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Ma dieci anni dopo, tutto uguale Sì ai violenti, no alla polizia

Il G8 del 2001 non ha insegnato nulla. I media giustificano i no global e condannano le forze dell'ordine / LANGONE

Ma dieci anni dopo, tutto uguale Sì ai violenti, no alla polizia
Dieci anni passati invano. Dieci anni fa i media accarezzavano in chiave antiberlusconiana il movimento no global finendo col convincere tanti giovani confusi che fosse cosa buona e giusta partire per Genova in occasione del G8.
Un letterato di gran fiuto come Alberto Arbasino presentì il disastro, scrisse una delle sue brevi poesie civili e la spedì ai giornali ai quali collaborava, Repubblica e Corriere della sera, per averne un duplice rifiuto. A respingere la pubblicazione, è giusto ricordarlo in tempo di commemorazioni, furono rispettivamente Ezio Mauro e Ferruccio De Bortoli (ricordatevelo quando li sentirete evocare, come spesso fanno, minacce governative alla libertà di espressione). La profetica poesia si intitolava, incredibile ma vero, "Un morto a Genova" e descriveva con precisione impressionante ("C'è un morto per terra/come in guerra") quanto sarebbe accaduto di lì a poco, ma evidentemente per quei prestigiosi giornaloni i gi-ottini erano dei bravi ragazzi che avrebbero messo fiori nelle pistole dei poliziotti, alba di un mondo migliore che sarebbe sorto non appena il perfido Berlusconi, colpito da tanto spettacolo, si fosse spontaneamente dimesso.
Sappiamo com'è andata a finire. Bene, dieci anni dopo siamo punto e a capo. Anche stavolta un povero cristiano legge i quotidiani e ne ricava che il mondo si divide fra buoni e cattivi e che i buoni sono sempre quelli che vogliono abbattere un governo democraticamente eletto mentre i cattivi sono sempre quegli altri, i democraticamente eletti. Oggi pomeriggio a Genova ci sarà il corteo del decennale che vorrebbe rappresentare la beatificazione definitiva di Carlo Giuliani, l'Uomo dell’Estintore (mi rifiuto di chiamarlo ragazzo, come con molto compiacimento si continua a fare, per il semplice motivo che aveva ventitré anni compiuti, l'età in cui si può guidare una Ferrari da 335 chilometri all'ora, si può contrarre un mutuo per qualsiasi cifra, si può fare il sindaco del proprio Comune: insomma l'età in cui si è uomini, certamente giovani ma uomini). Come andrà a finire? Non sono Arbasino, sono felice di non possedere doti divinatorie, ma certo i giornali non sembrano avere imparato nulla e come allora soffiano obliquamente sul fuoco. Certo non dicono che bisogna spaccare la faccia ai carabinieri come stava allegramente facendo un sodale del Giuliani in piazza Alimonda (vi ricordate? Quello che aveva sfondato con una lunga asse il vetro del fuoristrada in trappola). Però danno grande spazio ai variamente farneticanti Giuliani (padre) e Giuliano (Pisapia), mai arginati da adeguato contraddittorio, e a chiunque da internet o da video straparli di "stato di polizia", ad esempio il giornalista britannico Mark Covell ripreso dal Fatto come fosse un Cristo in croce.
Quando il sindaco di Milano afferma contro ogni logica che Giuliani (figlio) minacciava il prossimo con un estintore perché desiderava "un mondo più democratico" io comincio a preoccuparmi: siccome per me un estintore è solo un oggetto utile a spegnere le fiamme, rischio la nomea di antidemocratico e una democratica estintorata sui denti. Le parole sono pietre e l'espressione "stato di polizia" suscita non il diritto bensì il dovere di ribellarsi, e con qualsiasi mezzo: perfino Tommaso d’Aquino, un Santo, un Dottore della Chiesa, nel caso di regime illegale autorizzava il tirannicidio. Pertanto dire "stato di polizia" significa avvicinarsi a dire che uccidere Berlusconi è giusto, rendiamoci conto. In un clima così pesante il Corriere non ci risparmia una propaganda editoriale tutta giulianista: promuove il libro gi-ottesco di Roberto Ferrucci e quello quasi altrettanto schierato del proprio Marco Imarisio, per il quale sono sufficienti titolo e sottotitolo "La ferita. Il sogno infranto dei no global italiani". Chissà cosa pensa il carabiniere Mario Placanica di questi sognatori che prima lo hanno aggredito a sprangate poi gli hanno rovinato la vita a forza di processi. Ma forse la televisione pubblica, essendo pagata da tutti i cittadini compresi i tutori dell’ordine, offre una ricostruzione più equilibrata? Buonanotte. In Rai lo specialista dei fatti genovesi è Carlo Lucarelli, un altro che parla di "proteste pacifiche" (chissà se erano violente) e "morte di un ragazzo" (e dagli col ragazzo).
Parole sbagliate, parole pericolose che certo ispireranno i partecipanti al corteo: non vorrei essere in divisa, oggi, a Genova.

