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"Ecco come ho ucciso Yara": l'ultima lettera di un folle

L'Eco di Bergamo riceve una nuova missiva anonima: è stata trasmessa ai Ris. Pm della Procura Bergamo: "Archiviazione per Fikri"

"Ecco come ho ucciso Yara": l'ultima lettera di un folle
Nel caso di Yara Gambirasio fa capolino una nuova lettera anonima: la missiva, tra le molteplici che sono state fatte recapitare agli inquirenti dal giorni in cui era scomparsa la ragazzina di Brembate Sopra, contiene una confessione anonima. "Io ho uccio Yara, ecco come ho fatta", si legeg. La lettera, secondo quanto si è appreso, è scritta su due facciate di un foglio A3 con un normografo, ed è stata recapitata all'Eco di Bergamo. La busta reca il timbro del centro meccanografico Posta di Genova. Il quotidiano ha consegnato la lettera ai carabinieri i quali, su disposizione del pm Letizia Ruggeri, l'hanno trasmessa ai Ris di Parma.

Risultati autopsia - Dalla scomprsa di Yara sono state oltre 200 le telefonate anonime di persone che davano suggerimenti o fornivavno presunte 'rivelazioni'. Inoltre sono state moltissime le lettere che hanno fornituo fiumi d'inchiostro di indicazioni senza alcun riscontro reale. Nel frattempo si è appreso dai risultati definitivi dell'autopsia sul corpo della giovane che sarebbe morta di freddo e stenti nel gelo di fine novembre, mentre il suo corpo era stato lasciato nel campo tra i capannoni di Chignolo d'Isola. In definitiva, la morte della 13enne sarebbe stata provocata da una serie di fattori: la ferita alla tesa, le coltellate e l'insufficienza respiratoria dovuta alla pressione sul collo oppure a un grumo nelle vie respiratorie. Nessuna delle singole ferite è stata di per sè mortale.

Chiesta archiviazione per Fikri - Infine, martedì 9 agosto, il pm della Procura di Bergamo, Letizia Ruggeri, ha depositato la richiesta di archiviazione del fascicolo relativo a Mohammed Fikri, fermato ai primi di dicembre perché sospettato di aver avuto un ruolo nella scomparsa di Yara. Fikri, bloccato mentre era in viaggio su un traghetto diretto a Tangeri, era stato rilasciato dopo due giorni, perché fu accertato che il tutto si era basato su un errore di traduzione di una sua telefonata. Dopo allora il giovane, che aveva lavorato nel cantiere del centro commerciale di Mapello per mesi al centro delle indagini, ha trascorso l'inverno in Marocco per poi tornare a Montebelluna, in Veneto, dove ha ripreso la sua vita normale. Sulla richiesta del pm deciderà a giorni il gip. Il marocchino è finora l’unico a essere stato iscritto nel registro degli indagati per il rapimento e l’omicidio di Yara. Complessivamente sono oltre 4mila le persone coinvolte nell’indagine dal punto di vista della verifica dei dati: a tutti è stato prelevato un campione di Dna per confrontarlo con quello trovato sul cadavere della ragazzina di Brembate Sopra (corrispondente a quello di un "maschio bianco", al 60% nel Norditalia, al 40% dell’Est Europa). Un’ampiezza di dati tra prelievi e confronti di Dna, intercettazioni, interrogatori, rilievi tecnici e telefonici da rappresentare un caso unico. Un numero così alto di dati non era stato raggiunto nemmeno nelle indagini di mafia.

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Commenti all'articolo

  • 7ernesto

    10 Agosto 2011 - 17:05

    Quanti casi non vengono risolti in Italia. Basta fare delle lungaggine, creare commissione d'inchiesta, indagini andate a vuoto ed altro. Ma non importa siamo i campioni del mondo. Che vergogna. L'Italia e' diventata il rifugio dei delinquenti, tanti non gli fanno niente. Che vergogna.

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  • domino65

    09 Agosto 2011 - 22:10

    Finchè le indagini saranno in mano a quel magistrato la povera Yara non avrà mai giustizia!

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  • roda41

    09 Agosto 2011 - 22:10

    solo di non incontrarli.

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  • Lupetto99

    09 Agosto 2011 - 14:02

    Povera Yara, che mondo di merda è questo. Non si ha rispetto nemmeno per la morte di una ragazzina. Vergogna, vergogna , vergogna.

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