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Genova, da No Global a No Tav Il corteo funebre della protesta

Dieci anni fa volevano cambiare il mondo, oggi sono finiti sotto un treno: ridotti a fare danni in una valle / BORGONOVO

Genova, da No Global a No Tav Il corteo funebre della protesta
Promettevano, anzi minacciavano, di cambiare il mondo. Sono finiti a cambiare, senza per altro riuscirci, il destino dell’alta velocità in Val di Susa. Erano il “popolo di Seattle”, i rivoluzionari che  al posto del libretto rosso sventolavano “No Logo”, noiosissimo mattone sotto forma di libro firmato da Naomi Klein. La quale Klein ora scrive, immaginiamo ben retribuita, per importanti riviste di tutto il mondo, mentre i suoi discepoli – i pochi rimasti, almeno – cercano di fermare il tempo continuando a portare caos ovunque passino.

Il movimento che spaventava i borghesi di ogni nazione alla fine degli anni Novanta è adesso asserragliato nella ridotta valsusina, celebra la propria disfatta nel paesino di Chiomonte, sfogando la propria frustrazione contro le forze dell’ordine che presidiano il cantiere della Tav e che nella notte di due giorni fa sono state bersagliate dal consueto lancio di pietre e petardi uniti ai peggiori insulti. Una scena che si ripete settimanalmente, senza nessun risultato se non quello di ferire agenti e di fornire ai valligiani piemontesi l’illusione di cementarsi come comunità, di combattere per una giusta causa contro lo Stato oppressore.

Dunque quello andato in scena ieri per le vie di Genova, più che un corteo commemorativo dei fatti orrendi del G8 del 2001 era un corteo funebre: si celebravano le esequie del popolo No Global. In prima fila, assieme ai genitori di Carlo Giuliani – il manifestante colpito a morte dal carabiniere Mario Placanica, quasi suo coetaneo, mentre si scagliava contro gli odiati sbirri armato di un estintore – si scorgevano le bandiere dei No Tav. Un gesto simbolico, utile a siglare il passaggio di consegne: la nostra lotta è la vostra lotta. Era anche una chiamata alle armi: chi nel 2001 battagliava a Genova, ora dovrebbe indossare la maschera antigas e lo scudo rudimentale per la guerra in Val di Susa.

Vediamo in giro anche gli stessi vecchi arnesi, la cui vicenda biografica offre un quadro chiarissimo della situazione. Vittorio Agnoletto dieci anni fa era interpellato dai maggiori quotidiani e dalle più importanti trasmissioni televisive come un oracolo, lo investivano del difficile compito di illuminare le masse sul “pianeta diverso” che i no global volevano edificare sulle macerie del capitalismo. Ora Agnoletto si contenta di comparire negli studi di minuscole televisioni locali e non gli par vero che qualcuno si curi ancora di lui, motivo per cui non perde un’occasione per scroccare interviste a destra e a manca. Lo abbiamo scorto in Val di Susa il mese scorso. Arrivò di gran furia appena i picchiatori anti Tav si scagliarono contro la polizia e ne approfittò per dichiarare il dichiarabile. Ce lo ritroviamo pure a Genova, a pontificare che il treno piemontese non s’ha da fare, a stabilire un legame fra le sue illusioni di una volta e quelle di oggi.

Qualche giornale continua a dargli retta, per esempio «il Fatto» di ieri, ma la sua parabola è irreversibilmente in discesa. Luca Casarini, altro leader antiglobalista della vecchia era, dopo aver firmato un romanzo per Mondadori (l’editrice del Male Assoluto, cioè Berlusconi) è sparito dalla circolazione e ha fatto bene. Salvo scoprire, nelle ultime dichiarazioni rilasciate prima di congedarsi, che i possessori di partita Iva in Italia hanno più problemi dei suoi amici dei centri sociali.

