Cerca

Santoro, un addio con minacce: "Rai, riprendimi"

Ultima puntata di 'Annozero', Michele avverte i vertici di viale Mazzini: "Occhio, posso rientrare". Poi lo show contro Sgarbi e Minzolini / BORGONOVO

Santoro, un addio con minacce: "Rai, riprendimi"
Il dubbio che affligge Michele Santoro è amletico: mi si nota di più se vado o se non vado? Debbo restare in Rai a farmi pagare la messa in piega dai contribuenti o posso andare a La7 a fare a gara con Mentana e Travaglio a chi ha più ricci in testa? (vince Mentana, con gran fastidio di Gad Lerner). Nell’incertezza, San Michele Martire patrono dei piagnoni ha scodellato la puntata d’addio di Annozero, la comica finale. Il più grande piagnisteo di sempre, con tinte da ricatto. Tema: i referendum, anche se l’unico quesito che interessa la soubrette Santoro e la vice soubrette Marco Travaglio riguarda la collocazione prossima ventura del loro circo anti-Silvio. Il canovaccio di dibattito politico era come al solito pretestuoso, poiché l’unica cosa che importava al conduttore era parlare dei fatti suoi (compresa la partecipazione alla prossima manifestazione della Fiom).

Ma bisogna capirlo, deve ancora smaltire il trauma dovuto alla celebre frase pronunciata dall’allora presidente di Viale Mazzini Enzo Siciliano, che interrogato sui destini di Santoro rispose: «Michele chi?». Da allora “Michele Chi” cerca di dimostrare a tutti di essere quello che ce l’ha più grosso. L’ascolto, ovviamente. Non a caso Beniamino Placido l’aveva soprannominato Gigi il bullo, cogliendo nel segno.

Non più tardi di due giorni fa, infatti, Sua Santorità ha esibito sul sito di Annozero lo share registrato nel corso degli anni, una roba da Marchese del Grillo (Beppe): «Io son io e voi non siete…». Stesso copione per l’anteprima, interamente basata sui fatti privati di Don Michele: «Io sono della Rai», scandisce. Tesse grandi elogi dei tecnici della Rai, degli autisti della Rai, infila la nota lacrimevole di suo padre ferroviere che ha fatto studiare cinque figli perché uno riuscisse ad avere successo in Rai… Poteva anche farla più breve e dichiarare: trattiamo il mio ingaggio. Questo ha fatto ieri Santoro: ha discusso del suo contratto, sfruttando il palcoscenico della prima serata messogli a disposizione da una sentenza per minacciare il presidente di Viale Mazzini Paolo Garimberti: «La vuole o non la vuole questa trasmissione? Rimango qui al costo di un euro a puntata». Da bravo mercante arabo, ha fatto balenare l’ipotesi di fuga a La7, sbandierando i risultati della borsa: «Più venti per cento alla notizia che sarei andato lì». Poi, lo spauracchio: nell’accordo che ha firmato c’è scritto che può collaborare con la televisione pubblica. «Anche da domani, state attenti, anche da domani!»,  bercia con gli occhi spiritati.

Grande pantomima, bravo Michele. Ti sei dimenticato di un piccolo particolare: sei tu che vuoi lasciare la Rai. Sei tu che tratti con La7 parlando di contratti a peso d’oro. L’accordo risolutivo con l’emittente di Stato è consensuale, nessuno ti sta cacciando. Ma se non recita il ruolo del martire, la Madonna delle Lacrime Santoro non è in grado di andare in onda. Dunque via libera all’ultima trattativa contrattuale, chissà mai che non si strappino due centesimi in più.
Nel frattempo, godiamoci la libertà che ci consente il servizio pubblico.

Libertà anche di sbroccare, perché Michele in chiusura di trasmissione esplode, urla contro Roberto Castelli, grida che «io sto nel mercato», che la trasmissione di Sgarbi l’ha finanziata lui, che il Tg1 di Minzolini lo paga lui, con gli incassi pubblicitari di Annozero, bercia contro i partiti che dominano Viale Mazzini (gli stessi che lo hanno messo dove sta, fra l’altro), le vene gli esplodono nel collo. E delira contro Castelli: «Lasciate la Rai libera!».  Michele urla e tutti urlano con lui, a partire da Di Pietro, sembra un mercato napoletano. Speravamo da un momento all’altro di udire le sirene dell’ambulanza.
Dicci, Michele. Che cosa vuoi? Qualche denaro in più?  Possiamo organizzare una sottoscrizione, se vuoi, come se fossi un terremotato dell’Abruzzo.

Possiamo destinare il cinque per mille ad Annozero, se preferisci. O vuoi che andiamo in pellegrinaggio a Lourdes per procurarti grazie? Vuoi andare a La7, visto che il vento è cambiato, come dici tu, visto che a Milano e Napoli il popolo ha deciso che l’anno zero è finito? Prego, accomodati. Pensare che ci si era quasi spezzato il cuore, alla notizia che saresti andato via. Poi abbiamo visto la puntata di ieri, abbiamo assistito alla squallida trattativa che hai messo in piedi.

Abbiamo visto lo spettacolino che hai messo in piedi, organizzandoti una festicciola con tutti i tuoi amici: Grillo, Celentano, Di Pietro, Vauro (che in una vignetta dà del coglione a Masi)... Mancava solo il Pagliaccio Baraldi. Un solo pensiero si è solidificato nella mente: questa era solo l’anteprima, adesso, finalmente, Annozero può terminare. Speriamo per sempre.

di Francesco Borgonovo

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • cleto arrighi

    14 Ottobre 2011 - 09:09

    per uno abituato ad urlare anche a dei ragazzini che in gita scolastica mangiavano un panino in strada sotto casa sua ,turbando la sua vista,l'arrogante superbia e la numismatica ricerca dello scontro psico-pseudo intellettuale è ormai fonte e base di vita.

    Report

    Rispondi

  • marcello marilli

    09 Ottobre 2011 - 11:11

    se ne parla ancora di santoro ? ma basta !!! chi si crede di essere quel presuntuoso inqualificabile arrogante a senso unico ? è soltanto un povero pidocchioso che una volta messosi alla prova sul mercato ha trovato pane per i suoi denti . ha trovato gente con gli attributi che hanno avuto il coraggio di dirgli : " ok alla trasmissione , ma non potrai dire quello che ti pare senza approvazione dell'editore . inoltre sarai tu responsabile di quanto ne verrà fuori in termini di denunce ". Messo di fronte a queste normali clausole di contratto MICHELE CUOR DI CONIGLIO ha fatto marcia indietro ripetendo la solita litania del tentativo di bavaglio dell'informazione . ma crede che siano tutti cretini ? i veri uomini ci mettono la loro faccia ed i loro soldi . non come ha sempre fatto questo masaniello del c............

