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Razzismi Solo critiche all'Abatantuono leghista Però gli immigrati servono ma i veneti di più

Critiche al film "Cose dell'altro mondo" con Diego-paròn intollerante. E chi difende gli imprenditori del Nord Est?

Razzismi Solo critiche all'Abatantuono leghista Però gli immigrati servono ma i veneti di più
E se invece degli immigrati scomparissero i veneti?  Se al posto degli stranieri che - vuole il luogo comune buonista - tengono in piedi l’economia del Nord, un mattino ci ritrovassimo senza gli imprenditori grandi e piccoli, i tanto odiati padroncini muniti di fabbrichetta? Verrebbe da chiederlo a Francesco Patierno, regista di Cose dell’altro mondo, film con      Diego Abatantuono in uscita il 3 settembre di cui sono già comparsi i manifesti per le strade e il trailer su internet e televisioni e che da un paio di giorni monopolizza la polemica sui quotidiani. Smessi i panni esilaranti del terruncello, Abatantuono indossa quelli dell’imprenditore Libero Golfetto, il quale dal pulpito di una televisione locale inviata gli stranieri a levarsi dalle balle.   Un personaggio che, per stessa ammissione del regista, è costruito sulle figure di Giancarlo Gentilini, già sindaco sceriffo di Treviso e Piergianni Prosperini, ex assessore lombardo celebre per le sue intemerate televisive sul rimpatrio forzato («Camel e barcheta e te turnet a ca’») oltre che per i guai giudiziari.

Nell’anticipazione visibile su internet i modelli sono evidenti: Diego s’incazza con «i fondamentalisti islamici, coi fancazzisti albanesi, coi singari». E conclude: «Prente il cammello e tornate a casa».  Ieri, in un’intervista al Fatto, il regista Patierno ha spiegato di aver incontrato sia Prosperini che Gentilini. Il primo gli ha dato il permesso di ispirarsi alla sua augusta figura («Basta che non mi fai passare da pirla»), l’altro gli avrebbe confessato: «Senza extracomunitari andemmo tutti a puttane».   
Il governatore del Veneto Luca Zaia, il sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo (che ha negato il permesso di girare scene in città)  e il deputato leghista Massimo Bitonci (autore di una interrogazione parlamentare), i quali appena hanno sentito parlare del film si sono imbufaliti, in realtà hanno sbagliato  bersaglio. Non dovevano prendersela con la rappresentazione caricaturale dei veneti e dei leghisti, che è cosa diffusa e ormai stantìa.
Dovevano arrabbiarsi invece con l’idea che, dissolti gli stranieri, la loro terra si sarebbe bloccata. L’idea infatti è che gli immigrati siano indispensabili in quanto svolgono  lavori che gli italiani rifiutano, dunque senza di loro il Paese crollerebbe. Non solo: poiché essi sono capaci di integrarsi bene, ne sentiremmo la mancanza anche sotto il piano affettivo. Lo stesso pensiero che il regista Patierno attribuisce a Gentilini.

Permetteteci però una modesta riflessione.   Se sparissero di colpo i veneti, dove lavorerebbero gli immigrati? Pensate che cosa sarebbe quella regione senza Renzo Rosso di Diesel, Leonardo Del Vecchio di Luxottica, i Benetton. E poi ancora Stefanel, Tomat, Zonin... L’elenco è infinito. Come sarebbero l’Italia senza di loro?  Dove dovremmo sbattere la testa per racimolare il Pil perduto?
Quella dell’industrialotto con l’anello al naso interessato solo agli schei è una favoletta divertente, ottima per gli sbertucciamenti di Abatantuono. Il quale ieri spiegava: «Non è certo discriminando che si risolvono i problemi ma integrando e andando incontro agli immigrati. Bisogna gestirli. Abbiamo problemi di occupazione ma oggi ci sono dei lavori che gli italiani non vogliono più svolgere ormai da tanti anni. I nostri genitori hanno faticato per spingerci verso lavori meno umili e per questo sono arrivati loro, gli immigrati, per svolgere quei lavori che comunque vanno svolti. Non credo che, se se ne andassero, i nostri connazionali vogliano riprendere quelle occupazioni».

Ma perché a nessuno viene in mente che gli stranieri possono lavorare proprio perché gli italiani hanno creato i posti e la ricchezza?  Sarebbe carino spiegare che al Nord non ci sono razzisti che li odiano in quanto “diversi”, ma esiste un tessuto sociale e produttivo che li ha sempre accolti nel migliore dei modi (e infatti, proprio in Veneto, la convivenza funziona). Prima di esprimere valutazioni sul film  aspettiamo di vederlo al cinema. Per ora registriamo la polemica e qualche sensazione sgradevole. La trama, per esempio, ci ricorda molto quella di Un giorno senza messicani, pellicola del 2004 diretta da Sergio Arau. Ambientato in California, immagina la sparizione improvvisa dei latinos, con conseguente paralisi dello Stato. L’altra sensazione riguarda la diffidenza verso gli imprenditori. Alcune riviste specializzate segnalano che il film di Patierno ha percepito 1 milione e 300 mila euro di finanziamenti pubblici. Andatelo a chiedere ai veneti, quanto li aiuta lo Stato. Sparissero loro, forse ci scorderemmo di regalare tanti soldi al cinema.

di Francesco Borgonovo

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Commenti all'articolo

  • blues188

    08 Agosto 2011 - 13:01

    Il miglior attore, il massimo dell'espressione artistica, un divo che tutto il mondo ci indivia.. ehm ci invidia. Inarrivabile nelle sue ciarlatanerie immonde.

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  • franziscus

    08 Agosto 2011 - 12:12

    perchè dovrei perdere soldi e soprattutto tempo per vedere delle cavolate ? Preferisco andare in montagna e godermi lo spettacolo della natura, che non delude mai.

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  • roda41

    08 Agosto 2011 - 10:10

    degli italiani e sono più schiavetti di loro,senza molte pretese ,per necessità:non so quanto gli italiani schifino fare raccolte di mele pomodori o che altro,ma un pò di puzzetta al naso per certi lavori francamente mi pare l'abbiano.E molti figli di contadini proseguono gli studi,oggi.

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  • poldo12

    08 Agosto 2011 - 09:09

    Un altro buon motivo per non dare il voto a questa sinistra, odiosi e odianti come nessuno.

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