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Complotto anti-Cav tra le lenzuola, tornano i sospetti. E' guerra tra toghe: pm conto il procuratore Laudati

Le nuove rivelazioni di Patrizia D'Addario riaprono i giochi. E alla Procura di Bari si riaccendono i contrasti / LODI

Complotto anti-Cav tra le lenzuola, tornano i sospetti. E' guerra tra toghe: pm conto il procuratore Laudati
Le dichiarazioni di Patrizia D’Addario precipitano come un meteorite sulla Procura di Bari e nel cuore del sistema politico e istituzionale. Questo perché le sue parole suonano inquietanti se si vanno a rivangare vecchi scenari e mai sopiti sospetti di complotti orditi contro il premier, utilizzando ovviamente l’argomento lenzuola e  frequentazioni femminili.
Secondo un’inchiesta di Panorama del 2010, e che ora torna di grande attualità, il primo a non bersi il racconto di D’Addario e combriccola (a proposito di quei nastri registrati), era stato a suo tempo il procuratore capo di Bari, Antonio Laudati. Il magistrato, 56 anni e un passato d’inquirente al fianco del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, è conosciuto come uomo intelligente e puntiglioso. Arriva a Bari nel settembre 2009. Si trova sul tavolo l’esplosiva vicenda che ha messo in difficoltà Berlusconi. Già dai primi approfondimenti, la storia non lo convincerebbe per niente. La D’Addario, personaggio centrale dello scandalo, è una prostituta (che denunciò il suo sfruttatore) ben nota alla polizia. Si sa che già in passato ha registrato o filmato altri incontri. Assieme ai collaboratori, il capo della procura lavorerebbe su un’ipotesi: questa donna non è capitata nella storia per caso, come una squillo qualunque. Qualcuno l’ha reclutata proprio in base al suo qualificato curriculum. Si comincia a scavare nel personaggio. Risulta che la signora viene imbucata nella famosa cena di Palazzo Grazioli da Giampaolo Tarantini, il tipo rampante e disinvolto alla disperata ricerca di entrature molto su. Ma risalendo a ritroso si apprende che lei viene consigliata a Tarantini dal suo socio, quel Max Verdoscia crocevia di tante relazioni eccellenti, poi miseramente finito in cella per spaccio. È la conferma che Patrizia non finisce in casa Berlusconi per casuale coincidenza: qualcuno forse ce l’ha fatta arrivare. Lei entra in casa Berlusconi con il registratore e confeziona la “prova”, quindi la consegna al pm,  distruggendo la reputazione del premier.
Oggi rivela di essere stata «costretta a farlo». Dice di essere stata manovrata. E chissà se con la connivenza di certi magistrati inclini a fare la guerra al premier.
Nei giorni scorsi, il pm titolare dell’inchiesta Giuseppe Scelsi, ha denunciato il procuratore Antonio Laudati al Csm: il capo dell’Ufficio sarebbe, a suo dire, responsabile di avere stoppato l’indagine da lui avviata contro il Cavaliere. La stampa ha dato rilievo alla querelle. Ovvio che Laudati non è rimasto a guardare e ha subito risposto con una lettera: «Mi vedo costretto a dover fare delle precisazioni in merito ad attacchi strumentali alla mia persona che vengono anticipati a mezzo stampa.  Leggo sull’edizione barese de La Repubblica (guarda il caso, ndr) che l’ex sostituto procuratore, Giuseppe Scelsi, avrebbe scritto e inviato al Csm una lettera accusandomi di numerosi “abusi”. Di queste accuse, che ritengo totalmente infondate, sono pronto a rispondere in tutte le sedi competenti con la certezza di chi sa di aver compiuto fino in fondo il proprio dovere.  Quando mi sono insediato nell’Ufficio di Procuratore (settembre 2009) ho disposto che le più importanti inchieste non fossero assegnate a un solo magistrato, ma ad un pool di tre, convinto non solo della positiva valenza del lavoro di gruppo, ma anche dell’impersonalità e dell’imparzialità del ruolo che ricopriamo. Ritengo  che il Pm debba garantire lo scrupoloso rispetto della Legge, indipendentemente dalla persona fisica che agisce nel caso concreto e, in presenza di prove evidenti di responsabilità penale, debba perseguire chiunque abbia commesso un reato. Evitando qualsiasi forma di strumentalizzazione e garantendo la segretezza delle indagini». Una guerra interna alla Procura che davanti alle dichiarazioni di Patrizia spiega molte cose.  

di Cristiana Lodi

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Commenti all'articolo

  • angelux1945

    18 Luglio 2011 - 17:05

    se fosse successo in inghilterra o in america gli avrebbero arrestati tutti per attentato alle istituzioni dello stato!!!!!!!!!!

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  • ripper

    18 Luglio 2011 - 15:03

    il dottr Scelsi di cosa voleva imputare il cav.: di essere andato a p...ne?, mi scusi, illuminato dottor Scelsi, ma che reato è?

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  • ciannosecco

    18 Luglio 2011 - 15:03

    Ciao fratello,penso proprio di no ,è appena arrivato e non si può muovere prima dei cinque anni di servizio,a meno che non gli facciano fare la fine di Agostino Cordova.Spero solo che finisca almeno l'indagine aperta agli inizi del 2010 , sul complotto contro un organo dello Stato.Chi vivrà vedrà.

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  • Baronedel Carretto

    18 Luglio 2011 - 14:02

    Proveranno a fermarla in ogni modo ma lei tenga duro.

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