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Melania, scontro pm - difesa Procura: "Minorata difesa"

Sempre più teso il testa a testa tra accusa e Parolisi. I magistrati: "La donna non poteva difendersi: è un'altra aggravante"

Melania, scontro pm - difesa Procura: "Minorata difesa"
E' sempre più muro contro muro la posizione tra pm e difesa sul delitto di Melania Rea. Se da un lato i legali di Salvatore Parolisi, marito e presunto omicida della vittima, assicurano di avere "almeno dieci assi di briscola da giocare, uno domani, un altro, più potente, in settimana", la procura di Teramo alza la posta in gioco. I pm Greta Aloisi e Davide Rosati, infatti, oltre ad accogliere in pieno la ricostruzione del delitto dei loro colleghi di Ascoli, contestano a Parolisi una nuova aggravante: la minorata difesa, che si aggiunge a quella della crudeltà per le 35 coltellate inferte sul corpo delle giovane donna. Melania si era abbassata volontariamente i pantaloni sotto le ginocchia perché "la vittima era in condizioni di tranquillità, non si sentiva minacciata, né cercava di sfuggire a qualcuno che aveva identificato come un possibile aggressore", scrivono i magistrati. E proprio quei pantaloni abbassati sarebbere stati letali, giacché le avrebbero poi impedito di sfuggire al carnefice.

La foto scattata a Colle San Marco  - Incalzata dalle accuse della procura teramana, la difesa di Salvatore Parolisi, il caporal maggiore accusato dell'omicidio di Melania, tira fuori la foto scattata da un ragazzo il giorno dell'assassinio sul pianoro di Colle San Marco e che secondo i legali proverebbe la presenza di Parolisi in quel posto all'ora del delitto e non nella pineta di Ripe di Civitella, dove Melania è stata uccisa: "Quell'immagine l'abbiamo osservata attentamente e io resto dell'idea che sia impossibile identificare la macchina di Parolisi in quell'ombra scura", ha invece replicato uno dei pm.

Il dna nella bocca di Melania - Sul materiale genetico rinvenuto nella bocca della donna, la difesa ha arruolato uno dei più quotati genetisti forensi italiani: Emiliano Giardina dell'Università Tor Vergata di Roma. Per l'esperto: "L'affermazione secondo cui il contatto potrebbe essere avvenuto mezz'ora o un'ora prima del delitto non ha alcun fondamento scientifico. In genetica non si sa ancora quanto tempo debba trascorrere perché spariscono le tracce". Piuttosto, l'attenzione andrebbe spostata sul dna 'estraneo' trovato sotto l'unghia di Melania: "E' lì che in genere si trova la firma dell'assassino perché si presuppone che la vittima lotti contro il suo aggressore o che comunque abbia un contatto con lui", anche se -  per la Procura - Melania non avrebbe lottato.

I capelli di una donna -
"Sul corpo - ha detto inoltre l'avvocato di Parolisi, Nicodemo Gentile - sono stati trovati dei capelli di donna. La loro presenza è citata già nella richiesta di custodia cautelare fatta dalla Procura, dove non si specifica a chi appartengano. Da un primo esame effettuato, sembra che siano proprio femminili e che non appartengano alla vittima".

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