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Nei kebab sotto casa arruolano le reclute per la guerra santa

Volantini che lodano il jihad distribuiti nei take away di Bologna insieme ai panini. Li firmano proprio i fondamentalisti / Morigi

Nei kebab sotto casa arruolano le reclute per la guerra santa
Quando si ordina un panino al kebab a Bologna, senza saperlo si paga anche un supplemento per la guerra santa.
Quel dépliant dal titolo «Conoscere l’Islam e i musulmani», che a prima vista sembra un gentile omaggio della casa, non è un semplice corrispondente coranico dell’happy meal. Spiega che il jihad «dal punto di vista bellico è un diritto all’esistenza e alla libertà quando l’oppressione si presenta». È una versione, riveduta e corretta in senso radicale, di un opuscolo omonimo distribuito dall’ambasciata saudita. A fare concorrenza agli sceicchi sono i militanti della Jamaat-e-Islami, gruppo fondamentalista egemone all’interno della comunità bengalese in Italia, che a Bologna ha fondato e gestisce il Muslim Center di via Zago.

L'IMPERO BENGALESE
Silenziosamente, la popolazione di immigrati dal Bangladesh in breve tempo ha raggiunto le 85mila persone sul nostro territorio nazionale, crescendo a ritmi impressionanti. Non più tardi del 2007 erano appena a quota 40mila. Ovviamente ne basterebbe meno dell’1% per creare una minaccia alla sicurezza nazionale. Ma non tutti i bengalesi in Italia fanno parte della Jamaat, che tuttavia, grazie ai finanziamenti della casa madre, si è trasformata in una potenza del commercio ambulante e abusivo di bigiotteria e gadget. In pratica, acquistando dai vucumprà sulle spiagge, si potrebbe contribuire a diffondere il fondamentalismo islamico.

Del resto il Bangladesh è uno dei Paesi inseriti nella lista nera della Financial Action Task Force perché il livello inadeguato di trasparenza finanziaria e l’insufficiente monitoraggio delle attività di finanziamento al terrorismo. E la Jamaat ne approfitta, costituendo con i proventi delle proprie attività illecite, che sfuggono alla lotta contro l’evasione fiscale, un patrimonio immobiliare a Palermo, dove la comunità bengalese conta circa 8.500 membri. E proprio dal capoluogo siciliano, dove sorge una sala di preghiera, si diffonde in tutt’Italia lo sforzo “missionario”. La loro guida è un imam appartenente al Bangladesh Islami Chhatra Shibir, il movimento giovanile della Jamaat.

I loro aderenti romani, che fanno capo al Muslim Centre di via Ceneda, hanno fatto una breve comparsa anche nella Capitale, l’ultimo Venerdì Santo, pregando Allah davanti all’altare della Patria. Gesto provocatorio, unito ad accuse nei confronti delle autorità italiane a loro dire colpevoli di non concedere il diritto di culto ai musulmani, che si è concluso con la pretesa che il Campidoglio pagasse le utenze di luce e gas alla loro pseudo-moschea.

LA JAMAAT-E-ISLAMI
Chiedono finanziamenti pubblici, senza rivelare che servono a dotarsi di ogni comfort per meglio comporre i loro inni alla lotta contro gli infedeli. Nel frattempo diffondono la dottrina fondamentalista, confidando nel fatto di non essere ancora annoverati nella lista dei gruppi terroristici internazionali. Ma da diversi anni il Belgio e i Paesi Bassi negano il visto d’ingresso agli esponenti della Jamaat-e-Islami, il Bangladesh due giorni fa ne ha incriminato il leader, Delwar Hossein Sayedee, per genocidio, omicidio e violenza carnale, crimini contro l’umanità, saccheggio, rogo e conversioni forzate all’islam per fatti avvenuti quarant’anni fa. E nel Regno Unito, l’altra roccaforte europea della Jamaat, il governo di David Cameron ha appena varato la nuova Strategia di prevenzione del terrorismo, che si propone di «sfidare le idee estremiste (e non-violente) che sono anch’esse parte di un’ideologia terroristica». Solo da noi, per ora, i fondamentalisti proliferano indisturbati, radicalizzano e reclutano perfino nei chioschi di kebab.

di Andrea Morigi

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Commenti all'articolo

  • Al-dente

    15 Luglio 2011 - 00:12

    Mi sembra quasi inutile ripetere le stesse cose. L'islam NON E' UNA RELIGIONE ma un sistema sociale di conquista e di mantenimento di tale potere fanatico. Chi ci guida non lo vuole recepire perchè gli sembra impossibile che costoro possano fare danni, dato il divario tecnologico e culturale fra loro e noi. Non vogliono capire che gente posseduta da fanatismo secolare possa riuscire ad applicare la forza e la violenza anche da noi. Costoro agiscono come la mafia, anzi, molti ignorano che la mafia l'hanno creata ed esportata proprio gli islamici! Creando grandi collettività di costoro sul nostro suolo nazionale diventano incontrollabili sia perchè sono tutti consociati fra di loro, anche quando ci appaiono moderati e dicono di non far parte del fondamentalismo, che però si guardano bene dal denunicare e osteggiare per il semplice motivo che lo approvano e se possibile lo supportano. Cos'è che li unisce? La loro religione e fede che gli dice di conquistare e distruggere gli altri.

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  • bubba

    14 Luglio 2011 - 19:07

    infatti in Italia e specialmente a Bologna, vivo in zona....., sono considerati delle vittime evanno aiutati!!!!!! Hanno più diritti loro che noi italiani...tanto non si possono toccare qualsiasi cosa facciano, spaccio compreso! Purtroppo polizia e carabinieri hanno le mani legate dai nostri giudici che applicano la legge secondo politica e non secondo codice penale!

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  • Perseus68

    14 Luglio 2011 - 17:05

    ..e a meta' con i fessi di italiani che ci vanno a comprare e gli portano pure i soldi. Piu' scemi di cosi' non possiamo essere. Ma, si sa, noi un po' di orgoglio nazionalista non l'abbiamo mai avuto. Ce lo dobbiamo far prestare un po' dai cugini d'oltralpe.

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  • roda41

    14 Luglio 2011 - 17:05

    non si può comprare in altri siti?ma chi vuole conoscere questo fanatico islam?

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