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Melania e i segreti di caserma Voleva parlare, l'hanno uccisa

La Procura di Teramo: la Rea minacciava Parolisi di rivelare le tresche e i metodi della caserma di Ascoli / LODI

Melania e i segreti di caserma Voleva parlare, l'hanno uccisa
Melania che aveva un segreto e minacciava di rivelarlo. L’assassino che dopo avere fatto scempio di lei, cancella tutti i messaggi memorizzati sul suo telefonino, lasciandone però due. Sms d’amore. Frasi indirizzate proprio al marito. Cioè all’uomo rinchiuso in cella, con l’accusa di essere il carnefice indifendibile, ma che non si decide a confessare. Da ieri sono due i Tribunali che lo considerano colpevole: prima quello di Ascoli che ha aspettato tre mesi prima di trascinarlo in prigione. Adesso quello di Teramo, competente per territorio, che per mano del gip Giovanni Cirino nella nuova ordinanza depositata ieri aggiunge nuovi dettagli. Precisi e sinistri. Particolari che farebbero ritenere il vedovo, Salvatore Parolisi, autore inequivocabile del delitto. Duecento pagine di accuse e particolari inediti: come la deturpazione del corpo senza vita della giovane e bellissima mamma di Folignano che, guarda il caso, coincide (nella sua macabra esecuzione) con l’accensione del telefonino di lei il 19 aprile (era stato spento dall’assassino subito dopo il delitto) e la cancellazione degli sms. Un’operazione eseguita dunque il giorno successivo all’omicidio, in un momento in cui Salvatore Parolisi non è rintracciabile. Si assenta per un’ora e non si sa dove si sia defilato, mentre squadre di uomini e cani affannati cercano Melania intorno al Pianoro. Esattamente su quei colli dove lui dice di averla vista allontanarsi, nonostante chi l’accusa resti invece convinto che lui e la moglie lassù non ci siano proprio mai arrivati.
Il gip Giovanni Cirino circostanzia fatti: come quell’abitudine di Salvatore Parolisi nello spegnere e accendere i cellulari con cruciale “tempestività”. Era successo anche il giorno della morte di Melania: intorno all’ora del delitto (14,30 - 14,50) il suo telefono è spento.
Lo riaccende alle 15. 26 e lo fa soltanto   un’ora dopo la scomparsa della moglie. «Troppo tardi», scrive l’accusa. Basta e avanza agli inquirenti per considerare anche questo gesto un indizio a suo carico. Lui riaccende il telefono e giusto un minuto dopo (quando arriva sul Pianoro) chiama Melania, nonostante lei sia ormai morta da circa un’ora. Chiama a vuoto e subito dopo dà l’allarme. Salvatore Parolisi ha ricevuto la seconda ordinanza nella cella del carcere di Castrogno (Teramo) dov’è stato trasferito sabato scorso. E ha fatto sapere che domani resterà muto davanti al giudice che si presenterà per l’interrogatorio di garanzia. «Parleremo davanti al Tribunale del riesame dell’Aquila», aggiunge il difensore Walter Biscotti. Intanto il gip rincara le aggravanti: omicidio volontario aggravato oltre che dal vincolo di parentela anche dalla «mancata difesa». Perché Melania Rea viene colpita alle spalle. Uccisa mentre è accucciata, con i pantaloni abbassati. Ma il fulcro che potrebbe dare impulso a ulteriori indagini è il nuovo movente: non più di natura passionale, secondo il giudice di Teramo. Salvatore Parolisi avrebbe piuttosto ucciso la moglie perchè era a conoscenza di un segreto su qualcosa che si era verificato dentro la caserma di Ascoli Piceno, dove lui addestrava soldatesse.  Tant’è che Giovanni Cirino, discostandosi in parte dalla ricostruzione fatta dalle procure di sia di Ascoli sia di Teramo, ha ordinato nuovi accertamenti sui tabulati e sul cellulare di Melania. È lì che va cercata la causa scatenante la furia omicida.  Qualcosa che Melania deve avere riferito al marito di sapere e minacciato di rivelare.
Lui legge la nuova ordinanza, scuote la testa, si prepara al silenzio e riceve lettere da tante fan. Buone samaritane che si dicono affascinate, innamorate e propense a dispensare sentimenti salvifici. Sia che il vedovo sia innocente oppure colpevole.

di Cristiana Lodi

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Commenti all'articolo

  • roda41

    04 Agosto 2011 - 16:04

    non regge.Una scusa per spiegare il presunto allontanamento della donna.poi LE FERITE ale spalle come sono? giustificano di essere state date ad una accovacciata? e appunto,la vescica era piena,nel terreno c'era traccia di urina? I pantaloni sono stati abbassati apposta per giustificare il bisogno fisiologico per cui si sarebbe allontanata ,o per far credere a un maniaco ,o per impedirle di scappare.Insomma questa bellissima,giovane donna ,è stata proprio sfortunata a incontrare quest'uomo .

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  • roda41

    03 Agosto 2011 - 23:11

    Se Melania voleva parlare,chi lo sapeva? solo il marito in primis !che poi, se era impelagato in losche cose,ne avrebbe parlato proprio con Melania,che sapeva decisa e aggressiva? e caso mai,chi se non lui,avrebbe riferito a terzi,che la moglie era decisa a parlare? Per me non regge.E nessuna delle amiche,ha raccolto confidenze della povera Melania,in tal senso:Per me non regge! Nel caso,voleva riferire ai superiori le arti amatorie del marito,ma capirai,in quel bordello,se era una novità!

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  • lumaca

    03 Agosto 2011 - 23:11

    A me non convince questa cosa dei pantaloni abbassati...noi donne prima di uscire di casa, andiamo in bagno, ci spazzoliamo i capelli e ci sistemiamo. Lei era appena uscita, quindi presumibilmente aveva già fatto le sue cose, e poi...ma ve la immaginate una bella e giovane signora di classe come Melania che si abbassa i pantaloni vicino ad un chiosco per fare i suoi bisogni??? Mah...io non ci posso credere; tanto più che c'era anche un bar li vicino, no? Bisognerebbe verificare se c'era traccia di urina sul terreno...oppure se aveva ancora la vescica piena. Altrimenti questa storia non regge....

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  • boss1

    boss1

    03 Agosto 2011 - 17:05

    lo avevo scritto ieri che per me bisogna indagare in caserma che parolisi per me non è l'assasino ma lo conosce e forse era anche presente, che lui è coinvolto in affari troppo grossi per lui butto a caso 2 ipotesi droga ?armi? presto la verità verra a galla.

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