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Melania, Parolisi in carcere. Lui: "Così l'assassino è libero"

Il gip Calvaresi accoglie la richiesta dei pm: omicidio volontario, vincolo di parentela, crudeltà e vilipendio di cadavere

Melania, Parolisi in carcere. Lui: "Così l'assassino è libero"
Omicidio volontario aggravato da vincolo di parentela, crudeltà e vilipendio di cadavere. Sono le accuse che hanno portato all'arresto di Salvatore Parolisi, marito di Melania Rea, scomparsa il 20 aprile scorso nel bosco delle Casermette in provincia di Teramo. Il Caporal Maggiore è stato prelevato dalla Caserma Clementi di Ascoli dove era tornato a lavorare lo scorso lunedi. Il gip Carlo Calvaresi ha dunque accolto la richiesta dei Pm ascolani, avanzata giovedì 14 luglio, che chiedeva il provvedimento di custodia cautelare nei confronti del militare ritenuto il responsabile dell'omicidio della moglie. Sarà presto trasferito nel carcere di Marina del Tronto, nella periferia del capoluogo piceno. Il primo e unico commento rilasciato da Salvatore Parolisi: " Io sono in carcere, così il vero assassino è a piede libero".

L'accusa - Il marito di Melania è accusato di omicidio volontario pluriaggravato dal vincolo di parentela e crudeltà e vilipendio di cadavere. Pericolo di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato da parte del caporalmaggiore, sono le motivazioni che hanno condotto il gip di Ascoli Piceno Carlo Calvaresi ad accogliere la  richiesta di ordinanza di custodia cautelare in carcere, avanzata dai pm Umberto Monti ed Ettore Picardi. A quanto si apprende da fonti della Procura, allo stato non risultano altre persone iscritte nel registro degli indagati.

Il movente - A quanto si apprende, il movente sostanziale dell'accusa di omicidio per mano del marito di Melania, sarebbe la consolidata relazione con l'amante. Il 23 aprile, a Pasqua, Salvatore Parolisi doveva recarsi a Roma per conoscere i genitori di Ludovica P., che nel frattempo gli avevano già prenotato una stanza d'albergo. Emerge dalla ricostruzione fatta dai magistrati ascolani, condivisa dal gip Carlo Calvaresi che ha accolto la loro richiesta d'arresto. Quel giorno Parolisi si sarebbe dovuto presentare dall'amante già con la notizia che aveva lasciato la moglie. Nell'ordinanza del gip vengono evidenziati anche i comportamenti tenuti da Parolisi dopo aver denunciato la scomparsa della moglie. In particolare il fatto di non aver partecipato alle ricerche, ma di essersi piuttosto preoccupato di cancellare il profilo su Facebook col quale chattava con Ludovica.

La famiglia Rea e il legale  -
"Speriamo che possa  essere la fine di un incubo". Michele Rea, fratello di Melania, commenta così l'arresto del cognato Salvatore Parolisi.  "Ci auguriamo che si possa arrivare a chiudere questo cerchio - ha aggiunto - E' una notizia che mi fa stare male, anzi malissimo". Poi, la prima preoccupazione dello zio materno è la nipotina "Adesso cercheremo di tutelare il più possibile la bambina". Il legale della famiglia Rea, Mauro Gionni spiega poi le parole di preoccupazione per la figlia della coppia, la piccola Vittoria. "Si dovrà cercare qualcuno che si occupi ufficialmente e non più solo ufficiosamente della bimba di 19 mesi, figlia di Salvatore e Melania". Sull'arresto del caporalmaggiore l'avvocato Gionni comemnta: "E' la logica conseguenza di quanto avvenuto negli ultimi giorni e in particolare dell'incrocio degli elementi sulle testimonianze con i risultati della perizia medico-legale. Ora però - conclude il legale - bisognerà aspettare di avere i contenuti dell'ordinanza del gip che ha fatto eseguire l'arresto, per comprenderne meglio tutte le motivazioni".

Interrogatorio di garanzia - 
Fissato per mercoledì 20 luglio l'interrogatorio di garanzia per Salvatore Parolisi. In conseguenza dell'arresto, infatti, il giudice per le indagini preliminari ha cinque giorni di tempo per disporre l'interrogatorio e trasferire i relativi atti alla Procura di Teramo. I lavoro svolto dai colleghi e dagli investigatori di Ascoli Piceno dovrà poi essere convalidato dalla Procura, entro venti giorni.

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Commenti all'articolo

  • teomondo scrofalo

    19 Luglio 2011 - 09:09

    Se, come ho letto da più parti, gran parte delle prove sono state acquisite dai Magistrati nel corso degli interrogatori in cui Parolisi era sentito come persona informata dei fatti, pur la convinzione degli inquirenti della di lui colpevolezza, si andrà incontro ad un flop. Si tratterebbe, infatti di prove nulle. Si va inconro ad un processo indiziario, che dividerà l'opinione pubblica e che, qualunque sarà il verdetto, non darà mai la certezza sulle responsabilità.

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