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L'Aquila rinasce dalla movida Una notte tra balli e macerie

Viaggio nella città che prova a voltar pagina a due anni dal terremoto: giovani, cocktail e musica / DELL'ORTO

L'Aquila rinasce dalla movida Una notte tra balli e macerie
Il silenzio, sì il silenzio. Surreale. Cammini nella città deserta e ascolti i tuoi passi incerti.  Macerie a destra, ponteggi a sinistra. Tum, tum, tum. Altri passi di chi ti sta davanti. Odore di polvere, laggiù la strada è sbarrata. Zona rossa. Finestre chiuse, tapparelle squarciate, orologi fermi alle 3.32 del 6 aprile di due anni fa. La camionetta della Protezione Civile va avanti e indietro: «Chi siete? Dove andate? No, da quella parte non si può».

L’Aquila, questa L’Aquila disabitata di inizio Corso Federico II ti mette angoscia. Ansia. Sensi di colpa. È sabato sera, anzi sabato notte e le luci che illuminano la città come fosse un set cinematografico si riflettono - abbagliandoti - nei ponteggi dello spreco, quelli che sono costati cifre pazzesche e tengono su case che non verranno mai più abitate. Solo abbattute ma chissà quando. Altri metri, sempre più avanti verso il centro. Le vie laterali sono bloccate. Transenne, calcinacci e angoli che si perdono nel buio. Poi la piazza del Duomo. Eccola che si apre e ti ridà fiato, respiro, profondità. Speranze. Ed emozioni, sì, emozioni perché L’Aquila città deserta diventa improvvisamente un vortice di sensazioni contrastanti e incontrollabili. Basta proseguire e andare avanti. Centocinquanta passi, centocinquanta che racchiudono tanto, tutto, e ti risvoltano il cuore e l’anima. Ci sono gli uffici deserti e i portici che amplificano ogni rumore e ogni silenzio. C’è il turista discreto che osserva con tatto e quello sfacciato che fotografa con morbosità. Ci sono i quattro Cantoni e la rete con appese - gesti di rabbia e provocazione - le chiavi di casa di chi una casa non ce l’ha più. C’è la camionetta dell’esercito e ci sono i militari armati. C’è il vuoto, il tempo che si è fermato al giorno del terremoto. Cammini, cammini e ad ogni passo rimbalzi da un’emozione all’altra come una pallina magica, ti ritrovi in un frullatore di sensazioni. Finché L’Aquila - città deserta e vuota, morta e disabitata - ti stupisce e rinasce.

A fine Corso Federico II il futuro si fa spazio tra il passato. Hunz hunz hunz. Musica. Hunz hunz hunz. Ritmo. Hunz hunz hunz. Cocktail. Il bar “Nero Cafè”, che fino a due anni fa era una profumeria, regala sorrisi e suoni e viene baciato dai gerani rossi fioriti sul balcone del piano di sopra. I giovani - tutti ragazzi dai 20 ai 30 anni - ballano lungo il corso e bevono, bevono e ballano lungo il corso. Si divertono tra le macerie. Ballano tra le macerie. Rinascono tra le macerie. Non hanno paura tra le macerie. L’Aquila,  magicamente, torna a vivere per la prima volta proprio questa notte e l’occasione è il primo compleanno del locale. Musica disco, poi revival, il dj Christian gioca con il tempo: “Maracaibo”, “La mia banda suona il rock”, “Almeno tu nell’universo”. Impossibile non ballare. Impossibile stare fermi. La strada ora è un’immensa pista da ballo, i detriti è come se prendessero vita, i palazzi è come se fossero abitati. Divertimento, belle ragazze,  sorrisi. Una magia che resta nell’aria e non finisce nemmeno quando, all’una di notte, il dj annuncia l’ultimo pezzo e saluta. Quando torna il silenzio. Quando tum tum tum, si riprende ad ascoltare il rumore dei propri passi. Quando i militari ribloccano l’accesso al corso. L’Aquila, pur deserta e vuota, ha ritrovato un’anima. E forse un futuro.

di Alessandro Dell'Orto

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Commenti all'articolo

  • blu521

    18 Luglio 2011 - 19:07

    La banda bertolaso ha un repertorio più impegnativo

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