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Perugia choc, dna sul coltello non è di Meredith Kercher

Scena del crimine contaminata? Periti sono concordi sul fatto che il profilo genetico su impugnatura sia quello di Amanda Knox

Perugia choc, dna sul coltello non è di Meredith Kercher
Colpo di scena a Perugia: non è sicuro che la traccia di dna trovata sul coltello ritenuto dagli inquirenti l'arma del delitto sia riconducibile a Meredith Kercher. I periti del tribunale umrbo hanno ritenuto "non attendebili gli accertamenti tecnici effettuati" sulla lama del coltello, con cui è stata uccisa Meredith Kercher e quelli effettuati sul gancetto del reggiseno trovato nella stanza del delitto. Lo scrivono nelle conclusioni della perizia disposta dalla Corte di Assise di Appello di Perugia che è stata depositata questa mattina. Gli stessi periti concordano, però, "con la conclusione cui è giunta la consulenza tecnica circa l’attribuzione del profilo genetico" trovato sull'impugnatura del coltello e attribuito ad Amanda Knox.


Profilo genetico di Meredith? - Riguardo gli accertamenti sulla lama del coltello i periti sottolineano che "non si condividono le conclusioni circa la certa attribuzione del profilo rilevato alla vittima Kercher Meredith poiché il profilo genetico, così come ottenuto, appare inattendibile in quanto non supportato da procedimenti analitici scientificamente validati". Inoltre, sempre secondo quanto scrivono i periti a proposito della traccia sulla lama del coltello "non sussistono elementi scientificamente probanti la natura ematica".

Procedure incomplete
- "Dai tracciati elettroforetici esibiti - scrivono sempre i periti sulla stessa traccia - si evince che il campione indicato era un campione low copy number (Lcn) e, in quanto tale, avrebbero dovuto essere applicate tutte le cautele indicate dalla comunità scientifica internazionale". Poi, sempre secondo i periti, "non sono state seguite le procedure iniziali di sopralluogo e di protocolli internazionali di raccolta e campionamento del reperto. Infine, sempre in riferimento alla lama del coltello, secondo i periti "non si può escludere che il risultato ottenuto dalla campionatura possa derivare da fenomeni di contaminazione verificatasi in una qualunque fase della repertazione e/o manipolazione e/o dei processi analitici eseguite".

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Commenti all'articolo

  • Alberghetti

    02 Luglio 2011 - 00:12

    Solo chi frequenta l'ambiente è a conoscenza dei modestissimi livelli di questi s ervizi, livelli che spesso conducono a tragici risultati. Si ricordi il caso di Marta Russo dove un tecnico della polizia scientifica ritenne essere un residuo di sparo quello che in realtà era un residuo di frenatura. I consulenti della difesa segnalarono subito questo errore, errore peraltro successivamente confermato dal perito, molto bravo, nominato dalla Corte d'Assise. Invano. Affrontando impavidi una materia conosciuta in Italia da solo 4 o 5 specialisti i giudici disconobbero i risultati dello scienziato da loro stessi nominato e si permisero di criticarne la dimostrazione scientifica. Una seria indagine giornalistica potrebbe essere utile per raddrizzare una situazione poco consona a un paese civile.

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  • emigratoinfelix

    30 Giugno 2011 - 12:12

    ...considerati inattendibilita' degli organi investigativi e loro pressappochismo cronico,superficialita' dei collegi giudicanti,scarsa professionalita' di pm e procure in genere,perche' non facciamo celebrare i processi in sedi piu' serie,che so,penso a Matrix,Porta a Porta....a parte la polemica ed il sarcasmo,il triste aspetto e' che se si stabilira' che sono innocenti,nessuno di questi bei tomi che hanno sbagliato ad investigare,inquisire e condannare pagheranno per tutto cio'.E poi abbiamo pure il coraggio di protestare con il brasile....a calci nel...bisognerebbe cacciarli.Tutti,dal primo all'ultimo.

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  • emigratoinfelix

    30 Giugno 2011 - 12:12

    ...se le sentenze di condanna della magistratura italiana vengono reputate poco o nulla credibili all'estero8caso battisti docet);fatto certo,la polizia scientifica in questo caso(anche in questo caso)ha toppato di brutto,i giudici sono stati sommamente superficiali e pressappochisti,sposando acriticamente le tesi del pm,che tra l'altro avrebbe l'obbligo di ricercare anche le prove a discarico degli accusati(ma quando mai.....)risultato:probabili innocenti da anni a languire in prigione,sistema giustizia sempre piu' autodelegittimato(altro che le lamentele di prefiche stile palamara e compagni).Fa piu' male all'italia tutto cio' od il bunga bunga?

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  • Peo

    30 Giugno 2011 - 10:10

    Ricordo un dettaglio (mai smentito mi sembra e rapidamente fatto sparire) sul massacro di Rosa e Olindo. Ricordate? La "macelleria messicana" per la quale vennero condannati? Lessi che i RIS o ROS o RAS che fossero avevano passato al setaccio casa loro. E non avevano trovato la benchè minima traccia di sangue. Non una molecola. Ohibò, un massacro da macello medioevale e i protagonisti che tornano a casa e non lasciano nell'ambiente un eritrocita che sia uno! Ma lì evidentemente andava bene tutto, soprattutto quando gli imputati erano sommamente antipatici. Come quelli del caso Marta Russo, ad esempio. E il Vanacore cel caso Cesaroni (uno scenario alla Hitchcock con il grande palazzo vuoto per ferie e l'inquietante portinaio). Meno televisione e più fatti, prego.

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