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Per il giudice la P4 non esiste. Nel mirino anche Montezemolo

Derubricate accuse di associazione segreta, rimangono solo le chiacchiere. Però tutto fa brodo: nel tritacarne Luca / Filippo Facci

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Per il giudice la P4 non esiste. Nel mirino anche Montezemolo
Procura di Napoli: attività istruttoria ferma, indiscrezioni in corso. L’ultima è su Luca Cordero di Montezemolo che, ahìlui, alla fine del 2010 ha telefonato a Luigi Bisignani, il fantomatico burattinaio della presunta P4, per chiedere la sponsorizzazione di un suo uomo in Confindustria-Napoli. Risultato: il poveretto, Gianni Punzo, è stato segato e il posto di presidente, il 22 novembre di due anni fa, andò a Paolo Graziano, il protetto di Mauro Moretti. L’uomo che dalle parole dei pm napoletani pare tenere in pugno l’Italia e gli uomini più potenti delle Istituzioni, in questo caso, non sembra così influente.

Scusate, ma è proprio l’inchiesta sulla P4 ( leggi l'elenco di tutti i nomi coinvolti), in primo luogo, a dire che non esiste nessuna P4. È la stessa istruttoria, grazie al vaglio del gip, ad aver già escluso i reati più evocativi ed associativi (associazione segreta, associazione per delinquere) e ad aver lasciato sul tavolo soltanto due accuse che parrebbero buone per arrestare mezza stampa italiana: la prima è favoreggiamento semplice (perché il faccendiere Luigi Bisignani ha ricevuto informazioni giudiziarie dal parlamentare Pdl Alfonso Papa) e la seconda è violazione del segreto d’ufficio (perché Bisignani ha ricevuto informazioni su altre tre indagini: una che coinvolgeva anche il sottosegretario Gianni Letta, un’altra indagine che tirava in ballo il coordinatore Pdl Denis Verdini e una terza indagine che menzionava l’ex direttore della Rai Mauro Masi). Poi c’è, per Alfonso Papa, anche un’accusa di concussione assieme a un ufficiale dei carabinieri: ma neppure questa accusa fa parte del quadro immaginifico che doveva sorreggere il quadro della «P4».

Nonostante questo, notare, i giornali si soffermano ampiamente proprio sul quadro delle medesime accuse che i pm hanno sostenuto, ma che il gip ha già bocciato: come a dire che una volta tanto non c’è neppure da invocare un processo e una sentenza, perché, in parte, una sentenza c’è già stata. Non solo: nell’affrescare il quadro, già ritenuto fallace, Repubblica e Corriere hanno pubblicato i verbali dell’interrogatorio di Bisignani e hanno così palesemente violato il segreto d’ufficio: questo a margine di un’inchiesta per violazione di segreto d’ufficio. Surreale.  Non fosse ancora chiaro, la P4 intesa come «acquisizione illegale e gestione di notizie riservate e secretate inerenti anche delicati procedimenti penali in corso», la P4 intesa come sistema informativo parallelo finalizzato alla gestione di notizie e nomine, la P4 intesa come sistema di ricatti e di dossieraggio e di interferenze anche su organi costituzionali, ’sta P4, insomma, esiste soltanto nella mente dei pm e nei giornali che ne hanno accolto indistintamente ogni carta, divenendone implicitamente alleati d’accusa: ma è un’accusa che, così come dipinta, è già stata disconosciuta dallo stesso tribunale. Un tempo si diceva che gli atti venivano depositati direttamente in edicola: il salto di qualità, oggi, è che gli atti vengono depositati in edicola, ma senza passare dal gip.

Poi, al netto delle speculazioni politiche e del cosiddetto «malcostume» (espressione molto in voga, da usarsi quando in sostanza un reato non c’è) la rete informativa del parlamentare Alfonso Papa, che non per niente è un ex magistrato, tutto sommato sembra quella di un cronista giudiziario di buon livello. Anzitutto la «rete» è essenzialmente composta, si arguisce, da vecchi amici e colleghi di una vita: legami che in qualche caso erano anche notori e pubblicamente esibiti. Nel caso del procuratore romano Achille Toro, Alfonso Papa è amico anche del figlio e cerca di dargli una mano in un momento, diciamo così, professionalmente difficile. Altri sono semplici conoscenti o contatti occasionali, magistrati, polizia, carabinieri, gli immancabili e sempre evanescenti «servizi segreti». Notizie, informazioni, indiscrezioni, boatos: da assumerlo in una redazione, anche perché i dossieraggi e i ricatti, per ora, come detto, non hanno trovato riscontro neppure in tribunale. Poi, se sarà dimostrato che ci siano state assunzioni di amanti varie, e pressioni su imprenditori per farsi regalare degli orologi e dei soggioni-vacanza, nonché camarille per pilotare incarichi e appalti vari, perfetto: se ciò corrisponderà a dei reati - dovranno convincere i giudici - potremo finalmente passare dalle informali accuse di «malcostume» a un processo penale vero e proprio, magari con esiti interessanti: ciò che dalle parti del pm John Woodcock, spesso, tende a latitare. Per ora va detto che questo incrocio di favori e pressioni e telefonate eccetera - schifo o meno che faccia - ha tutta l’aria di chiamarsi Italia, non P4.

Lo stesso Luigi Bisignani è stato descritto come «faccendiere», «consulente», «lobbista», «imprenditore», «ex piduista» e «negoziatore», ma in sostanza, almeno per ora, appare come un tizio che si è presentato tranquillamente ai magistrati e che ha ammesso e confermato tutti i contenuti delle intercettazioni che lo riguardavano, anzi, ha fornito nuovi ragguagli che i pubblici ministeri peraltro hanno subito utilizzato per ipotizzare nuove attività di spionaggio. Il Corriere della Sera, ieri, dopo trecento pagine immaginifiche e infarcite di sdegno civile, ammetteva che «labile è il confine tra l’attività di lobby e il reato», ergo l’idea della P4 «non è supportata da elementi concreti... non c’è un vero e proprio progetto politico in questo nuovo gruppo, forse impropriamente chiamato P4». E allora? «Questo non lo rende meno pericoloso... Il quadro già emerso appare inquietante». Pericoloso. Inquietante. Sono reati?

di Filippo Facci

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Commenti all'articolo

  • bruno osti

    20 Giugno 2011 - 10:10

    subito dopo la telefonata in diretta a Santoro la famosa sera, chiamando Bisignani per chiedergli "... come è andata?" (chissà perché doveva chiamare lui? ve lo domandate?) ha avuto la risposta: "una figura di merda"

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  • cioccolataio

    19 Giugno 2011 - 10:10

    questi titoli tendenziosi sull'inesistenza di una congrega malavitosa, questi attacchi ai magistrati che indagano, questa totale mancanza di critiche a cio' che ufficialmente e' venuto alla luce, per me sono chiaramente indice di una difesa a priori e quindi anche di connivenza e forse di colpevolezza. Spero di sbagliarmi...

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  • blu521

    19 Giugno 2011 - 08:08

    Hai ragione (facciamo parte del partito dei golosi), conosco il La Morra, ma anche Voerzio e Giacosa non sono dilettanti. L'abbinamento è giusto, ma la cucina della Val D'Aosta non mi ha entusiasmato. Cacciagione a parte,naturalmente. Buona domenica

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