piano industriale dell'azienda di Trieste. L'occasione è il vertice convocato da Romani, al quale hanno partecipato aziende e sindacati.

MURO DELLA FIOM - Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, non ha concesso margini di trattativa. "E' necessario che nell'incontro il governo tolga dal tavolo il piano di Bono, e che entro sera si sappia che non chiudono i cantieri e si possa così aprire una trattativa". Queste le richieste di Landini, che ha sottolineato come "sulla base di questo piano per noi non c'è trattativa. Non siamo disponibili a trattare di fronte a chiusure e licenziamenti".

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • migpao

    04 Giugno 2011 - 14:02

    evviva le commesse pubbliche... ma... allora pago io ?!?!

    Report

    Rispondi

  • bepper

    03 Giugno 2011 - 17:05

    Gli unici piani industriali che i nostri geniali AD strapagati sono quelli in cui i costi vengono compressi grazie alla riduzione della forza lavoro. Un operaio coreano è pagato due volte rispetto ad uno italiano, ma i cantieri di Seul sono maggiormente competitivi, perché da quelle parti si investe in innovazione e prodotto. Il mercato dei cantieri navali non sarà fermo per sempre, la cantieristica italiana è di eccellenza, una volta che si chiude un cantiere la capacità produttiva si perde per sempre a vantaggio dei competitori. Poi un piano industriale di questa portata non lo si fa senza l'assenso dell'azionista, Tremonti e Romani stavano in ferie? E se il posto lo perdesse Bono e si assumesse un che sa stare nel mercato?

    Report

    Rispondi

  • dubhe2003

    03 Giugno 2011 - 17:05

    ...sempre ragione?Naturalmente,solo se si grida più forte...è un classico assodato della cultura mediterranea.Non che non sia positivo tenere aperta un'azienda,a patto che sia produttiva però,purchè abbia reali commesse! Se invece si costruissero...le sagome,per tenere calmi gli animi...(come con l'ex Alfa Sud,di storica memoria),allora si continuerebbe a mettere in pratica la solita legge,(in questo caso devastante) dei"Vasi comunicanti",che significa spalmare lo sciupio di denaro,su tutta la comunità produttiva.Auspichiamo non sia così;però la domanda viene spontanea:Come mai ora ci sarebbero le commesse,dopo tutto questo ciarlare inutile?Abbozzo un pensiero per i...pacifisti;se si producessero mine od altri armamenti da vendere ai paesi in rivolta,vi andrebbe bene lo stesso?E...il Sig.Landini,per le...tessere,sarebbe disposto a chiuderebbe un occhio o forse due?

    Report

    Rispondi

  • topo.gigio

    03 Giugno 2011 - 16:04

    E chi pagherà per lasciare tutto com'è? L'industria Italia come Aiazzone? In questi ultimi anni di governo "l'opposizione" affosserà il Paese cosicchè vincendo, i furbastri del quartiere (guarda Fini attaccato alla poltrona del "Napoletano" sotto la tettoia della sfilata), potranno fare i propri comodi rassicurando glì elettori che se tutto va male il guaio è stato Berlusconi. Cittadini: rimboccatevi le maniche! Una meraviglia della quale godremo per dispetto e per disperazione.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog