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Bisignani verso il carcere Spunta l'associazione a delinquere

Inchiesta P4, Luigi, Papa e La Monica avrebbero messo in piedi un'associazione per commmettere reati contro la pubblica amministrazione e contro l'amministrazione della giustizia

Bisignani verso il carcere Spunta l'associazione a delinquere
Si aggrava la posizione dei principali accusati nell’ambito della P4. Per il Tribunale del Riesame di Napoli c’è anche il 416, reato di associazione a delinquere, architrave dell’intera impostazione accusatoria dei pubblici ministeri che indagano sulla vicenda.  Alfonso Papa, il deputato Pdl già in carcere a Poggioreale, fa sapere tramite il suo legale, Giuseppe D’Alise, che se l’aspettava. Gli hanno già negato la scarcerazione due volte, «era intuibile che avrebbero accolto l’appello del pm», ha dichiarato l’avvocato. Custodia cautelare in carcere anche per l’uomo d’affari Luigi Bisignani, che finora era ai domiciliari. Mandato d’arresto per il carabiniere Enrico La Monica (latitante in Senegal).

Il Riesame ha quindi accolto il ricorso dei pm John Henry Woodcock e Francesco Curcio, contro la decisione del gip Luigi Giordano, che all’inizio non aveva ravvisato l’associazione a delinquere. I tre, secondo i pubblici ministeri, avrebbero messo in piedi un’associazione  con l’obiettivo di commettere un «numero indeterminato» di reati contro la pubblica amministrazione e contro l’amministrazione della giustizia, turbando così «il buon andamento delle istituzioni dello Stato». Il Riesame aggrava la posizione di Papa (già dentro per concussione, favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio) e di Bisignani, accusato di favoreggiamento. La custodia in carcere è però sospesa in attesa della Cassazione. Su Papa, inoltre, se l’ordinanza dovesse superare gli altri gradi di giudizio, sarà necessaria una nuova pronuncia del Parlamento, dopo il via libera del 20 luglio con cui la Camera ha consegnato il deputato ed ex magistrato al carcere. 

Per l’accusa si tratta di una sorta di «intelligence parallela», ben oliata e in funzione da anni con l’obiettivo di mettere le mani sulle notizie giudiziarie riservate per acquisire credito con i potenti e ricattare gli imprenditori. Un sistema che aveva rapporti con enti e istituzioni che «svolgono un ruolo centrale nella vita di uno stato democratico»: governo, Rai, società controllate dallo Stato, parlamentari e ministri, servizi segreti. Un «sistema criminale creato», secondo la procura, da Papa e Bisignani, con la collaborazione di La Monica. «Quasi un anno di serrata attività investigativa», hanno scritto Curcio e Woodcock nell’ordinanza, ha consentito di raccogliere un «quadro indiziario di straordinaria gravità» nei confronti dei tre indagati. Che respingono le accuse e aspettano di leggere le motivazioni del Riesame. Nella sua ordinanza, oltretutto, proprio il tribunale del Riesame ha accolto anche la richiesta contenuta nel “capo B” presentato dai  pm, tentativo di corruzione -  ma solo nei confronti di Bisignani e Papa - e quella nel “capo V”, ricettazione delle schede telefoniche, per tutti e tre.

di Brunella Bolloli

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Commenti all'articolo

  • bruno osti

    11 Agosto 2011 - 17:05

    Maldestro! Primo, perché Bassolino non è sindaco di Napoli; secondo, a carico della Iervolino non ci sono reati: ne sei forse a conoscenza?

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  • grandioso

    10 Agosto 2011 - 13:01

    Se Bisignani ha delle colpe è giusto che paghi; la sola giustizia a due velocità. Che fine hanno fatto i distruttori di napoli Bassolino e la Iervolino: se non vado errato sono diversi i capi di imputazione, anche pesanti, a loro carico: perchè i giudici non ne richiedono l'arresto? Alberto

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