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San Raffaele, sogno infranto Il miracolo che si è divorato

Berlusconi diceva: "Vivremo 120 anni". Con Don Verzè ha creato un'impresa eccelsa, che è cresciuta troppo / BINCHER

San Raffaele, sogno infranto Il miracolo che si è divorato
Sognavano nello stesso luogo don Luigi Verzé, il fondatore del San Raffaele, e Silvio Berlusconi, il suo paziente e amico più illustre. Nello stesso luogo perché entrambi sognavano in via dell’Olgettina. E in modo diverso hanno sempre sognato la stessa cosa: vincere un po’ la morte, sentirsi un po’ più giovani. Hanno speso una fortuna entrambi in via dell’Olgettina, inseguendo lo stesso sogno. E non sarà casuale che il famoso residence delle giovani e belle ragazze che allietavano le feste di Arcore stesse quasi a fianco non solo dell’ospedale San Raffaele, ma dei palazzi dove avevano la sede sociale quasi tutte le varie società di un impero economico che oggi tragicamente si è rivelato dai piedi di argilla.

In fondo sono i sogni stessi a svelare quella fragilità. Come quello festeggiato da don Verzé e il suo amico Silvio poco più di un anno fa, al compimento dei 90 anni del prete-manager. Fu allora che Berlusconi svelò sorridendo: «Don Verzé pensa che la vita media arrivi a 120 anni, ma quando ci parliamo io e lui ci diciamo che noi vivremo almeno 30 anni di più». E chiosò: «Don Verzé è un sognatore che guarda al futuro, che sogna cose buone per gli altri e sa trasformare sogni sempre ambiziosi in realtà».
Lì a due passi dal residence delle Olgettine il prete-manager riceveva il suo paziente-amico. «Mi confessa», svelò ancora Berlusconi, «e mi dà l’assoluzione senza che io dica nulla, perché mi conosce. Credo che con lui abbiamo trovato la definizione di cosa sia il peccato per un cattolico: è fare del male agli altri». E in effetti da quelle parti peccato non c’era: solo bene in via dell’Olgettina. Bene per le inquiline del residence. Bene per i pazienti dell’ottimo San Raffaele.

È stato un altro il peccato. Tragico peccato che ha portato ieri al suicidio di Mario Cal. Il peccato di non fermarsi, di costruire intorno a un ospedale che funzionava ed era perfino simbolo di eccellenza, un impero che strideva e scricchiolava. La società di elisoccorso, che aveva pure un senso e un chiaro collegamento con il business principale. Ma da lì una piccola compagnia aerea, in cui era entrato come socio e uscito con una miseria proprio nel luglio di un anno fa il comico Renato Pozzetto. E a catena altre compagnie controllate, i Bombardier da comprare, l’aero taxi da affittare alle società di Fininvest che poi vi hanno rinunciato perché troppo costoso. E le immobiliari pronte a cogliere ogni occasione. Talvolta per allargare il business della sanità. Altre solo per compiere un affare e lanciarsi in nuovi settori.

Ancora a dicembre scorso l’ultimo affare l’ha siglato proprio il povero Cal a poche settimane dall’inizio del crack finanziario di cui nessuno aveva intuito le clamorose e disastrose proporzioni. Con la Edilraf e la Finraf (immobiliari e finanziarie del gruppo) si assicurò l’acquisto di Villa Cacherano (una sorta di grande casa coloniale con tenuta agricola) a Cologno Monzese. Forse l’ultima espansione dell’impero, avvenuta pochi mesi dopo avere consentito l’uscita dalle società più traballanti ai soci di minoranza che avevano accompagnato l’espansione del gruppo (fra cui appunto Pozzetto).
Dalle cure e l’attesa di lunga vita (il sogno da cui è nata la Molecular medicine), è stato un passo allargarsi ai viaggi, al turismo, al mattone e a troppi altri settori che non c’entravano più con l’avventura principale.
E la squadra dei fedelissimi (il povero Cal, il ragioniere Mario Valsecchi, Raffaella Voltolini, Alessandro Migliavacca e altri ancora) che non osava dire di no, interrompere quel sogno del prete-manager e visionario. Fino a ieri, quando tutto lì in casa San Raffaele si è spezzato forse per sempre.

di Fosca Bincher

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Commenti all'articolo

  • cioccolataio

    19 Luglio 2011 - 18:06

    quasi duemila miliardi di lire! Questo è il pausroso debito accumulato con le banche. Cose buone sono state fatte, ma anche una cupola più larga di quella di S. Pietro di 15 cm (inizialmente doveva essere un arcangelo più alto della Madunina!). Vanagloria, e tanta! Insomma, le cose non si fanno affatto così, a me sembra un delirio, chi lo ha appoggiato in questi anni per poter andare avanti in queste condizioni, chi sapeva e non parlava e, soprattutto, ora chi pagherà?

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  • TOMMA

    19 Luglio 2011 - 14:02

    Stamattina, ho letto quante scoperte,studi avanzati e pubblicazioni scientifiche abbiano fatto per la nostra salute gli specialisti di questo fiore all'occhiello della Sanità. Allora propongo fortemente di togliere alcuni centesimi dalle accise sui carburanti destinati alla cultura (la miniscola è voluta, almeno finchè si premiano registi come Moretti) e destinarli a quest'Ospedale (la maiuscola è voluta).

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  • giovanna d'arco

    19 Luglio 2011 - 13:01

    il costo alla collettività per il delirio da peter pan di due vecchi. peccato: poteva essere un buon ospedale, ma l'onnipotenza e la megalomania fanno male. a noi, non a loro due

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  • degrel0

    19 Luglio 2011 - 12:12

    Curati!

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