di Camillo Langone

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Commenti all'articolo

  • nevenko

    23 Luglio 2011 - 16:04

    piagnona,provocatrice e masochista sopravvive grazie a quelli che si fanno malmenare e ai morti da piangere e osannare.Loro sono fatti cosi'.Basterebbe che durante le loro manifestazioni non ci fossero le forze dell'ordine per vedere cosa succede.

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  • dioscimmia

    23 Luglio 2011 - 13:01

    a 10 anni di distanza, nonostante le immagini e i video ( e quindi i fatti) siano a disposizione di tutti, la destra conntinua a a considerare l'uccisione di giuliani un "atto dovuto". In fondo, dicono, se sei di sinistra, no global e osi pure manifestare ti meriti bolzaneto, la diaz, e se non ti basta un colpo calibro 9. Ma Si scordano, o fingono di scordarselo, che fu un reparto dei carabinieri ad iniziare lo scontro nel quale perse la vita giuliani quando (contrariamente agli ordini del loro stesso centro operativo) caricarono il corteo autorizzato, corteo che fino a quel punto era stato totalmente pacifico.Gli stessi carabinieri che dopo aver causato la morte di un ragazzo gli spaccarono la testa con un sasso cercando di far credere che ad ucciderlo sia stato un altro manifestante.In tutto questo oltre che per carlo mi spiace solo per placanica. Lui si porterá dietro per sempre questa responsabilitá e poi almeno lui ha mostarto rimorso.

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  • liberounpardepall

    23 Luglio 2011 - 12:12

    è stato in coma per 14 ore con un polmone perforato e la faccia deturpata dalle manganellate solo perché era lì a fare il suo lavoro. Giuliani faceva parte di un corteo AUTORIZZATO che è stato caricato dalla polizia senza motivo. Carlo Lucarelli ieri sera ha esposto i fatti (confermati nei vai processi) così come sono avvenuti senza nascondere nulla, come invece fate voi. Ed io, cittadino che paga il canone, ho diritto di vedere dalla TV pubblica i fatti così come sono avvenuti senza che mi vengano nascosti. GRAZIE

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  • bruno osti

    23 Luglio 2011 - 12:12

    non è Lucarelli, caro mio. Sono le condanne a 25 poliziotti comminate dai tribunali, dopo dieci anni di processi. Sono il pensionato quasi settantenne che tutt'ora subisce operazioni per ristabilirsi dopo le innumerevoli fratture; sono il giornalista inglese con un polmone bucato da una delle tante costole rotte; sono nelle false bombe molotov messe lì da un poliziotto; sono nelle falsa coltellata denunciata da un altro; sono nelle migliaia di metri di ripresa televisiva sulle violenze gratuite dei poliziotti, coi loro capi ripresi mentre prendevano a calci in testa un ragazzo in terra, randellate a signore di mezza età; il massacro alla Diaz; sono la mano lacerata fino al polso da uno strappo al pollice; sono le umiliazioni, le vessazioni, le torture a ragazze (provate e non condannabili in quanto non esistono come reato nel codice); sono le accuse di agenti ed infermieri presenti nella "macelleria messicana" di Bolzaneto. Od hai dei fatti che possano contestare quanto?

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