Ci sarebbe da compatirli, questi sobillatori da operetta, se non fosse che riescono ancora a far danni. I rimasugli no global hanno tramutato il cantiere di Chiomonte in un campo di battaglia da troppo tempo. Li ho visti con i miei occhi i quarantenni appesantiti che estraevano dagli zaini caschi e fazzoletti per proteggersi dai lacrimogeni. Assieme a loro, seppur in numero più esiguo rispetto a dieci anni fa, ci sono parecchi ragazzetti convinti di giocare al Vietnam. Sono illusi, sconfitti, ma continuano a rallentare la realizzazione di un’opera pubblica fondamentale, proseguono nel ferire poliziotti.

E, purtroppo, come i cattivi maestrini del G8, trovano una sponda nei mezzi di informazione, nella politica. Attraggono i predicatori che si meritano, tipo il Beppe Grillo che li ha incoronati “eroi”. «La Stampa» qualche giorno fa ha magnificato la causa No Tav tramite un articolo dello scrittore Guido Ceronetti (gentilmente finanziato dallo Stato con la legge Bacchelli). Questa settimana «Repubblica» ha concesso ad Adriano Prosperi di illustrare perché i valsusini incazzati hanno più di una ragione.

Ieri i no global hanno ricordato il proprio martire Carlo Giuliani, sacrificato come tanti sull’altare dell’ideologia. Speriamo che – come forse i violenti desiderano – la Val di Susa non conceda loro di piangere altri combattenti caduti sul campo. Intanto, i vari Agnoletto sono sempre lì: l’unico successo del movimento contestatore è stato quello di garantirgli la pensione. Sulla pelle degli altri.

di Francesco Borgonovo

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Commenti all'articolo

  • diegocante

    25 Luglio 2011 - 09:09

    I valsusini incazzati hanno più di una ragione. Questo è vero. Se mi distruggessero la valle per farci passare un treno che a me non serve, sarei incazzato pure io. Ma quelli che tirano sassi e bombe carta NON sono della zona. Sono militanti pararivoluzionari, orfani di ideologie comndannate dalla storia, violenti e antidemocratici (loro sono tuttavia convionti di essere convinti di essere gli unici detentori del sapere democratico). A costorta va impedito il semplice avvicinamento al cantiere. A ogni costo. Mi chiedo perchè la nostra polizia sia tra le poche a non avere proiettili di gomma (di solito sono le polizie delle dittature a non averli, così sono "costrette" ad usare quelli al piombo). Caricarli, caricarli e caricarli anche prima che inizino a manifestare. Caricarli nelle loro basi attorno al cantiere, stanarli e rendere loro la vita impossibile. E questo a prescindere dal fatto che la TAV sia buona o cattiva.

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  • francaechiara

    24 Luglio 2011 - 19:07

    non mi piace il taglio dell'articolo. ciò che accade è una notizia. ciò che pensa il giornalista è la sua opinione. a genova 10 anni fa sono successi fatti oscuri non degni di una democrazia,deridere oggi chi non dimentica vuol dire voler distrarre lo sguardo dall'argomento principale. personalmente, vista la attuale situazione mondiale, penso che forse i no-global non avevano torto

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  • Nisseno di CL

    24 Luglio 2011 - 18:06

    E mentre questi gruppuscoli di scalmanati con manie di protagonismo manifestano contro la Tav che non ci cancellerebbe dalle direttrici europee, noi al Sud preghiamo affinchè le Ferrovia si decidano a darci almeno l'Alta Capacità (non 300 ma 200 all'ora), mentre continuamo a viaggiare a binario unico (senso uncio alternato) e per andare da CT a PA ci mettiamo 5 ore. Adesso che i cinesi vogliono investire in un aeroporto intercontinentale di CentroSicilia ed in due porti isolani, è ancor di più necessario che ri realizzino Ponte sullo Stretto ed Alta Capacità, oltre ad un rifacimento delle vecchie autostrade con contestuale completamento della rete nella zona sud della isola meditarranea che potrebbe diventare piattaforma asiatica tra Europa ed Asia. Se perdiamo tempo restermo per sempre indietro rispetto tutto il resto dell'Europa e del mondo. Mentre degli arretrati nordici vogliono far rimanere indietro la Val di Susa, l'arretrato Sud vuole progredire: chi ci pensa? chi ci sente?

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  • Dream

    24 Luglio 2011 - 14:02

    chi paga coloro che stanno dietro, e vorrebbe veder scorrere il sangue?

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