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In manette il dottor Scotti: traffico illecito di rifiuti

Arrestato il presidente e ad del gruppo Riso Scotti. Nella centrale venivano bruciati rifiuti invece che le biomasse

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In manette il dottor Scotti: traffico illecito di rifiuti
Angelo Dario Scotti, presidente e ad del gruppo Riso Scotti, è stato arrestato martedì mattina nell’ambito di un’inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti. Scotti è stato raggiunto da un’ordinanza di arresti domiciliari, che riguarda anche altre tre persone coinvolte.

L'inchiesta - Al centro dell’indagine che ha portato agli arresti domiciliari Angelo Dario Scotti vi è la centrale  elettrica della Scotti a Pavia, dove secondo l’accusa, non si bruciavano biomasse ma rifiuti di vario tipo, alcuni dei quali classificati pericolosi. Insieme a Scotti sono stati arrestati anche   tre funzionari del Gse, gestore dei servizi energetici, la società pubblica che deve gestire gli incentivi per la produzione di elettricità da fonti rinnovabili. La centrale a biomasse Riso Scotti Energia di Pavia era già stata messa sotto sequestro lo scorso novembre, nel corso dell'operazione dirty energy, coordinata dalla procura della Repubblica di Pavia e condotta dai sostituti Roberto Valli, Luisa Rossi e Paolo Mazza. Sette persone sono finite ai domiciliari, tra cui  il presidente della società, Giorgio Radice e il direttore dell’impianto, Massimo Magnani, gli indagati nel complesso sono 12. Inoltre, sono stati sequestrati 40 mezzi ed eseguite 60 perquisizioni in tutta Italia.

L'accusa - Secondo le indagini condotte dal Corpo forestale, nell’impianto, insieme alla lolla, si bruciavano anche rifiuti di varia natura (tra cui legno, plastiche, imballaggi e fanghi di depurazione di acque reflue) con concentrazioni di inquinanti (soprattutto metalli pesanti) superiori ai limiti consentiti dalla legge. Un traffico di 40.000 tonnellate di rifiuti urbani e industriali non regolarmente trattati, provenienti da impianti di smaltimento in Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli, Emilia Romagna, Toscana e Puglia. Tutto ciò era possibile grazie ai falsi certificati rilasciati da laboratori di analisi chimiche compiacenti, per un giro d’affari che, secondo le prime stime, si aggira intorno ai 30 milioni di euro, grazie anche agli incentivi statali che questo genere di impianti riceve.

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Commenti all'articolo

  • giulietta50

    09 Giugno 2011 - 11:11

    Lei ha perfettamente ragione, la spiegazione che mi sono data è ovvia e piuttosto amara: la legge NON è uguale per tutti.

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  • lucki

    09 Giugno 2011 - 09:09

    Tutto viene messo in politica, si giustifica questo o quello a seconda dell' orientamento politico. TUTTI, dovrebbero porsi una domanda: perche' quando arrestano le cosidette persone comuni le mettono in galera,viceversa, quando tocca a personaggi in vista vengono messi ai domiciliari. Mi piacerebbe capirlo.

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  • giulietta50

    08 Giugno 2011 - 20:08

    Lei mi disarma col suo candore. Purtroppo quelli che stanno in difficoltà si barcamenano in altro modo e non fanno cose illecite. Fra poco, se continua così, giustificherà anche quel delinquente di Tanzi che ha rovinato migliaia di risparmiatori che avevano comprato le azioni Parmalat. Comunque, per piacere, si legga o rilegga l'articolo e cerchi di comprendere di cosa si tratta in questo caso.

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