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Delitto Rea, droga e satanisti: tutte le ragioni per uccidere

Pm e Ris prelevano tracce nell'appartamento del vedovo. Indagini fra le reclute a caccia di droga e spunta anche la pista esoterica

Delitto Rea, droga e satanisti: tutte le ragioni per uccidere
Salvatore Parolisi che in solitudine grida la sua innocenza, mentre tace davanti al secondo giudice che lo accusa. Lo abbiamo visto più volte avviarsi verso le caserme di Ascoli e Napoli, nei giorni e nelle notti degli interrogatori interminabili, quando il vedovo era un testimone ancora in vena di fornire dettagli. Perfino non richiesti.  E poi lo abbiamo guardato camminare deciso verso il Tribunale, quando da accusato, ha inaugurato un mutismo divenuto ostinato. Salvatore Parolisi che alla luce del sole non scordava mai gli occhiali della sua Melania, adesso è un soldato senza uniforme. Almeno per un po’. È un militare detenuto che dietro alle inferriate si è portato lo stesso coraggio indossato per le missioni: Kosovo, Afghanistan.
Lo accusano di avere commesso il crimine dei crimini: omicidio. Con tutto il corollario e la ferocia che generalmente caratterizzano questa tipologia di reato. Sarebbe l’assassino della moglie, il mostro che per depistare le indagini è addirittura tornato a infierire sul corpo senza vita di lei. Facendone scempio. Per far credere che l’omicida fosse un orco e non un agnello. Contemporaneamente, lui, era l’uomo che piangeva davanti alle tv e gridava la sua innocenza e sorrideva davanti alle foto che ripercorrevano il suo passato. Lo abbiamo visto così, dal giorno del delitto a oggi. E forse lo immaginiamo in tanti altri modi. Come marito, come padre, come soldato e come un respingente dongiovanni, davanti al fatto di morte. La piazza si interroga e aspetta di vedere il finale; anche se la sua sentenza di condanna l’ha già pronunciata. Per i cronisti, questa storia, è un chiodo fisso. Fa impennare l’audience e fa vendere copie. Ma una volta finito di scrivere, l’interrogativo resta. Sarà davvero lui il colpevole? A leggere le due ordinanze firmate da due diversi magistrati, emerge una sfilza di indizi che metterebbero paura a chiunque.
A cominciare dal fatto che non solo l’indagato non ha un alibi, ma anche che nei momenti del delitto lui era accanto alla moglie assassinata. E non sul colle dove sostiene di averla vista andare via, senza più tornare. Tutto il resto viene da sé: i tradimenti, i messaggi rintracciati su Facebook e quelli misteriosamente cancellati dal cellulare della defunta: da lui stesso probabilmente, quando è tornato a deturparne il corpo, invece di partecipare alle ricerche. A leggere le carte, insomma,  sembra che tutto converga sul vedovo.
Anche se non si capisce perché il giudice diventato competente per territorio, contraddica il collega “incompetente”, riguardo il movente. Secondo il primo: gip di Ascoli, Salvatore Parolisi ha ucciso la moglie per questioni sentimentali e tensioni legate alle sua seriale attività fedifraga. Per il secondo, gip di Teramo, la causa sarebbe da ricercare in un ricatto imbastito dalla vittima. Un segreto inconfessabile che Melania Rea si apprestava a rivelare. Forse legato al mondo della caserma dove il marito presunto assassino addestrava soldatesse. O forse tutto ruoterebbe intorno ad affari di spaccio e messe nere. Ci mancava Belzebù a complicare le cose. Del resto, lo stesso Parolisi, nel corso delle prime audizioni aveva riferito circostanze del genere agli inquirenti.
Sarà così? Di certo il caporalmaggiore aveva fornito anche altre indicazioni nel tentativo di “aiutare” a suo modo le indagini. Informazioni sgangherate, del tipo: guardate a casa del nostro vicino perché spiava mia moglie ogni volt in cui si affacciava al balcone. E ancora: dov’è finita la collana che le avevo regalato? Forse è stato un omicidio per rapina. La collana era a casa e il vicino pure, nell’ora del delitto.
Restano due giudici e due moventi diversi. Per avvalorare l’ultimo in ordine di tempo, ovvero i giri oscuri all’interno della caserma Clementi di Ascoli Piceno, ieri è stata fatta una lunga perquisizione alla presenza del magistrato. Mentre il Ris ha setacciato l’appartamento di Folignano (Ascoli), dove Salvatore Parolisi ha abitato con la moglie e la figlia di diciotto mesi. Gli scienziati in divisa sono entrati con i cani antidroga e hanno repertato tracce “importanti” che saranno analizzate nei laboratori di Roma. È chiaro che i pm di Teramo Davide Rosati e Greta Aloisi, seguono l’indirizzo tracciato dal gip nella seconda ordinanza, scopo: tentare di cristallizzare il nuovo movente ipotizzato. Ci fossero prove schiaccianti, forse, questo ulteriore passo non sarebbe così indispensabile. In questo caso, l’assassino stesso schiacciato dall’evidenza potrebbe dire perché ha ammazzato. Invece il vedovo Parolisi tace.
Mentre Melania, bellissima mamma uccisa a 29 anni, resta la più dimenticata di questa storia nera.

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Commenti all'articolo

  • Era

    17 Agosto 2011 - 11:11

    Una delle ipotesi è quella del traffico internazionale di eroina dall'Afganistan. Traffico gestito dai militari paracadutisti della Folgore. Ci sono arresti nella caserma di Livorno e testimonianze di questi traffici. Si allungano ombre sulle nostre Forze Armate. Si sapeva di stupri e violenza. Di civili uccisi e/o torturati. Ora eroina. E anche miniere di diamanti. Il tenente colonnello Cristiano Congiu ucciso in Afganistan voleva comprare una miniera di smeraldi durante la sua ultima missione.. Troppe ombre. E troppi morti.

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  • bellissimo

    06 Agosto 2011 - 14:02

    Io non so se Parolisi sia colpevole,però capisco che paghiamo molte tasse anche per mantenere caserme di questo genere.Mi domando dove sono i vari comandanti in capo ed i responsabili diretti.Se non funziona una caserma che altro deve funzionare?

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  • ricfra42

    05 Agosto 2011 - 22:10

    A mio avviso i silenzi di Parolisi di fronte ai Magistrati sono indice della sua colpevolezza. Infatti se non fosse l'omicida di sua moglie dovrebbe collaborare con i Magistrati per fornire più elementi possibili per l'individuazione dell'omicida.Al limite dovrebbe parlare più dei Magistrati stessi per fornire loro indizi e pervenire celermente all'individuazione dell'omicida.Invece tace. Inoltre mi ha colpito la sua andatura con mani in tasca e la sua deambulazione quasi distratta mentre si trovava sul luogo del delitto con gli inquirenti. In sintesi, Parolisi non ha proprio l'atteggiamento di una persona alla quale hanno ucciso la moglie e che si adopera in tutto e per tutto per risalire al colpevole del delitto.

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  • roda41

    05 Agosto 2011 - 20:08

    sugli specchi,perdendo solo tempo.

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