Cerca

G8 Genova, ora basta retorica: Giuliani non è stato ammazzato

Lo dice la Corte di Giustizia Ue, ma c'è ancora chi giustifica le violenze dei black bloc facendoli passare come idealisti / MUGHINI

G8 Genova, ora basta retorica:  Giuliani non è stato ammazzato
Sono adesso dieci anni da quelle drammatiche giornate del luglio 2001 in cui andò in fiamme Genova e morì, colpito da una pallottola tiratagli da un carabiniere aggredito e terrorizzato, il ventitreenne Carlo Giuliani. Sono stati in tanti in queste settimane a ricordare quel dramma che è stato di tutti, quel lutto che non può non riguardate tutti. Mi è capitato di partecipare a una trasmissione televisiva in cui raccontavamo gli eventi cruciali del primo decennio del terzo millennio. Uno degli ospiti ha cominciato a parlare di quelle giornate di luglio a Genova, giornate che ai suoi occhi erano soltanto giornate di una protesta vitale e legittima contro “la globalizzazione”, le giornate in cui “era stato ucciso Giuliani”. Confesso che a quest’ultima espressione mi sono impennato e ho reagito verbalmente.
Vengo e cerco di spiegare. Quelle giornate di luglio furono un inferno. E non che tutti i partecipanti al corteo anti-globalizzazione volessero quell’inferno e abbiano concorso a crearlo. Nemmeno per sogno, solo un idiota potrebbe dir questo. E anche se l’atmosfera iniziale era molto pesante, erano numerosi i leaderini estremi da due soldi che promettevano di digrignare i denti, di violare i confini che erano stati imposti alla manifestazione. (Spero di non annoiare i lettori dicendo che per motivi generazionali mi intendo molto di cortei che si annunciano furibondi, di momenti in cui i vincoli di percorso del corteo vengono violati da gang violente che partono all’attacco. A Roma nel marzo 1977 erano in 30mila, di cui 500 dei prototerroristi armati di pistola. Furono loro e non gli altri 29mila e 500 a dare il tono alla manifestazione.) Non so dire con esattezza, perché non conosco a sufficienza i documenti e le ricostruzioni, se a scegliere la via della violenza a Genova furono gruppi sparuti e molto ben identificabili di professionisti dell’assalto e della distruzione - i cosidetti black-bloc -, gruppi che la polizia non seppe o non volle stoppare, o se invece quei professionisti nuotarono nelle acque favorevoli di una predisposizione all’aggressione che era vociante e diffusa nella manifestazione.
Ognuno di voi ricorda le immagini di Genova all’indomani, i milioni e milioni di danni, le vetrine squassate, quell’ignobile simbolo del capitalismo che sono i bancomat sfrantumati. Protesta legittima, l’espressione di gente che vuole una società più giusta e più vivibile? Io non la vedo così.
E arrivo alla tragedia della morte di Giuliani, tragedia che è tutt’altra cosa dal dire che “è stato ucciso”, e a meno che le parole non siano volatili e irresponsabili. Se io leggo di qualcuno che “è stato ucciso” durante un corteo, mi viene subito in mente l’immagine della bellissima ragazza iraniana, la ventisettenne Neda, uccisa da un cecchino della polizia iraniana a Karengh Street il 21 giugno 2009. In tutto e per tutto, e mentre prese in pieno petto la pallottola che la uccise, Neda stava camminando e sorridendo, armata solo del suo velo e dei suoi jeans. «È stata uccisa», non lo si può dire dire altrimenti.
Diversa la situazione in cui muore Giuliani, e cerco di dirlo con il massimo garbo verso il lutto della sua famiglia. A Piazza Alimonda non c’erano ragazzi che scorrevano e sorridevano, a Piazza Alimonda avevano preso la parola gli energumeni i più truci. Ai loro occhi tutto il male del mondo era rappresentato da quella camionetta dov’erano un paio di uomini la cui unica colpa era l’indossare la divisa dei carabinieri. Contro quella camionetta si scaraventarono in tanti che non avevano l’aria di star sherzando. Non aveva l’aria di star scherzando Giuliani, e non riesco a intravedere neppure per un attimo quale sia il legame tra la sua aspirazione a una società più libera e democratica e l’estintore che avrebbe scaraventato addosso a fargli il maggior male possibile contro un carabiniere che non conosceva e di cui non sapeva null’altro se non che fosse un carabiniere. Un carabiniere che premé il grilletto, e una corte di giustizia europea lo ha assolto dall’accusa di avere fatto «un uso eccessivo della forza». E dunque se è vero che abbiamo bisogno della verità e non di retorica anche di fronte alle tragedie, Giuliani non è stato “ucciso” e lo diciamo naturalmente senza che questo attenui di una virgola il lutto per la sua giovane vita stroncata. È morto all’interno di un episodio la cui tragicità aveva concorso a creare. Questo è il motivo - un motivo di verità - che mi ha spinto a inalberarmi nei confronti dell’ospite che mi sedeva accanto nella trasmissione televisiva di cui ho detto.
Tutt’altra cosa e tutt’altra vicenda è quella, ai miei occhi gravissima, del comportamento delle forze di polizia nelle ore immediatamente successive alle giornate di Genova. Forze che prima alla scuola Diaz e poi nel carcere di Bolzaneto, hanno violato i principi fondamentali della deontologia professionale e della lealtà democratica e hanno colpito alla cieca ragazzi e ragazze che non avevano alcuna colpa e responsabilità individuata, e non di trovarsi a Genova in quelle ore roventi. Grave il comportamento delle forze di polizia e dei loro capi, più volte additati da sentenze di tribunali. Una pagina indecente della nostra storia democratica, e qui finisco perché altrimenti dovrei scrivere altri due articoli. Giuliani è una cosa, la caserma di Bolzaneto un’altra. Ma è davvero così difficile avere noi tutti una memoria condivisa che non sia tutta a favore di una parte o dell’altra? Una memoria in punta di verità.