    Report

    Rispondi

  • rocco_b

    15 Giugno 2011 - 16:04

    San(toro) o San Michele? Un lettore bergamasco, i cui scritti compaiono assiduamente, pressoché ogni giorno, nella rubrica "lettere al direttore, opinioni" di vari quotidiani, in primis il "Corriere", espone dubbi circa la convenienza, per la RAI, della chiusura con Michele Santoro, deus di "Annozero". Invero, non suona per nulla isolata l’anzidetta voce, essendo, anzi, milioni, molti milioni, gl’italiani i quali non solo gridano al suicidio, al precipizio qualitativo, al sacrificio del pluralismo dell’informazione e al salasso per la TV di Stato, ma vanno anche stracciandosi le vesti e gemendo con lacrime e lamenti dopo l’addio al network pubblico (ma, sarà proprio così?), del conduttore, artista, autore, protagonista e tribuno salernitano. In realtà, sul più o il meno, positivo o negativo, bianco o nero, vantaggio o svantaggio, crescita o débacle d’audience, sarà il tempo a fornire una risposta. Intorno all’addio in questione, nelle more, sembrerebbe il caso di limitarsi a volgere lo sguardo in alto, a fare remissione e a confidare nei voleri e poteri delle divinità trascendenti, ciascuno le individui in linea con la propria fede e il credo personalmente professato. Se, allo scrivente, è consentito di manifestare la sua soggettiva e individuale valutazione, emerge, fuor di dubbio, apprezzamento, riconoscimento e rispetto nei confronti delle qualità giornalistiche e televisive, in senso generale, intrinseche in Santoro, come comprovato dai numerosi programmi, d’innovazione e d’impatto, ideati, realizzati e firmati nel corso della sua carriera. Al contrario, v’è avversione, critica e disistima riguardo al modo di porsi, sfacciatamente arrogante e marchiato di partigianeria, del personaggio: le percussioni sul tamburo dei copioni riecheggiano sempre nella stessa direzione, aggredendo i soliti timpani, con l’ansia, l’impeto e la mira di arrivare a sfondarli, con spregiudicatezza e con l’obiettivo finale, tra l’altro neppure sottaciuto, di deridere e demolire quei determinati schieramenti di forze politiche, quelli lì e basta. E però, non può svolgersi in un clima simile, con connotazioni così sbilanciate, l’opera di uno show man, dai teleschermi di qualsiasi riferimento, in particolare da quelli della televisione pubblica, la quale ultima ha, è vero, l’azionista Ministero dell’Economia e gli amministratori e manager, purtroppo maldestramente designati dal potere politico e, quindi, orientati verso la pletora di bandiere di destra, sinistra e centro, ma, soprattutto, ha la sua base fondamentale di sostegno poggiante sulla collettività, che concorre decisamente a tenerla in vita. Se Santoro desidera essere non solo giornalista, ma anche capopopolo, non gli resta altro da fare che ritornare alla politica, farsi votare ed eleggere nelle cabine elettorali, rendendosi propositivo e confrontandosi in presenza di alleati e avversari dagli scranni del Parlamento e/o con comizi e arringhe nelle pubbliche piazze. Ad ogni modo, è bene che la smetta con il solito piglio aggressivo, sfottente, derisorio, ultimativo e minaccioso come quello usato qualche giorno addietro, schiumando e scalciando alla stregua di un toro infuriato, all’indirizzo del Presidente della Rai, Garimberti. Purtroppo, il personaggio è "pericoloso" in nuce, nel profondo del suo io, non ha nemmeno attraversato la porta d’uscita dalla casa RAI e già è passato a porre la sua candidatura alla carica di Direttore Generale della medesima azienda. Quale e quanta contrapposizione fra modestia e sfacciataggine! Ne ha percepiti a iosa, di milioni, Santoro, da mamma RAI negli anni del suo servizio, risorse per di più lautamente arrotondate in occasione del congedo appena sottoscritto. Se li goda tali soldi e se proprio non potrà fare a meno d’indossare la divisa di Direttore Generale, crei una sua televisione privata, ovviamente senza alcun canone a carico della gente. Il principe Giacomo Uzeda, nei "Viceré", si caratterizzava con l’esclamazione di scongiuro "Salute a noi!", in senso anti iettatorio; noi, a nostra volta, è il caso che esprimiamo voti a che "Dio ce la mandi buona!". Intanto, sempre in omaggio alla fede, vista la coincidenza tra il giorno del verdetto - 13 giugno – e la sua festa, diciamo "Grazie, S. Antonio!", per aver illuminato e ispirato menti e cuori nella maggioranza degli italiani e fatto raggiungere il benedetto e tanto sospirato quorum ai fini della validità della consultazione referendaria. 14 giugno 2011 Rocco Boccadamo Lecce

    Report

    Rispondi

  • saul64

    11 Giugno 2011 - 10:10

    Il buon Michele: vive solo di: odio per Berlusconi e soldi, tanti soldi che io, come contribuente e "abbonato" Rai sono costretto a pagargli. E mi pesa. Tantissimo. A lui ed alla sua casta di sproloquianti comunsti riuniti in quel canale che ho provveduto a cancellare dall'elenco del mio digitale terrestre. In realtà anch'io vivo di "indifferenza" per tutti i comunisti.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog