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P4, Woodcock stoppato dal gip. Il teorema è già smontato?

Il giudice fa decadere le imputazioni più gravi a carico di Bisignani, come l'associazione a delinquere per la costituzione di una loggia massonica". Lunedì l'interrogatorio dell'affarista

P4, Woodcock stoppato dal gip. Il teorema è già smontato?
L’arresto di Luigi Bisignani era stato chiesto per concussione, corruzione, associazione a delinquere con lo scopo della costituzione di una loggia massonica (già battezzata P4), favoreggiamento e violazione del segreto istruttorio. Il gip di Napoli ha stoppato l’irruenza dei magistrati e accolto soltanto gli ultimi due capi d’imputazione, per i quali «il dirigente d’azienda, mediatore e procacciatore d’affari», come lo definisce il giudice, mercoledì scorso è stato arrestato.
Da due giorni Bisignani è costretto agli arresti domiciliari nel suo appartamento romano, ma lunedì prossimo arriverà a Napoli. Nella tarda mattinata i suoi legali, Fabio Lattanzi e Gianpiero Pirolo, lo assisteranno durante l’interrogatorio di garanzia già messo in calendario. Diversa la posizione di Alfonso Papa, il parlamentare Pdl ed ex magistrato, che Bisignani avrebbe “favorito” e per il quale la procura partenopea ha chiesto alla Camera l’autorizzazione a procedere. La prima riunione della Giunta dell’Aula di Montecitorio si terrà il 22 giugno, perciò fino ad allora Papa, nonostante sia il cardine dell’inchiesta, è da considerare fuori da imminenti sviluppi.  Il ruolo centrale del deputato è rimarcato anche dal fatto che Bisignani ha rischiato di dover rispondere anche di concussione proprio perché in concorso con Papa, che vestiva la figura del pubblico ufficiale, avrebbe «fatto pressioni per indurre» talune persone a parlare e altre a tacere, in modo da «veicolare le informazioni e poterle usare come armi di ricatto». L’ipotesi della corruzione, invece, prende in via (come tutta l’indagine), dalla vicenda su Trenitalia che esplose quasi un anno fa sempre a Napoli. I cinque arresti scattati nel luglio 2010 erano il risultato dell lavoro degli stessi pm di oggi, Henry John Woodcock e Francesco Curcio, dello stesso gip, Luigi Giordano, e degli stessi investigatori, i militari della Guardia di Finanza.
All’epoca la struttura criminale era stata definita «un’organizzazione finalizzata a pilotare in modo sistematico e seriale gli appalti di Trenitalia spa in cambio di tangenti». Adesso il presunto «dossieraggio della P4» è descritto  come un «sistema parallelo» messo in piedi da Bisignani e Papa: un sistema finalizzato alla gestione di notizie riservate, appalti e nomine, anche attraverso interferenze su organi costituzionali.
Questa volta, però, il gip  Giordano, conosciuto nei grattacieli del tribunale di Napoli per la sua «prudenza giudiziaria», ha filtrato le ipotesi dell’accusa e, codice alla mano, ha respinto i reati più gravi. Quello associativo, la corruzione e la concussione. Da una parte perché non è dimostrato che Bisignani abbia mai avuto un’utilità dalle informazioni riservate carpite attraverso Papa o il poliziotto e il carabiniere compiacenti. Dall’altra per un’imprudenza della procura, che ha percorso un sentiero minato: ascoltare conversazioni di parlamentari senza l’autorizzazione della Camera, seppur casualmente. Il punto che pare non abbia digerito il giudice è il «confine della casualità». Cioè, se anche un’utenza non è intestata a un onorevole, ma si capisce che è in uso a lui, forse non dovrebbe essere ascoltata senza nascondersi dietro al paravento che in quel caso non occorre l‘approvazione di Montecitorio. Giurisprudenza, che per adesso ha dichiarato inutilizzabili le intercettazioni di Papa, ma anche quelle di altri politici. Ad ogni modo il provvedimento non ha salvato dai procedimenti disciplinari l’ex pubblico ministero, in servizio dieci anni fa in questi stessi uffici che oggi ne chiedono la misura in carcere.
Nei confronti di Papa, il procuratore generale della Cassazione ha avviato un’indagine interna per la gravità degli episodi riportati nell’ordinanza: pagamenti di canoni mensili, soldi contanti, regali e aut lussuose in cambio di promesse di interventi per favorire la soluzione di casi giudiziari. L’Associazione nazionale magistrati è intervenuta attraverso la diffusione di una nota che definisce i fatti «gravi e inquietanti», e «i probiviri a valutare con urgenza la compatibilità di alcuni comportamenti con l’appartenenza all’Anm».

di Roberta Catania

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Commenti all'articolo

  • feltroni

    17 Giugno 2011 - 19:07

    Preparo la mia parmigiana di zucchine.

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  • fdrebin

    17 Giugno 2011 - 19:07

    No, manco per nulla. Anzi...

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  • cioccolataio

    17 Giugno 2011 - 18:06

    Questa è saltata fuori oggi: Mauro Masi ammette: “Mi si chiede perché mi sono fatto scrivere la lettera di licenziamento di Santoro da Bisignani e chi sia la persona dalla quale avrei dovuto fare prima un passaggio. Rispondo che mi sono rivolto a Bisignani perché addentro al mondo istituzionale in ragione delle sue conoscenze nel mondo politico”. Insomma il condannato a tre anni e 4 mesi per la tangente Enimont era l’uomo giusto per scrivere una lettera che normalmente una grande azienda pubblica affida al capo dell’ufficio legale. Poi mi dovete spiegare perché Letta una persona così, invece di tenerla lontana con una canna la riceveva spesso nel suo ufficio. Quindi, per una volta, non saltiamo addosso ai giudici, questa storia di massoni deviati (tra l'altro sempre gli stessi) puzza, e molto!

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  • ciannosecco

    17 Giugno 2011 - 17:05

    Io non voglio essere più informato di te,voglio assolutamente che tu sia informato, almeno quanto me.Ripeto ci sono delle regole,persino a carte,chi viene beccato a barare ,lo prendono a mazzate.Ti ho spiegato l'affaire Moggi ,solo perchè dietro c'è un processo che seguo,altrimenti il calcio lo lascerei da parte,già ci sono tifosi in politica,se ci mettiamo anche quelli del calcio,rischiamo he gli amici diventano nemici.Devi tenere presente che i magistrati,per legge , dispongono di quello che ci è più caro,la nostra libertà personale.Ciao,adesso filo.

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