di Giampiero Mughini

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • ivonno

    16 Marzo 2012 - 08:08

    Era un drogato,voleva uccidere un poliziotto, e faceva parte dei bastardi,ora è morto, niente di male, ha liberato la famiglia,e la società....L'unico vuoto che avrà lasciato, è nel portafoglio di qualche spacciatore

    Report

    Rispondi

  • Nina

    01 Agosto 2011 - 13:01

    E' la prima volta dopo 10 anni che leggo qualcosa di sensato....ero a Genova in quei gg, conosco qc poliziotto che mi consigliò di andare nella mia casa di Rapallo perchè i disordini erano già progettati!! Giuliani era un povero ragazzo ( e davvero lo dico con dispiacere), entrato nel tunnel tella droga, per questo fù cacciato da casa da quei genitori che tanto presenti furono dopo. Qualcuno che lo conosceva bene mi disse che si era appena svegliato quel tragico giorno e non sapeva nemmeno cosa stesse succedendo, considerata la sua condizione, si è infilato nella mischia e come tutti quelli che vivono al margine della legalità aveva un odio per le divise...tutto quà non è stato una vittima il povero Giuliani, e non credo nemmeno gli interessasse la politica o la globalizazzione. Bravo chi ha scritto questo articolo che così chiaramente descrive l'aria di quei giorni!!!!

    Report

    Rispondi

  • Nina

    01 Agosto 2011 - 13:01

    E' la prima volta dopo 10 anni che leggo qualcosa di sensato....ero a Genova in quei gg, conosco qc poliziotto che mi consigliò di andare nella mia casa di Rapallo perchè i disordini erano già progettati!! Giuliani era un povero ragazzo ( e davvero lo dico con dispiacere), entrato nel tunnel tella droga, per questo fù cacciato da casa da quei genitori che tanto presenti furono dopo. Qualcuno che lo conosceva bene mi disse che si era appena svegliato quel tragico giorno e non sapeva nemmeno cosa stesse succedendo, considerata la sua condizione, si è infilato nella mischia e come tutti quelli che vivono al margine della legalità aveva un odio per le divise...tutto quà non è stato una vittima il povero Giuliani, e non credo nemmeno gli interessasse la politica o la globalizazzione. Bravo chi ha scritto questo articolo che così chiaramente descrive l'aria di quei giorni!!!!

    Report

    Rispondi

  • emind

    30 Luglio 2011 - 09:09

    Apprezzo il vuoto arrancare della tua testa.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog