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Lodo, Fininvest paga subito Cir: "560 milioni, ma sarà ricorso"

Pronto un unico bonifico per il gruppo di De Benedetti entro il 26 luglio. I legali di Mondadori pensano già alla Cassazione

Lodo, Fininvest paga subito Cir: "560 milioni, ma sarà ricorso"
Fininvest, la holding controllata dalla famiglia Berlusconi, nell'ambito della condanna ricevuta in appello il 9 luglio per il Lodo Mondadori, "ha deliberato di effettuare direttamente a Cir il pagamento dell'importo liquidato, e ciò in alternativa all'escussione della fideiussione rilasciata il 21 dicembre 2009".

Pagamento non vale acquiescenza - Il pagamento del risarcimento, pari a 560 milioni di euro, spiega una nota con cui la società ha annunciato la notizia, "verrà effettuato entro il 26 luglio", ma "non rappresenta in alcun modo acquiescenza alla sentenza e Fininvest si è riservata di chiederne la ripetizione all'esito dell'impugnazione della sentenza stessa". Ciò significa che i soldi verranno liquidati, in un unico bonifico, con la speranza che tornino in dietro. 

Ricorso per Cassazione
- La società guidata da Marina Berlusconi, conferma infatti che "proporrà ricorso per Cassazione contro la decisione della Corte d'Appello". Non solo, ribadisce "di aver sempre operato nella più assoluta correttezza" e sottolinea che, a suo vedere, "non sussiste alcun danno per Cir di cui debba rispondere ed è certa che le proprie buone ragioni non potranno non essere riconosciute". Gli avvocati, tra cui Romano Vaccarella e Giuseppe Lombardi, stanno già lavorando al ricorso.

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Commenti all'articolo

  • blu521

    21 Luglio 2011 - 19:07

    Paga e falla finita. Dov'è la notizia? Vuoi fare ricorso, e chi te lo vieta?

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  • boss1

    boss1

    21 Luglio 2011 - 18:06

    a marina ti auguro un domani se ti daranno ragione di ritrovarli indietro tutti sti soldi , ma la storia insegna che l'ex carcerato è abile nelle magie. avanti comunque e sempre .

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  • Piccolapatria

    21 Luglio 2011 - 17:05

    Il brav'uomo De Benedetti si porta a casa, come sua abitudine, il frutto delle sue non adamantine azioni con l'appoggio di una "giustizia" a lui tanto favorevole, quanto negata ai comuni italioti. Può cantar vittoria il galantuomo e mettere nel carniere già ingombro di selvaggina danarosa quali Olivetti, Banco Ambrosiano, Poste italiane e fors'anche prebende Fiat per danno da cacciata, per dirne solo tra le più appariscenti. La tessera nr.1 del partito dei migliori è colui che, appena impossessatosi dell'Olivetti, fece strame di quel che rimaneva dell'opera di Adriano, accollando, tra l'altro, allo Stato- a noi contribuenti- qualche migliaio di dipendenti diventati statali. Tra i primi atti ci fu anche la vendita della prestigiosa "Casa di Famiglia" di via Clerici a Milano; l'azienda era caduta così in basso che non meritava altro, secondo l'avveduto e potente amministratore, che di sostare in affitto in altro modesto loco, prima della sepoltura nel cimitero delle imprese.

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