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La Coca dà 2 milioni a Venezia

Cacciari: sponsor come gli altri

La Coca dà 2 milioni a Venezia
Sessanta distributori di lattine e snack in tutta Venezia, in cambio di due milioni di euro in cinque anni. Un affarone, quello che ha stretto il sindaco Massimo Cacciari con la Coca Cola. Ma le polemiche non si sono fatte attendere. Cacciari ha dovuto difendere la sua scelta da chi lo ha accusato (su La Stampa) di aver venduto la città alla multinazionale delle bolle. Chissà perché la marca americana fa sempre discutere (in stile yankee go home), e non viene considerata mai un brand come un altro. Se lo chiede anche Cacciari, nonostante gli oppositori della bibita col gas siano generalmente di sinistra. «Sono stupefatto delle polemiche che si stanno scatenando sul progetto di partnership tra il Comune di Venezia e una delle più grandi e prestigiose marche del mondo, la Coca-Cola. Tale partnership segue perfettamente il metodo già adottato per altre e altrettanto prestigiose collaborazioni, come con Lancia per il restauro di Palazzo Ducale, con Swatch per la Biblioteca Marciana, con Replay per Cà Rezzonico, con Bulgari per la Scala d'Oro, e inoltre con Fassa Bortolo, Msc Crociere, Banca Intesa ecc.», ha detto  Massimo Cacciari. «È una strategia finanziaria oggi indispensabile per la salvaguardia del nostro patrimonio monumentale-artistico, ed è esattamente in linea con quanto auspicato dal Ministero dei Beni culturali - spiega ancora- Ogni operazione è approvata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici; i fondi ottenuti vengono usati con la massima trasparenza ai fini di tutela e salvaguardia della città. L'idea che tali finalità possano essere garantite soltanto da gratuito mecenatismo è semplicemente irrealistica o dettata da pura malafede. Le anime belle che protestano contro una simile strategia, che è adottata ormai in tutti i luoghi e tutte le città del mondo, dovrebbero perlomeno avere il buon gusto di indicare qualche alternativa o, meglio ancora, provvedere di tasca propria agli inderogabili bisogni della loro città».

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Commenti all'articolo

  • andreavidetta

    23 Febbraio 2009 - 20:08

    Giusto che le Amministrazioni locali debbano tutelare gli interessi della Cittadinanza. Che tali vengano fatti con giuste innovazioni mirate ai soli interessi della cittadinanza attiva. E' doveroso. Ma quando si attuano delle iniziative di carattere economico non si deve dimenticare che il mercato offre molteplici soluzioni nel rispetto della competizione con offerte di mercato dettate da regole , credo, comunitarie; che vanno al dilà della scelta del partener e delle collaborazioni. Comunque sicuramente chiunque eseguirà l'opera lo farà con la dovuta trasparenza , ma questa è un'altra storia.

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  • moicano

    23 Febbraio 2009 - 15:03

    Le condizioni di salute mentale dell'intellighenzia di sinistra sono veramente tragiche. Anzichè plaudire a chi cerca sul campo di portare avanti una città, tra l'altro della loro stessa parte politica, si intestardiscono su posizioni di stampo sovietico che erano già vecchie ed inutili quando sono state ideate. Cosa avrebbe preferito la giornalista, una serie di distributori di lambrusco magari targato Coop o, meglio ancora, di panini al kebab che fa tanto progressista, magari con raccolta punti, ogni dieci panini una kefia omaggio? Oppure avrebbe preferito, questo si è tanto di sinistra, che il sindaco avesse rinunciato e compensato il mancato introito aumentando le tasse ai cittadini? E poi si lamentano se stanno scomparendo.

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  • 2009SP

    23 Febbraio 2009 - 14:02

    PECUNIA NON OLET

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